La congiuntura perfetta: normativa e mercato rilanciano il real estate

Normativa e mercato alla base del rilancio del real estate: ecco come i suoi caratteri attirano gli investitori previdenziali

Centro Studi e Ricerche - @ItPrevidenziali

Nel quadro attuale caratterizzato da mercati instabili e scarsi rendimenti, il real estate si candida a ricoprire un ruolo da protagonista agli occhi degli investitori istituzionali italiani. Dopo la pesante crisi avvertita negli anni scorsi, infatti, il mercato immobiliare italiano appare in ripresa, come confermano i volumi relativi alle transazioni di immobili non residenziali, che nel 2015 hanno raggiunto 8,1 miliardi di euro (+52,8% rispetto al 2014), la forte risalita dei prezzi degli immobili dopo i minimi registrati gli anni passati, e infine il numero di mutui erogati, raddoppiati rispetto allo scorso anno.

Anche in prospettiva, questo trend particolarmente vivace che caratterizza il real estate, sembra destinato a protrarsi: come rilevato dall’indagine annuale di Itinerari PrevidenzialiLivelli di soddisfazione e prospettive su performance, investimenti, diversificazione dei patrimoni degli investitori istituzionali italiani e rapporti con gestori e advisor”, se si guarda alla domanda futura di strumenti finanziari espressa da enti e fondi previdenziali, ben il 43,6% ha intenzione nei prossimi anni di investire in fondi immobiliari; soltanto i fondi di private equity dimostrano un potenziale maggiore.

Ma perché il real estate?

Un autorevole player del mercato come Paolo Scordino, direttore dello sviluppo del mercato di IDeA FIMIT sgr, sottolinea come “il vero cambio di mentalità in questi tempi incerti è la capacità di essere flessibili e di sapere adattare i prodotti alle mutevoli condizioni di mercato e alle esigenze degli investitori. Nel settore immobiliare, in particolare, accanto ai prodotti tradizionali, ve ne sono altri di grande interesse, per la loro capacità di produrre flussi costanti di liquidità, da distribuire attraverso dividendi stabili nel tempo. Caratteristica molto più attraente soprattutto in questa fase del ciclo, caratterizzata da bassa inflazione, dove il settore immobiliare non punta più solamente alla mera rivalutazione degli immobili nell’ottica della  loro vendita”.

A ben guardare, in effetti, sono vari gli elementi a conferma della sempre più forte attrattività del real estate, specie tra gli enti previdenziali. Aggiunge in proposito Scordino: "Penso al quadro normativo che consente di ampliare il ventaglio di strumenti e prodotti a disposizione di investitori di medio lungo termine, incrementando l’esposizione indiretta verso il settore immobiliare attraverso l’investimento in Fondi/strumenti classificati come non real estate e permettendo, al contempo, di mitigare il rischio intrinseco attraverso l’attenta diversificazione del portafoglio e l’adeguata copertura con garanzie reali". Il riferimento è anche ai caratteri intrinseci dell’asset immobiliare, con la sua naturale vocazione a produrre dividendi e cash flow stabili, prevedibili e di lungo periodo, bassa volatilità e scarsa correlazione con i principali mercati finanziari, ne fanno un comparto assai allettante per la platea degli investitori istituzionali. Si pensi infine al quadro di contesto attuale, che vede le banche alle prese con la necessità di gestire i prestiti di dubbia esigibilità per evitare di dismetterli a forte sconto, e che rappresenta un ulteriore contributo al rilancio del settore agli occhi degli investitori.

Le premesse, insomma, ci sono tutte per consolidare la “nuova stagione” del real estate agli occhi degli investitori previdenziali.

21/11/2016 

 

 
 

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