Fondi Pensione Preesistenti: cambia la tipologia degli investimenti?

A fronte degli scenari finanziari in mutamento, come si stanno muovendo i Fondi pensione preesistenti? In particolare, come cambia la tipologia degli investimenti?

Paolo Novati - @PAOLONOVATI

Negli ultimi anni sui mercati finanziari si è registrato un generalizzato abbattimento dei tassi di rendimento, generato da variabili e politiche di carattere prevalentemente finanziario, che, unito a una marcata volatilità degli stessi, porta a una maggiore difficoltà nelle scelte delle tipologie di investimento.

A fronte di questi scenari come si stanno muovendo i Fondi pensione preesistenti?

Una qualche risposta possiamo trovarla esaminando i Report Annuali sugli investitori istituzionali redatti da Itinerari Previdenziali.

Innanzitutto, consideriamo separatamente la parte di attivo in gestione diretta da quella affidata a gestori tramite mandati. La prima, nella gran parte dei casi, è relativa alle sezioni che erogano direttamente le pensioni – spesso quelle a prestazione definita relative agli iscritti ante riforme - quindi con reali obiettivi di sostenibilità sul lungo termine ma con un patrimonio inevitabilmente in diminuzione: nel 2015 è di circa il 24% con una riduzione del 2,7% rispetto al 2014.

Confrontando le tipologie di investimento nei due anni si evidenzia una certa differenziazione sicuramente conseguente alle problematiche sopraesposte.

Fondi Pensione Preesistenti, confronto tra le tipologie di investimento

 

Da sottolineare, innanzitutto, lo spostamento - 3% circa - della quota obbligazionaria verso quella monetaria, l’incremento del 3% circa degli investimenti immobiliari, dell’1,5% circa degli OICR tradizionali e la novità rappresentata dagli OICR Alternative.

I fondi, per questa quota di attivo, hanno quindi riconsiderato l’asset allocation, virando verso investimenti più improntati all’economia reale mostrando la capacità di ricercare rendimenti maggiori sul lungo periodo accettandone i maggiori rischi.

Per quanto riguarda la quota di attivo gestita tramite mandati - 76% nel 2015 con un incremento del 3% sul 2014 - si nota una maggiore continuità nelle tipologie di investimento

 

Fondi Pensione Preesistenti, gli investimenti in gestione

   

L’unica variazione di rilievo è la riduzione della quota obbligazionaria al 21% (-4% rispetto al 2014) a seguito di un modesto incremento dell’1% per le polizze assicurative, la quota di monetario e quella delle altre attività oltre alla comparsa di una quota dell’1% di investimenti immobiliari.

Gli amministratori dei fondi preesistenti sembrerebbero non avere rilevato problemi di rendimento per la parte affidata in gestione. In realtà, si sono posti gli stessi problemi anche per questi investimenti ma operano in un ambiente molto diverso che impone procedure più restrittive.

Innanzitutto, oltre la metà degli investimenti è in polizze assicurative di ramo I e V che garantiscono il capitale e per large quote caricate negli anni passati anche un rendimento. Se a ciò si aggiunge che queste polizze si basano sulle “gestioni separate” che non valutano i titoli a mercato, almeno per qualche anno ancora, non risentiranno dei bassi rendimenti obbligazionari. La rimanente parte del patrimonio è suddivisa in comparti che hanno tipologie di investimento definite (monetario, obbligazionario, bilanciato, azionario, etc.) e che possono essere scelti dagli iscritti in ogni momento tramite “switch”. Introdurre un comparto con nuove tipologie o introdurre queste nei comparti preesistenti significa sottoporli al gradimento degli iscritti con il rischio di rigetti più o meno ampi.

A ciò si aggiunge la ridotta “duration” degli investimenti dei comparti dovuta al continuo prelievo per anticipazioni e diverse prestazioni legate sia alle difficoltà economiche - fondi esuberi, cassa integrazione, etc. - sia alla mobilità che comporta il trasferimento ad un altro fondo di categoria. Si rende indispensabile, quindi, una robusta e preventiva opera di comunicazione agli iscritti per illustrare sia i prodotti sia la necessità di ricorrere ad “asset class” meno liquide, un po’ più rischiose che però portano, sul lungo periodo, rendimenti più adeguati. A queste difficoltà si aggiungono quelle operative legate alla modifica dei mandati che richiedono gare pubbliche con tempi non certo brevi.

Ecco quindi la lentezza mostrata dai fondi nel variare l’asset allocation; tuttavia, oltre alle procedure in corso, qualcosa è stato fatto modificando il benchmark dei mandati esistenti e concedendo maggiore libertà di azione ai gestori con l’obiettivo di giungere a gestioni flessibili, multistrategy, etc. Si sono infatti ridotti i mandati specializzati obbligazionari (8) ed azionari (8) mentre sono saliti ad oltre 200 quelli bilanciati con benchmark che utilizzano in percentuali variabili una molteplicità di indici.

 

19/10/2016

 
 

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