Fondazioni di origine bancaria alla ricerca del rendimento

Rendimento netto del patrimonio pari al  4,99% annuo (su un arco temporale di 16 anni) per le fondazioni di origine bancaria: il punto su tipologia e diversificazione degli investimenti 

Edgardo Da Re - Andrea Girardelli

Da quanto risulta dall’analisi condotta sui bilanci delle fondazioni bancarie dal 1999, anno di emanazione del decreto 153 dell’allora ministro Ciampi che dettava i tempi per le dismissioni della partecipazione di controllo nella società bancaria conferitaria,[1] il rendimento netto del patrimonio di questo gruppo di investitori istituzionali è stato del 4,99% annuo su un arco temporale di 16 anni.

Se la parabola dei talenti ha ancora una sua validità, non si può certo dire che le fondazioni non ne abbiano rispettato il messaggio. Il grafico che segue riporta l’andamento delle erogazioni tra il 2000 e il 2015 compresi.

Fondazioni di origine bancaria, andamento delle erogazioni tra 2000 e 2015

 

Nella tabella successiva è spiegato il processo di calcolo che porta al rendimento del 4,99% composto annuo indicato sopra. Le erogazioni annuali ed il valore del patrimonio al 31 12 2015 sono stati attualizzati, uno ad uno, ad un tasso che riportasse la somma dei valori indicati anno per anno al valore del patrimonio netto di cui le fondazioni disponevano al 31 12 1999 cioè 31.453 milioni di €.

Fondazioni di origine bancaria, il processo di calcolo

Il decreto Ciampi disciplina il regime civilistico delle fondazioni, la loro governance, le modalità di redazione del bilancio e quelle di gestione del patrimonio. Di quest’ultimo aspetto in particolare si occupa, anno per anno, la ricerca che  Itinerari Previdenziali  svolge a proposito delle scelte di gestione finanziaria degli investitori istituzionali.

Anche quest’anno, oltre ai Fondi e alle Casse Previdenziali, sono state esaminate 22 fondazioni, il cui attivo corrisponde a circa l’80% del totale, su 88 fondazioni di origine bancaria.

Vediamo ora quali sono le variazioni che, quest’anno, Itinerari Previdenziali ha osservato nelle loro modalità di investimento. Tra il 2014 e il 2015 osserviamo una ripresa delle attività dirette rispetto a quelle date in gestione. In altre parole si sono ridotte le attività che la Fondazione dichiara a bilancio come gestione indiretta.[2]

Gli organi dell’Ente scelgono sempre più direttamente in quali settori economici portare le proprie risorse e quali dovranno essere i  gestori che se ne occuperanno. Questo presuppone, all’interno delle strutture organizzative delle fondazioni,  una crescente presenza di competenze finanziarie e di capacità di valutare gli scenari macroeconomici,  quasi una conseguenza logica di quanto previsto nell’accordo del maggio 2015 tra MEF e ACRI [3]  .

Per quanto concerne la diversificazione degli investimenti il grosso del lavoro è stato fatto tra il 2000 e il 2013, quando si è passati da un attivo quasi totalmente investito nella banca conferitaria ad una situazione in cui la banca conferitaria è venuta a costituire, in media,  circa il 32% degli investimenti delle fondazioni. Contemporaneamente si è proceduto, in quei 13 anni, attraverso investimenti in Fondi sempre più specializzati, ad una diversificazione di quanto proveniva dall’alienazione dei titoli della banca conferitaria.

 

Fondazioni di origine bancaria, gli investimenti

 

Fondazioni di origine bancaria, gli investimenti

 

Anche le Fondazioni, soprattutto negli ultimi tre o quattro anni, hanno dovuto affrontare problemi di rendimenti in calo. Il grafico che segue dà un’idea dell’attività di ricerca di alternative di investimento verso le quali questi Enti da tempo si rivolgono, destinando a questo obiettivo risorse sia economiche sia, soprattutto, intellettuali. Sembra essere da tempo in atto la costruzione, al loro interno, di un bagaglio di risorse professionali che consentiranno loro di continuare ad essere una colonna portante, innovativa e a volte anche un salvagente – vedi Atlante e le sue attività di cui certamente si avrà modo di parlare già al termine di quest’anno e negli anni a venire -  per l’economia di casa nostra.

 

Fondazioni di origine bancaria, alla ricerca del rendimento

 

 

[1] La Fondazione perde la qualifica di ente non commerciale e cessa di fruire delle agevolazioni previste dai commi precedenti se, decorsi quattro anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è ancora in possesso di una partecipazione di controllo, così come individuato dall’articolo 6, nella Società Bancaria Conferitaria.  Si applica l’articolo 111-bis, comma 3, del TUIR (Art. 12, comma 3)

[2] Voce 3a dell’attivo dello schema di stato patrimoniale.

[3] ART. 2  COMMA 1: L'impiego del  patrimonio,  finalizzato  a  generare  la  redditività  necessaria per lo svolgimento delle attività istituzionali,  richiede, tra  l'altro, una fase  di pianificazione strategica che definisce una politica di investimento e individua I' asset allocation.

 

25/10/2016

 

 

 

 

 
 

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