Sesto Rapporto ADePP: professionisti, si arresta caduta dei redditi

Presentato il VI rapporto AdEPP sulle libere professioni e sulla previdenza privata

AdEPP

Il numero degli iscritti AdEPP al 2015 è pari a circa 1.489.000 unità, con un aumento percentuale del 21,59% tra il 2005 e il 2015: questo il quadro emerso dalla presentazione del sesto Rapporto dedicato a libere professioni ed enti di previdenza privata. “È la fotografia di un Paese sempre più diversamente giovane – ha commentato  nel corso della presentazione Alberto Oliveti, presidente dell'Associazione degli enti di previdenza privati – Dai nostri dati vediamo che il numero dei professionisti aumenta non per via dei nuovi ingressi, che infatti sono diminuiti, ma per la permanenza al lavoro dei più anziani. È positivo invece il dato sulle donne professioniste, la cui percentuale aumenta, anche se lentamente”.

Aumentano contributi e prestazione - Nel 2015, gli Enti Previdenziali hanno raccolto più di 9 miliardi di Euro di oneri contributivi (+2%) e pagato oltre 5,9 miliardi di euro di prestazioni (+4,6%).  “Il rapporto positivo contributi/prestazioni è un indice di tenuta previdenziale – sottolinea il presidente AdEPP – Nonostante i due parametri si stiano avvicinando, va comunque sottolineato che la distanza è ancora di garanzia”.

Caduta dei redditi -  Molto rilevante il decremento 2005-2015 in termini di redditi reali (-18.04%); il valore 2014-2015 in termini nominali è invece prossimo allo zero (-0,3%) e comunque più contenuto se confrontato con il trend riscontrato nel periodo 2005-2015 (si evidenzia che la variazione media annua tra il 2010 - primi impatti della attuale crisi- e il 2015 è di circa il 2%). Nonostante il dato riferito al 2015 sia ancora una stima del reddito effettivamente dichiarato, la variazione percentuale registrata tra il 2014 e il 2015 può essere letta come un primo segnale di una progressiva uscita dalla crisi.  “Si è quasi fermato il calo dei redditi – commenta Oliveti –. Vi è però diversità anche sostanziale tra categorie e categorie, restano sempre evidenti i gap di genere, generazionali e geografici”  Per poter tornare agli stessi livelli di benessere del 2010, che di fatto coincide con l’anno di inizio della crisi del settore professionale, è necessario un percorso di ripresa costante e duraturo. Iln particolare, il Centro Studi AdEPP ha calcolato come, sempre prendendo a riferimento i redditi nominali, e ponendo come ipotesi una crescita annua pari all’1%, sarebbero necessari circa 9 anni per poter riassorbire gli effetti della crisi[1]. 

Welfare -  Molto interessante anche il riscontro sul tema del welfare: mentre continuano a crescere le indennità di maternità e le prestazioni a sostegno degli iscritti, decrescono le prestazioni a sostegno della professione e crollano i prestiti agevolati e i mutui messi a disposizione dagli Enti di previdenza, anche per via dei bassi tassi di interesse del mercato. Aumentano considerevolmente gli ammortizzatori sociali, tipologia di  prestazione che riveste un ruolo fondamentale per il settore dei giornalisti. Infatti, tale voce include esclusivamente le prestazioni erogate dall’INPGI, ente che gestisce unitariamente, in regime sostitutivo e con regolamentazione autonoma, tutte le forme assicurative obbligatorie di previdenza ed assistenza a favore dei giornalisti professionisti e dei familiari aventi diritto, ivi incluse le prestazioni relative al trattamento in caso di disoccupazione involontaria e indennità cassa integrazione e mobilità contratti di solidarietà. 

“Destiniamo al welfare la stessa somma che lo Stato ci prende in tasse secondo modalità che non ha equivalenti con gli altri nostri competitor europei – rilancia Alberto Oliveti –. Mezzo miliardo che potremmo destinare ai giovani nel rispetto della nostra vocazione solidale”.

[1] Per una questione di comparabilità, la stima in questione dovrebbe essere condotta sul reddito medio AdEPP depurato dagli effetti derivanti dall’ingresso nel collettivo (nel 2013) degli avvocati precedentemente iscritti obbligatoriamente alla Gestione Separata dell’INPS. Non è stato possibile depurare la serie storica dei redditi medi dagli effetti di cui sopra.

15/12/2016

 

 

 

 
 
 

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