I gestori alla sfida di inflazione e TFR

Le politiche d'investimento nell'epoca dei "tassi zero" (quando non addirittura negativi): come mantenere le buone performance degli anni scorsi e garantire rendite in linea con obiettivi di legge ed esigenze delle singole gestioni? L'analisi del Prof. Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Alberto Brambilla - @AlBrambilla

Analizzando alcuni indicatori economici, il 2017, pur con le lentezze tipiche del nostro Paese, è partito bene: la disoccupazione a aprile si è ridotta all’11,1%  (ai minimi dal 2012), gli occupati hanno raggiunto i 23 milioni e il Pil è previsto crescere tra lo 0,9 e l'1,1%.  Restano ancora bassi i tassi d’interesse sui titoli di stato in cui fondi pensione e assicurazioni sono molto investiti e ciò è dovuto al QE della BCE. E così, nel 2016, il tasso medio d’interesse dei titoli di Stato è risultato pari a 0,55%, quello medio per i decennali, -1,40%  e per i BOT a 12 mesi il rendimento ponderale è stato di -0,14% (con punte minime di -0,238%). Più o meno stessa situazione per i titoli corporate, il che ha avuto importanti riflessi sulle gestioni patrimoniali e i mandati monetari e obbligazionari assai utilizzati dagli investitori istituzionali.

Per quanto riguarda gli indicatori di ciclo economico che costituiscono il rendimento obiettivo per le Casse previdenziali privatizzate e per i fondi pensione (negoziali e preesistenti) ma anche per le Casse sanitarie e le Fondazioni di origine Bancaria, il 2016 si è chiuso con una media quinquennale del Pil pari a 0,514%, un’inflazione pari a -0,10% e un TFR pari a 1,47%. Questi tre parametri, come si vede dalla tabella, sono stati superati con rendimenti pari per i fondi negoziali al 2,7%, Aperti 2,2% e Pip unit linked 3,6. Gli spread tra parametri obiettivo e rendimenti si assottigliano man mano che i titoli con rendimenti elevati vanno a scadenza.

     

  Elaborazione a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati Covip e Acri

Nel 2017 l’inflazione, dopo la puntata di aprile a +1,9%, dovrebbe attestarsi attorno a 1,50%  mentre la M5YPIL a + 0,431% (entrano in media i Pil negativi del 2012 e 2013); il TFR  si attesterebbe quindi a 2,625%. Non saranno certamente benchmark facili da battere, soprattutto per i fondi di previdenza complementare (lato Tfr) e per le Casse relativamente alla componente delle gestioni destinata alle pensioni (lato inflazione) e certamente influenzeranno le politiche di investimento in questo difficile periodo di “tassi zero” o negativi. Per mandati e gestione dei patrimoni di questo passo, nei prossimi anni sarà difficile mantenere le buone performance degli anni scorsi e quindi garantire una redditività in linea con gli obiettivi di legge e con le esigenze delle singole gestioni, tanto più che per il 2018 la media quinquennale del Pil si attesterà attorno all’1,1%, il Pil nominale al 2,9% e l’inflazione attorno all’1,8% (Def 2017). Quali strategie utilizzare allora?

Occorrerà certamente aumentare l’esposizione ai cosiddetti FIA (investimenti alternativi) che poi così alternativi non lo sono più perché sempre più spesso coincidono con l’economia reale; ma occorrerà anche una revisione delle gestioni tradizionali a benchmark (i classici mandati obbligazionari, misti o bilanciati) e quindi anche una maggiore apertura ai costi in linea con le complessità di questi nuovi mandati anche perché non è praticabile un utilizzo di investimenti alternativi oltre una certa soglia che comunque è aumentata nel tempo; occorrerà innovare nelle strategie tradizionali e selezionare al meglio quelle alternative. In attesa che il Governo riveda l’eccessiva pressione fiscale sui rendimenti degli investitori istituzionali specificando meglio la tassazione sul 5% degli investimenti in economia reale e prevedendo anche per questi soggetti i PIR istituzionali legati non solo ai titoli ma anche alle iniziative di sviluppo delle singole categorie.

1/6/2017

 
 
 

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