Gli investitori istituzionali italiani: la fotografia di Itinerari Previdenziali

Itinerari Previdenziali ha presentato il Terzo Report Annuale su “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori dei patrimoni previdenziali per l’anno 2015” curato dal Centro Studi e Ricerche...

Redazione - @ItPrevidenziali

Itinerari Previdenziali ha presentato negli scorsi giorni il Terzo Report Annuale su “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori dei patrimoni previdenziali per l’anno 2015” curato dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali.

Il Report si pone l’obiettivo di fornire un quadro quantitativo sul mondo degli investitori istituzionali italiani: i fondi pensione negoziali, i fondi preesistenti, le casse di previdenza professionali e le fondazioni bancarie, ai quali si stanno aggiungendo le Casse e i Fondi di assistenza sanitaria integrativa che hanno quasi raggiunto gli 8 milioni di iscritti. Il documento fotografa la situazione anagrafica e patrimoniale di questi operatori dal punto di vista del numero dei soggetti operanti, degli aderenti attivi e dei pensionati per i fondi pensione e le casse previdenziali, della dimensione delle risorse gestite da questi investitori, della composizione e diversificazione dei patrimoni e dei soggetti gestori e fabbriche prodotto ai quali questi patrimoni sono affidati in gestione.

In sintesi gli investitori istituzionali che operano in Italia sono 448 (36 fondi Negoziali, 88 Fondazioni di origine Bancaria, 20 Casse Professionali Privatizzate, 304 Fondi Preesistenti) e gestiscono un patrimonio di 216,35 miliardi di euro (+88% rispetto al 2004), di cui circa 125 miliardi (oltre il 57%) è affidato direttamente o indirettamente a gestori professionali con un incremento costante della “fabbrica del risparmio gestito”. Sommando anche le risorse gestite dai fondi pensione aperti e dai PIP (42,7 miliardi) e dalle Casse e Fondi di assistenza sanitaria integrativa (3,45 miliardi) il patrimonio complessivo raggiunge quota 262,07 miliardi di euro, cioè il 16% del Pil.

Pur in calo rispetto al 2014, i rendimenti dei Fondi pensione e delle Fondazioni Bancarie, si mantengono per il 2015, su buoni livelli, superiori ai rendimenti obiettivo costituiti da inflazione, media quinquennale del Pil e Tfr. Anche nel primo semestre 2016 prosegue la discesa dei rendimenti e dopo molti anni alcuni fondi performano meno dei parametri obiettivo. L’ulteriore appiattimento dei tassi, spesso negativi sul breve periodo, che proseguirà anche nei prossimi mesi e la grande volatilità dei mercati finanziari, spingono i responsabili istituzionali alla ricerca di nuove asset class. Ciò emerge con chiarezza anche dalla quinta indagine annuale di Itinerari Previdenziali sui “Livelli di soddisfazione e prospettive su performance, investimenti, diversificazione dei patrimoni e rapporti con gestori e advisor” in cui il 90,5% degli intervistati prevede di rivedere l’asset allocation con il probabile inserimento di investimenti alternativi (Fia) e con una modifica nei mandati sempre meno generici e sempre più a ritorno totale e multi-asset.

I Fondi Pensione Negoziali sono 36 con 2.419.103 iscritti (+24,4% rispetto allo scorso anno) e un patrimonio complessivo di circa 42,5 miliardi di euro (+7,3% rispetto al 2014). L’incremento degli iscritti è dovuto principalmente a PREVEDI che ha beneficiato dell’introduzione del contributo “contrattuale” a carico dei datori di lavoro per tutti i lavoratori edili-industria ed edili-artigianato che ha superato per numero di iscritti Cometa, Fonte, Fonchim e Laborfonds, in sesta posizione si posiziona Espero con 99.819 iscritti, a dimostrazione del fatto che anche i dipendenti pubblici stanno prestando attenzione al mondo della previdenza complementare. Guidano invece la classifica dei fondi per patrimonio Cometa (9,65 mld), Fonchim (5,13 mld), Fonte (3,03 mld) e Laborfonds (2,18 mld).

I Fondi Pensione Preesistenti sono 304 fondi (19 in meno rispetto allo scorso anno) con 644.797 iscritti (in lieve calo rispetto al 2014) e un patrimonio di 55,3 miliardi (+2,4% rispetto all’anno precedente). Ai primi posti delle classifiche Previndai (77.741 iscritti e 9,24 mld di patrimonio), Unicredit (47.162 iscritti e 2,95 mld di patrimonio), Sanpaolo IMI (34.964 iscritti e 2,45 mld di patrimonio).

Le 88 Fondazioni di origine bancaria hanno un patrimonio netto contabile di 40,7 miliardi di euro mentre il totale degli attivi di bilancio ammonta a 48,55 miliardi. Occorre tuttavia considerare il rilevante importo delle erogazioni (oltre 20 miliardi in 10 anni) che sommate al patrimonio farebbero superare i 70 miliardi, effettuate tra l’altro, in un periodo in cui le banche conferitarie hanno drasticamente ridotto le quotazioni e, quando non azzerati, anche i dividendi imponendo alle Fondazioni stesse uno sforzo di sostegno al sistema. Nonostante le difficoltà dei mercati finanziari che si sono riverberate pesantemente soprattutto sulle banche, il rendimento medio del patrimonio nel 2015 è stato del 3,4% (contro il 5,5% del 2014).

