Fondi Pensione Preesistenti: l'adeguamento alla normativa di settore

All’entrata in vigore del DL 124 del 21 aprile 1993 che disciplina le forme pensionistiche complementari erano attivi oltre 600 fondi organizzati e gestiti nelle forme più diverse. Molti erano costituti all’interno del patrimonio dell’ente istitutore ed in gran operavano in regime di “prestazione definita”. Ad oggi, dopo poco più di ...

Paolo Novati - @PAOLONOVATI

All’entrata in vigore del DL 124 del 21 aprile 1993 che disciplina le forme pensionistiche complementari erano attivi oltre 600 fondi organizzati e gestiti nelle forme più diverse. Molti erano costituti all’interno del patrimonio dell’ente istitutore ed in gran operavano in regime di “prestazione definita”. Ad oggi, dopo poco più di vent’anni e numerosi provvedimenti normativi di primo e secondo livello, ne rimangono 323 di cui 204 autonomi in quanto dotati di soggettività giuridica e 119 “interni” in gran parte bancari (101 Banche 7 Assicurazioni ed 11 Enti non finanziari). Il numero, anche se in diminuzione -7 fondi in meno rispetto al 2013-, è ancora troppo elevato soprattutto se ne viene evidenziata la frammentarietà.

Dei fondi “interni” 69 hanno meno di 100 iscritti, 39 ne hanno fra 10 e 1.000 ed i rimanenti 11 fra 1.000 e 5.000. Occorre, però, rilevare che gli iscritti attivi sono 13.778 mentre i pensionati sono 26.045: si tratta quindi di fondi “chiusi” destinati solo all’erogazione delle rendite già in essere ed agli iscritti che erano tali all’atto dell’adeguamento alle nuove normative.  

Per questi fondi sono in atto iniziative, non ancora giunte a conclusione, finalizzate al loro scioglimento per lo più attraverso la liquidazione delle posizioni in essere. Si incontrano difficoltà principalmente dovute alla determinazione delle posizioni individuali ed al mancato consenso di un numero esiguo di iscritti ovvero di pensionati allo scioglimento delle forme pensionistiche.

Per quanto riguarda i fondi “autonomi” ben 120 hanno meno di 1.000 iscritti (con una media di 212 iscritti per fondo), 50 ne hanno tra 1.000 e 5.000 per un totale di 101.547 mentre i rimanenti 34 gestiscono 509.224 iscritti oltre ad erogare 92.004 pensioni.

Il report annuale “Investitori Istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori dei patrimoni previdenziali per l’anno 2014”, redatto da Itinerari Previdenziali e che sarà presentato il prossimo settembre, esamina in dettaglio le varie modalità di gestione dei primi 40 fondi preesistenti, che rappresentano all’incirca il 76% del patrimonio complessivo e l’88% degli iscritti dei fondi pensione preesistenti autonomi.

Una prima osservazione riguarda l’elevato livello di adeguamento dei fondi alle normative sopravvenute nel tempo. Innanzitutto la quota di patrimonio gestita direttamente dal fondo non è elevatissima -circa 26%- e riguarda in particolare le sezioni per l’erogazione delle pensioni a “prestazioni definite”, il patrimonio immobiliare, le gestioni integralmente di tipo assicurativo ed i fondi in liquidazione o in amministrazione controllata.

Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare, la concreta riduzione al limite del 20 per cento previsto dalle disposizioni contenute nel DM Economia 62/2007, continua a subire un rallentamento a causa della crisi in cui versa da tempo il settore immobiliare e restano ancora nove le forme pensionistiche per le quali l’incidenza del valore dei cespiti immobiliari detenuti direttamente sul patrimonio del fondo, ovvero delle sezioni o comparti in cui sono allocati gli immobili stessi, supera il suddetto limite del 20 per cento.

I fondi interessati, in ogni caso considerano le varie possibilità per rientrare nel limite, ad esempio con costituzione di fondi immobiliari chiusi, nel quale far confluire l’intero o parte del patrimonio in immobili detenuto direttamente.

Per quanto riguarda la struttura amministrativa, essendo venuta a mancare la disponibilità delle fonti istitutive a fornire gratuitamente strutture e personale, gran parte dei fondi ha dato in outsourcing la gestione amministrativa ad operatori specializzati riducendo quindi all’osso il proprio personale e contenendo il più possibile i costi. Infatti dei 40 fondi esaminati ben 29 dispongono di un service amministrativo e solo 11 no e di questi 3 sono in liquidazione o in amministrazione controllata.

Ancora più massiccia è la presenza della Banca Depositaria come presidio primario per la sicurezza degli investimenti: 31 fondi se ne servono ed i rimanenti 9 sono fondi a gestione integralmente assicurativa o in liquidazione.

In merito alla gestione patrimoniale, non essendoci precise disposizioni normative, i preesistenti si differenziano da quelli negoziali per la ridotta presenza di advisor: società presente solo nella metà dei casi. Il fenomeno è ascrivibile a vari fattori:

  • la presenza di gestioni integralmente assicurative
  • la disponibilità di Sicav dedicate fornite dalle fonti istitutive
  • la presenza nei fondi –bancari ed assicurativi- di elevate professionalità in campo finanziario che permette la creazione di “funzioni finanza” o “commissioni investimento” autonome ed in grado di operare al meglio.
  • la presenza di fondi in liquidazione in cui i liquidatori si limitano alla conservazione del patrimonio.

Possiamo quindi concludere suddividendo i preesistenti in tre categorie:

  • quelli piccolissimi -sotto i mille iscritti- che necessitano di un rapido  processo di chiusura o di confluire in fondi più strutturati;
  • quelli medi fino a 5.000 iscritti che dovrebbero aggregarsi per una gestione sia amministrativa che finanziaria molto più efficiente;
  • i rimanenti che sono ormai assimilabili ai negoziali: da considerare  la loro esperienza nell’erogazione diretta delle rendite che può costituire un valido esempio per i nuovi fondi che volessero fornire tale servizio ai propri iscritti.
     

 

29/07/2015

 

 

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