Gli italiani e il risparmio

"Il risparmio come disciplina fondamentale per un uso migliore, individuale e sociale, della ricchezza". Con questo presupposto, ...

Erica Premoli - @eri_pre

"Il risparmio come disciplina fondamentale per un uso migliore, individuale e sociale, della ricchezza". Con questo presupposto, nel lontano 1924, venne istituita la prima Giornata dedicata al Risparmio. 90 anni dopo, al Palazzo della Cancelleria a Roma, l'appuntamento si rinnova. Per il quattordicesimo anno consecutivo l’Acri (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa) presenterà un’indagine su scala nazionale realizzata in collaborazione con Ipsos. Come sottolinea il Presidente Giuseppe Guzzetti, dallo studio emerge che gli italiani ritengono la crisi "profonda (molto grave per l’87%) e lunga (con un orizzonte temporale che sfiora il 2020)" e, anche per questo motivo, "puntano sul futuro tramite una crescente razionalizzazione dei consumi nell’oggi, al fine di evitare l’ulteriore decumulo di risparmio, di non ricorrere all’indebitamento e, se possibile, di riuscire a metter via del denaro". La paura di non riuscire a risparmiare, si legge, viene vissuta male da quasi metà degli italiani (il 46%).

Gli anni di crisi hanno ridotto le nostre riserve di denaro: "oggi 1 famiglia su 4 (il 25%, in crescita rispetto al 2013) dice che non riuscirebbe a far fronte a una spesa imprevista di 1.000 euro con risorse proprie. Se la spesa imprevista fosse maggiore, 10.000 euro (ossia un furto d’auto, una complessa operazione dentistica, la sistemazione di un tetto o una cartella esattoriale non attesa), potrebbe farvi fronte con le sole proprie forze poco più di 1 famiglia su 3, in crescita rispetto al 2013 (il 37%, +6 punti percentuali rispetto al 2013)". Questi dati fanno capire come alcune famiglie debbano affrontare situazioni sempre più complesse, mentre altre – lievemente più benestanti – stiano trovando il modo di riaccumulare risparmio.

Riguardo alla situazione economica delle famiglie il quadro è, però, di stabilizzazione. Negli ultimi anni si è assistito a un crescente decremento del numero dei soddisfatti circa la situazione economica personale e a un aumento delle famiglie colpite dalla crisi; quest’anno, invece, siamo di fronte a una contrazione del numero delle famiglie colpite direttamente dalla crisi (dal 30% del 2013 si è scesi al 27%).

Nel complesso, la sfiducia degli italiani nel futuro si va leggermente riducendo, soprattutto nei giovani tra i 18 e i 30 anni (gli ottimisti passano dal 25% al 28% e i pessimisti dal 21% al 16%). E se prevale l'ottimismo sulle prospettive dell'economia europea, a deludere è l’Euro: ben il 74% ne è insoddisfatto.

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31/10/2014

 

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