I PIR, novità e opportunità per il risparmio gestito italiano

Perché è possibile guardare ai PIR con un connotato positivo: il punto di vista di Kairos sui Piani Individuali di Risparmio

Amir Kuhdari - @kuhdari

PIR, i piani individuali di risparmio, rappresentano la principale novità del 2017 per il risparmio gestito italiano. La loro istituzione risponde fondamentalmente ad una strutturale necessità di sostegno dell’economia reale.

Nel 2016 l’Italia ha attraversato una fase difficile, in cui un clima di generale sfiducia ha dominato la scena. I fattori critici sono stati fondamentalmente da un lato l’incertezza politica, legata al Referendum, e dall’altro il risiko bancario. L’esito del voto popolare non ha mutato lo scenario e l’intervento pubblico nei confronti degli istituti bancari in difficoltà ha permesso di evitare un’implosione sistemica.

Il 2017 ha preso il via con un accento più ottimista, almeno in questa prima parte dell’anno. Anche il cambiamento di trend dei tassi di interesse, in prossima ripresa, inciderà in maniera positiva sui bilanci delle banche, che potranno contare nuovamente su fonti di reddito tradizionali.

Ma le incognite nei prossimi mesi non mancheranno. A fianco dei caldi temi di politica interna, la questione della tenuta dell’Unione Europea manterrà accesa la vulnerabilità dei mercati: in particolate le elezioni in Francia rappresentano un fattore di rischio a tutti gli effetti, senza tralasciare quelle in Olanda e in Germania. Anche le scelte di Trump oltreoceano avranno impatti sull’Europa, soprattutto sul fronte delle politiche monetarie e fiscali.

Alla luce di questo quadro politico ed economico i PIR assumono un connotato più che positivo da diversi punti di vista.  

Innanzitutto, se ben gestita e disciplinata nel corso del tempo, l’introduzione di questi strumenti potrebbe riportare flussi di capitali esteri sul mercato italiano, offrendogli maggiore stabilità; ne gioveranno in particolare le piccole e medie imprese, con le loro necessità di finanziamento. Queste aziende rappresentano il vero tessuto industriale del Paese e gli indici che le rappresentano, negli ultimi anni, hanno fatto meglio dell’indice generale. Ciò non è una garanzia di eguali rendimenti, ma fa riflettere sulla validità di una maggiore diversificazione.

Inoltre potrebbe iniziare un processo di nazionalizzazione del risparmio: cinque anni di durata è un orizzonte temporale adeguato per un investimento, che può offrire concreti presupposti ad alcune aziende che intendono riavvicinarsi al mercato, partendo per l’appunto dall’idea che ci siano effettivamente dei compratori.

Il nostro Paese ha sempre avuto un alto tasso di risparmio, negli ultimi vent’anni quasi interamente investito in titoli di stato italiani. E nella globalizzazione del risparmio il mercato italiano è stato un po’ trascurato. Se ben gestita e disciplinata nel corso del tempo, la nascita dei PIR potrebbe rappresentare una grande opportunità, rimettendo il nostro mercato al centro dell’interesse dei risparmiatori italiani.

Per investire nel mercato italiano con un orizzonte temporale di medio termine uno stile di gestione flessibile in grado di smussarne la volatilità e di generare valore anche nelle fasi di correzione potrebbe rappresentare una valida soluzione. Il mercato italiano è infatti molto particolare perché concentrato: pochi settori e pochi titoli; inoltre, è fortemente influenzato dalle dinamiche dei flussi e da fattori macroeconomici.

Una conoscenza diretta del tessuto imprenditoriale alimentata da scambio continuo di informazione risulta dunque un fattore chiave di successo.

14/3/2017

 
 
 

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