Fondi chiusi e adesioni collettive: è possibile non versare il TFR?

Il sistema di previdenza complementare attribuisce al TFR il ruolo di primaria fonte di finanziamento dei fondi pensione per l’accantonamento volto alla costituzione della rendita complementare. Il D.lgs. n. 252/2005 stabilisce che i lavoratori iscritti alla previdenza complementare ... 

Alberta Siciliano - @albie_siciliano

Il sistema di previdenza complementare attribuisce al TFR il ruolo di primaria fonte di finanziamento dei fondi pensione per l’accantonamento volto alla costituzione della rendita complementare.

Il D.lgs. n. 252/2005 stabilisce che i lavoratori iscritti alla previdenza complementare prima dell’aprile 1993 hanno la facoltà di decidere se destinare o meno il TFR al fondo pensione (art. 8, comma 7, lett. c). Nulla vien detto per i lavoratori assunti dopo tale data, ai quali dovrebbe essere forse attribuita la facoltà di iscriversi ad un fondo pensione senza necessariamente dovervi versare il TFR maturando, nonostante gli operatori del settore si muovano in senso opposto.
Fermo restando la possibilità di aderire ad una forma pensionistica individuale senza conferire il TFR, infatti, è diffusa l’opinione che in caso di adesione collettiva ad un fondo chiuso il TFR del lavoratore debba obbligatoriamente confluirvi.

Il diverso trattamento giuridico del TFR in base alla tipologia del fondo pensione - se aperto e ad adesione individuale ovvero se chiuso e ad adesione collettiva - non trova giustificazione nel dettato del D.lgs. n. 252/2005, bensì nello Schema di Statuto dei fondi negoziali deliberato dalla COVIP il 31.10.2006, il cui art. 8, comma 4, sancisce l’integrale destinazione del TFR maturando al fondo pensione, ad eccezione dei casi previsti dalla normativa vigente.
Se da un lato è pacifico che il conferimento del TFR alla forme pensionistiche complementari comporti inevitabilmente l’adesione alle forme stesse (art. 8, comma7), non è altrettanto vero il contrario.

Ciò sembra peraltro confermato dal recente contratto collettivo nazionale di lavoro per i lavoratori dipendenti delle imprese edili e affini, che prevede l’adesione al fondo pensione di riferimento mediante il conferimento di un solo contributo a carico del datore di lavoro, di cui al CCNL stesso, senza che ciò comporti l’obbligo di versamento del TFR maturando.

D’altra parte riconoscere maggiore flessibilità alle scelte attinenti alla destinazione del TFR significa semplificare i processi finalizzati all’ampliamento dell’area di destinatari dei fondi pensione, incentivando l’adesione alla previdenza complementare.
A tal proposito, dal momento che la non reversibilità della scelta di conferire il TFR ai fondi pensione rappresenta un freno all’adesione, sarebbe auspicabile rendere revocabile, e quindi meno impegnativa, tale scelta, superando lo scetticismo di molti lavoratori che si vengano a trovare di fronte ad una decisione irreversibile.

La stessa Covip, all’interno della sua relazione annuale, riporta l’esempio del Regno Unito che ha introdotto l’adesione automatica alle forme pensionistiche complementari di tutti i lavoratori sin dal momento dell’assunzione, fermo restando la possibilità di revocare successivamente l’adesione (c.d. opting out).

E se è vero che la Legge di Stabilità per il 2015 ha introdotto - se così si può chiamare - l’ opting out renziano, in forza del quale un lavoratore può decidere di percepire il TFR direttamente in busta paga (revocando in tal modo la precedente scelta di destinarlo al fondo pensione), è altrettanto chiaro che la norma non risponde a esigenze di apertura nei confronti dei lavoratori per porli in condizione di effettuare una scelta in piena libertà, ma riflette piuttosto diverse motivazioni di politica economica. E infatti l’opting out è esercitabile solo a favore del TFR in busta paga - la cui non convenienza è stata dimostrata da molte associazioni del settore - ed è a sua volta irrevocabile fino al 30 giugno 2018.

 

10/04/2015

 

Ti potrebbe interessare anche