Le 20 Casse dei Liberi Professionisti contano su 1.614.839 iscritti e un patrimonio di 69,9 miliardi di euro, di cui 55,2 investiti direttamente e 14,8 affidati in gestione tramite mandato. Le Casse con il maggior numero di iscritti sono Enpam (360.845), Enasarco (240.141), Cassa Forense (235.055) mentre dal punto di vista patrimoniale guidano la classifica per totale attivo Enpam (17,57 mld), Cassa Forense (9,78 mld) e Inarcassa (8,97 mld).

Infine le Casse di assistenza sanitaria integrativa, secondo le nostre stime, nel 2015 hanno superato le 300 unità e il numero totale degli assistiti (iscritti e familiari a carico) ha raggiunto circa 8 milioni, con prestazioni erogate che potrebbero superare i 2,3 miliardi di euro. Il patrimonio in continua crescita, costituito dalle riserve tecniche e da altri accantonamenti prudenziali, ammonta a circa 3,45 miliardi di euro.

I gestori dei patrimoni previdenziali con la maggiore quota di mercato (9,09%) sono: Generali, seguito da State Street che guadagna il secondo posto con oltre 5 miliardi di euro di risorse in gestione e quasi il 6% di quota di mercato. Salgono al terzo e quarto posto Pioneer e Allianz che riducono il numero di mandati ma incrementano il patrimonio in gestione. Al quinto sesto posto troviamo Eurizon con il 5,8% di quota di mercato, seguita da Quaestio Capital che grazie all’elevato mandato di gestione ottenuto dalla Fondazione Cariplo si mantiene ai vertici della classifica.

Alla tavola rotonda seguita alla presentazione del Report, oltre ad alcuni autorevoli rappresentanti dell’universo degli investitori istituzionali, è intervenuto Stefano Patriarca, Consigliere economico della Presidenza del Consiglio del Ministri, anticipando alcune delle misure allo studio del Governo in vista della prossima Legge di Stabilità. Tra queste, trova conferma l’APE, ma anche la RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata), con la quale la previdenza complementare viene a consolidare il suo ruolo nella fase precedente il pensionamento. “Non più e non solo una rendita integrativa della previdenza obbligatoria, ma anche l’erogazione di una rendita per auto-finanziare un’uscita anticipata dal mercato del lavoro o per far fronte a periodi di disoccupazione”: questo l’annuncio del rappresentante del Governo. Ovviamente tale misura assimilerebbe il meccanismo di agevolazione fiscale già previsto per la rendita vitalizia erogata dai fondi pensione (tassazione ad aliquota del 15%, ridotta di uno 0,3% annuo per ogni anno di adesione alla previdenza complementare).

Anche Franco Bassanini, presidente di Astrid, ha relazionato in apertura del convegno su quello che è il lavoro che lo vede impegnato in ambito G20 sul tema dei mercati finanziari. “Abbiamo appena presentato al G20 un basket di proposte e misure per sviluppare ancora di più gli investimenti nell’economia reale da parte degli investitori istituzionali, attraverso strumenti di incentivazione fiscale e meccanismi di garanzia pubblica” – ha esordito, rimarcando come - “gli investitori istituzionali rivestono un ruolo cruciale per il sistema economico, mettendo a disposizione liquidità per far ripartire gli investimenti delle imprese, la domanda interna e la produttività. E questo in una fase in cui i bilanci pubblici non hanno risorse da mettere a disposizione e il sistema bancario è alle prese con gli impatti prodotti dai processi di ristrutturazione che li stanno investendo”. 

Dello stesso avviso l’On. Lello Di Gioia, presidente della Commissione Bicamerale di Controllo Enti, intervenuto alla presentazione del Report a Roma sottolineando come “gli investimenti nell’economia reale da parte degli investitori istituzionali siano tuttora troppo limitati a fronte del potenziale di 260 miliardi di patrimonio investito. Probabilmente, questi soggetti non sono convinti delle garanzie offerte dallo Stato in quanto tale”. Sempre nel corso del suo intervento l’On. Di Gioia ha aperto alla possibilità di “rimettere in piedi un tavolo di discussione tra governo, parlamento ed enti di previdenza, in particolare il mondo delle Casse privatizzate, per affrontare alcune questioni cruciali, come il livello di tassazione e il sistema dei controlli, che tuttora rappresentano delle criticità per un mondo formalmente privatizzato, ma di fatto sottoposto a regole pubblicistiche”.

La possibilità di aprire un tavolo di confronto è stata subito raccolta dal Sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta, che ha concluso la presentazione di Roma. “Nel suo seno potrebbero affrontarsi fin da subito il tema della tassazione del risparmio previdenziale e della sua eccessiva sproporzione rispetto agli attori degli altri Paesi Ue; quello degli appalti, per quanto riguarda le Casse privatizzate; oltre ad alcuni dettagli da perfezionare nel decreto sul credito d’imposta per gli investimenti nell’economia reale, che ha comunque sortito effetti finora soddisfacenti”. Tra i vari temi trattati, anche quello della frantumazione del mondo degli investitori istituzionali in Italia e l’impegno prossimo del Governo a fare ordine nel mondo dei fondi sanitari. Al centro di ogni riflessione vi è comunque un dato di partenza importante secondo il Sottosegretario Baretta: “nonostante il calo dei rendimenti, quello della previdenza complementare è un sistema che ha retto bene alla crisi”. 

 

08/09/2016

 
 

Ti potrebbe interessare anche