Fondi negoziali di sanità integrativa: una scelta responsabile e sostenibile

La pandemia di COVID-19 ha evidenziato i possibili spazi di intervento dell'assistenza sanitaria integrativa: per agire nell'ottica di una vera e propria sinergia tra pubblico e privato, occorre però lavorare quanto prima a un ammodernamento della normativa e a una migliore integrazione tra gli strumenti e sul territorio

Annamaria Trovò

Nel corso degli ultimi 15 anni accanto al secondo pilastro previdenziale si è affermato e diffuso il secondo pilastro sanitario. Soprattutto grazie alla contrattazione collettiva la sanità integrativa è oggi disponibile a milioni di persone, in larga maggioranza lavoratori dipendenti, talvolta con estensione al nucleo familiare e in qualche raro caso estendibile all’età della pensione.

Attraverso i fondi sanitari integrativi fenomeni socio-economici come la povertà sanitaria, la rinuncia alla cura, il crescente valore della spesa privata a carico delle famiglie vengono contenuti per la platea degli iscritti. La caratteristica di associazioni senza fine di lucro che raccolgono collettività e si basano sul principio della mutualità senza esclusioni né penalizzazioni relative alle condizioni di salute degli iscritti rende i fondi sanitari integrativi strumenti preziosi per avere più prevenzione, più salute, meno malattie gravi e croniche e ridurne in tal senso i costi sociali.

I fondi sanitari integrativi, che già offrono servizi e rimborsi a 12 milioni di italiani e intermediano parte della spesa sanitaria privata, sono un partner importantissimo del Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universalistico che deve potere mantenere le promesse che fa in un contesto nel quale le tendenze demografiche, da una parte, e le innovazioni della medicina e della diagnostica, dall’altra, fanno aumentare le speranze di cura e contemporaneamente la spesa sanitaria.

Dunque occorre il reciproco riconoscimento degli attori perché si raggiunga la migliore efficienza del sistema, come anche una buona cornice normativa, ancora assente, può essere determinante per un’effettiva integrazione tra i due pilastri, nell’obiettivo di utilizzare al meglio tutte le risorse e gli strumenti disponibili.

In tal senso, a titolo esemplificativo, è determinante ciò che i fondi integrativi possono realizzare per la prevenzione attraverso campagne mirate correlate con i rischi professionali della specifica platea degli iscritti e col territorio di riferimento, così come hanno valore e vanno diffuse le esperienze di cura e monitoraggio domiciliare per le malattie croniche già presenti nei piani sanitari di molti fondi, la telemedicina applicata alle visite mediche attraverso i video-consulti, o ancora le prestazioni mirate a sostenere la non autosufficienza attraverso l’integrazione tra servizi sanitari e sostegno economico.

La recente esperienza dell’emergenza COVID ha visto ulteriormente rafforzarsi l’iniziativa integrativa dei fondi consentendo di limitare i rinvii generalizzati della diagnostica e della cura mentre gli ospedali erano quasi totalmente assorbiti dalla cura della pandemia. Non è casuale il grande incremento della spesa dei fondi per la diagnostica, la medicina specialistica e la prevenzione nel 2020 e nel 2021, né lo è l’apprezzamento riscontrato da parte degli iscritti per le video-visite attivate proprio in piena emergenza, o ancora l’attenzione dei fondi alle patologie respiratorie attraverso appositi percorsi di prevenzione e cura introdotti in quella fase.

L’indagine conoscitiva sui fondi sanitari integrativi, realizzata nel 2019 dalla Commissione Affari Sociali della Camera, aveva attestato una grande complessità e varietà delle attività svolte ma aveva anche riscontrato la qualità e quantità di servizi resi disponibili dai fondi sanitari integrativi con i conseguenti benefici per la collettività amplificati dalle forme mutualistiche e solidaristiche adottate. Su questi presupposti tutti gli attori, pubblici e privati, sono chiamati a collaborare affinché, sia tramite l’ammodernamento della normativa, sia grazie a una migliore integrazione tra gli strumenti e sul territorio, migliorino i servizi e l’efficienza complessiva del sistema.

Annamaria Trovò, Vicepresidente Fondo Enfea Salute e CdA Fondo San.Arti.

3/11/2021

 
 

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