Casse di previdenza: tesori, tesoretti e giovani disgrazie

Casse di previdenza: fotografia dell'attuale stato della previdenza per i professionisti 

Alessandro Bugli - @a_bugli

Liberi professionisti, professionisti quasi liberi o professionisti nient’affatto liberi che siano, questa grande coorte è magmatica, interessante, in crescita e, sempre più, squattrinata.

Più che ai professionisti, però - considerati da molti: furbi, privilegiati e portati geneticamente a evadere - la nostra cronaca economica sembra più interessata a capire se e come i loro forzieri stipati nelle Casse di previdenza possano o avrebbero potuto essere utilizzati per rinvigorire Atlante nel compito  di sostenere la volta “bancaria” celeste del Paese (mai nome fu più azzeccato per i due noti fondi: per Atlante, in mitologia, il sostegno della volta celeste non era un merito, ma una severissima punizione alla quale tento pure di sottrarsi).

Il dubbio sull’opportunità di impegnare i risparmi previdenziali dei professionisti in questa nobile ma perniciosa opera, secondo le medesime cronache ha risvegliato il caro vecchio adagio del bisogna fondere e concentrare gli enti di previdenza dei professionisti per renderli resistenti ai segni dell’età.

Resistendo (a fatica) alla tentazione di gettarmi nel dibattito – impegnativo e spesso infruttuoso quanto dialogare delle mezze stagioni, oramai, purtroppo, andate – proviamo a offrire una foto dello stato della previdenza dei professionisti (facendo esclusione di ONAOSI, vista la sua funzione squisitamente assistenziale).

Quanti professionisti sono iscritti alle Casse di previdenza private e privatizzate?

Per il 2015 sono 1.614.839 rispetto ai 1.606.564 del 2014. La Cassa con più iscritti è ENPAM, l’ente previdenziale dei medici.

Quanti sono i pensionati a fronte degli iscritti?

Sono 389.697. Nel 2014 erano 376.494, con un rapporto attivi/pensionati che si riduce dal 4,26 del 2014 a un buono, seppur più modesto, 4,14 odierno. In soldoni, un pensionato ogni quattro lavoratori, con conseguenti entrate, maggiori delle uscite, anche se il gap tende a restringersi, aumentando più rapidamente il costo per prestazioni, rispetto a quello in entrata per contributi. A guidare la classifica per numero di pensionati svettano di gran lunga ENASARCO e ENPAM.

Le Casse di previdenza hanno accumulato risparmio o sono in perdita?

Ad oggi le Casse di previdenza, complessivamente considerate, hanno un patrimonio netto di 56 miliardi di euro e un attivo di 69,9 miliardi. La crescita media del patrimonio netto delle medesime Casse è stata del 7,1% e ben 12 Casse su 20 hanno conosciuto un incremento del patrimonio superiore all’8% (ENPAPI in testa con un notevole + 27,16%).

Ora, non v’è dubbio che quasi 70 miliardi di euro attirino l’attenzione di tanti. Andando per confronti, la manovra finanziaria per il 2017, tutta fatta e finita, dovrebbe interessare non più di 27 miliardi. La stessa attenzione, però - a costo di esser banali e ripetitivi - deve essere posta alla natura di quelle risorse, destinate a essere utilizzate per erogare prestazioni assistenziali e pensioni ai liberi professionisti iscritti alle stesse Casse di previdenza.

Così, se da un lato investirne una parte degli attivi nell’economia “reale”, magari ancor più di oggi (con certe regole e garanzie) può essere ragionevolmente il volano per aumentare il ritorno in termini di maggior lavoro e fatturato degli iscritti stessi, con contestuale, virtuoso, incremento delle contribuzioni, di converso, concentrare troppo il rischio sul Bel paese o investire in strumenti di cui si dubita della profittevolezza, rischierebbe di esser letto come il tradimento del mandato che i professionisti hanno dato agli organi di amministrazione e controllo delle Casse stesse.

Volendo rivitalizzare uno dei temi di confronto, perché non provare a concentrarsi su cosa fare in più per le giovani generazioni di professionisti, la cui prospettiva professionale e economica non è certamente quella di chi li ha preceduti, trovandosi - molti di questi – dopo anni di studio e investimenti delle loro famiglie, a dover combattere (a volte inutilmente) per sbarcare il lunario. Il reddito di un professionista di 35 anni, stando ai dati reperibili, non supera in media i 18 mila euro lordi annui.

La risposta passa certamente, come si è già fatto, per la riduzione del carico fiscale per i singoli e per interventi diretti delle Casse sulla loro platea di riferimento, ma ancora tanto è ancora da fare e da farsi, tanto più – se, come da più voci si sente – l’idea è anche quella di garantire una piena sostenibilità dell’intero complesso delle Casse di previdenza private, quando i giovani d’oggi tenderanno a divenir maturi e il numero di pensionati crescerà sensibilmente.

Al contrario, la risposta non sembra risiedere nell’inasprimento della tassazione sui risultati di investimento dei contributi pensionistici; contributi versati obbligatoriamente dai professionisti e che le Casse devono necessariamente investire per pagare le future pensioni (che bella fregatura!), tanto più che la pensione che si otterrà non mi pare risulti essere erogata esentasse. A dire il vero, forse, di tale imposta sulle Casse di previdenza potremmo farne utilmente a meno, stante anche il pesante fumus di incoerenza con l’intero assetto costituzionale. 

18/10/2016

 
 

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