La gestione dei patrimoni nell’era del “tasso zero”, tra vincoli normativi e ricerca di rendimento

L’attuale contesto economico-finanziario all’insegna di rendimenti bassi e rischi crescenti lancia nuove sfide agli investitori istituzionali: come mantenere le buone performances degli scorsi anni? “Investimenti tradizionali e alternativi nell’era del ‘tasso zero’” il tema al centro del prossimo Convegno di Primavera di Itinerari Previdenziali

Mara Guarino - @MaraGuarino

L’ultima asta di BOT a sei mesi si è conclusa con un rendimento pari allo 0,04%, valore che, tenuto conto di spese, oneri e bolli, diventa addirittura negativo. Un dato quanto mai esemplificativo di un argomento estremamente attuale: la gestione dei patrimoni nell’era del cosiddetto “tasso zero”, vale a dire in presenza di rendimenti nulli quando non addirittura negativi (anche nel caso di titolo di Stato), si fa sempre più complicata, rendendo doverose e necessarie valutazioni sugli investimenti da praticare allo scopo di mantenere la redditività in linea sia con gli obiettivi di legge sia con le specifiche esigenze delle singole gestioni.                                                       

Così, se riflessione  cardine dello scorso Convegno di Fine Anno di Itinerari Previdenziali era stata “La ripresa che verrà: QE, inflazione e tassi d’interesse influenzeranno le politiche di investimento” con previsioni di scenario e analisi sulle opportunità generate dalle diverse economie mondiali, come naturale conseguenza s’impone a distanza di qualche mese il tema cruciale degli “Investimenti tradizionali e alternativi nell’era del tasso zero”, oggetto di dibattito in occasione del Convegno di Primavera che si svolgerà il prossimo 15 marzo a Roma, presso la sede della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense.

Quanto durerà questa “era”? Pochi anni o un periodo più lungo come nel caso, che potremmo definire limite, del Giappone? E, soprattutto, come garantirsi comunque rendimenti in linea con le buone performances registrate negli scorsi anni tenuto conto, da un lato, della necessaria revisione delle gestioni tradizionali a benchmark e, dall’altro, dell’impossibilità di ricorrere – oltre una certa soglia – ai (soli) investimenti alternativi? Di seguito, i dati con cui confrontarsi: il 2016 si è chiuso con una media quinquennale del Pil pari a 0,50% e un TFR pari a 1,80%; nel 2017, di contro, tali indici dovrebbero attestarsi rispettivamente a circa 0,30% per la M5YPIL (entrano in media i Pil negativi del 2012 e 2013), 1,50% per l’inflazione (valore rilevato a febbraio 2017 su febbraio 2016; il valore annuo potrebbe attestarsi sull'1,30%) e 2,60% per il TFR. Benchmark certamente non facili da battere: quali strategie utilizzare allora?

Questo uno dei quesiti cui si cercherà di rispondere nel corso della giornata di lavori, peraltro non senza dimenticare sia i nuovi limiti d’investimento introdotti dal Decreto 166/2014 (esteso, con poche varianti, anche alle Casse Privatizzate dei liberi professionisti) sia le agevolazioni in materia fiscale previste, per il 2017, dall’ultima Legge di Bilancio. In quest’ottica, il Convegno si rivolge dunque innanzitutto al mondo delle Casse professionali privatizzate, cui è in particolar modo indirizzata la prima sessione “La normativa sugli investimenti è compatibile con i 'nanotempi' della finanza?”, importante occasione per approfondire i contenuti del nuovo “Testo Unico sulle Casse di previdenza privatizzate” depositato in Parlamento. Testo che, stando alle prime indiscrezioni, sembra peraltro rispondere a molti degli interrogativi su problematiche di natura gestionale sinora sollevati dalle Casse, non ultimo quello della celerità nelle risposte sugli investimenti, indubbiamente agevolata dalla prevista maggiore autonomia gestionale.

D’altro canto, tuttavia, il Convegno si rivolge a tutti gli investitori istituzionali del comparto previdenziale con spunti di riflessione e approfondimenti che trovano, nel corso della sessione pomeridiana, il loro tema portante nelle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2017 che, tra le altre, elimina la precedente normativa sul credito d’imposta, introducendo una defiscalizzazione totale dei rendimenti ottenuti da investimenti in economia reale fino al limite del 5% del patrimonio e per un periodo non inferiore a 5 anni. In attesa del decreto attuativo, si discuterà quindi su come il provvedimento potrà effettivamente svilupparsi, insieme al commento sulla recente pronuncia della Corte Costituzionale riferita alle Casse privatizzate e dei contenuti del TU, nonché alle possibili direttive del Ministero dell’Economia per snellire le procedure e la gestione di enti che amministrano ingenti patrimoni, quali appunto le Casse Privatizzate.

Se agli On. Enrico Morando e Lello Di Gioia sarà affidata l’ideale conclusione dell’incontro, a impreziosire in apertura la discussione sarà una lectio del Professor Giulio Tremonti sullo scenario europeo riferimento, Quo vadis Europa? Dove ci porterà la politica europea e quali riflessi avrà sulle politiche di welfare ed economie dei singoli Paesi membri? E, ancora, considerati i nuovi assetti geopolitici, quali le politiche che possono rafforzare l’Unione Europea? Si discuterà quindi di una politica economica che metta a fattor comune quantomeno una parte delle attività finanziarie dell’UE e che, magari già attraverso gli Eurobond, avrebbe potuto rafforzare, innanzitutto agli occhi degli euroscettici, l’immagine dell’Europa stessa, attenuando le tensioni sfociate ad esempio di recente nella Brexit. 

23/2/2017

 
 

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