Legge di Bilancio 2017: novità in tema di welfare aziendale e flessibilità in uscita

Le novità in tema di previdenza complementare, welfare aziendale e flessibilità in uscita (APE e RITA) introdotte dalla Legge di Bilancio 2017

Luca Laurini, Lucia De Carolis - Parametrica Pension Fund

La “Legge di Bilancio 2017” ha apportato importanti novità in tema di previdenza complementare, welfare aziendale e flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e della previdenza complementare (APE e RITA).

Welfare Aziendale. Le principali novità in tema di welfare aziendale riguardano principalmente la tassazione agevolata per i premi di produttività e i premi di produttività veicolati ai fondi pensione. Il regime fiscale dei premi di produttività introdotto in origine dall’art. 1, comma 182, L. n. 208/2015 (Stabilità 2016), viene ora modificato prevedendo l’innalzamento del plafond da € 2.000 a € 3.000 lordi[1]. La Legge di Bilancio 2017 ha modificato anche il limite di reddito agevolabile[2], innalzandolo da € 2.500 a € 4.000 per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro con le modalità previste dall’art. 1, comma 189 della L. 208/2015[3]. Per quanto concerne le novità in tema di premi di produttività queste sono finalizzate ad ampliare le agevolazioni introdotte dall’art. 1, comma 184, della Legge di Stabilità 2016[4]. La novità più significativa in tema di previdenza complementare riguarda i premi di produttività versati ai fondi pensione, prevedendone la non concorrenza alla formazione del reddito di lavoro dipendente. Tale disposizione, contenuta nel comma 160 dell’art. 1 della Legge di bilancio 2017, introduce il comma 184-bis[5] alla legge 208/2015 (Legge di Bilancio 2016). In virtù delle disposizioni contenute nella Legge di Bilancio qualora il lavoratore del settore privato intenda destinare, tutto o in parte, i premi di produttività alla previdenza complementare, i relativi contributi non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, né sono soggetti all’imposta sostitutiva del 10% prevista nel caso in cui tali premi vengano percepiti direttamente, anche se eccedono il limite di massima deducibilità (5.164,57 euro).  Lo stesso trattamento si ha nel caso in cui i premi di produttività siano destinati alla copertura di premi accessori Long Term Care.

Flessibilità in uscita: APE e RITA

La Legge di Bilancio 2017 ha introdotto due nuovi strumenti per la pensione anticipata: si tratta dell’Anticipo pensionistico (APE) e della Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA).  Le richieste di accesso potranno essere inviate dal 1 maggio 2017 al 31 dicembre 2018 (salvo possibili proroghe future).

APE -  L’anticipo pensionistico si divide in 3 categorie: Ape Volontaria, Ape Aziendale, Ape Sociale.

APE Volontaria

Questa forma di anticipo pensionistico consiste in un prestito a quote mensili, rimborsato con quote di ammortamento prelevate direttamente sulla futura pensione. Possono accedervi tutti coloro i quali (dipendenti pubblici, privati, parasubordinati) siano in possesso di determinati requisiti, tra cui:

  • età anagrafica non inferiore a 63 anni, ossia i nati tra il 1951 e il 1953;
  • diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi;
  • almeno 20 anni di contribuzione.

Non possono invece accedervi i contribuenti già titolari di un trattamento pensionistico diretto.

Per poter aderire all’APE è necessario richiedere all’INPS una “Certificazione del diritto”, ossia una certificazione che attesti la presenza dei requisiti necessari per accedere all’anticipo pensionistico e che contenga l’indicazione dell’importo minimo e massimo ottenibile. Il soggetto in possesso della Certificazione del diritto presenta direttamente o tramite soggetto autorizzato la domanda di APE e di pensione di vecchiaia da liquidarsi al momento del raggiungimento dei requisiti di legge. L’accesso all’APE ha un costo; infatti il prestito per l’anticipo pensionistico è erogato dall’INPS tramite finanziamenti erogati da Istituti di credito e da assicurazioni, per tutto il periodo che intercorre tra l’ottenimento dell’anticipo pensionistico ed il raggiungimento della pensione di vecchiaia. La somma anticipata dovrà essere restituita dal lavoratore una volta conseguita la pensione, in 20 anni con rate di ammortamento costanti, per il tramite di prelievi effettuati direttamente sulla pensione annuale. In definitiva i costi collegati all’APE sono rappresentati dagli interessi sul finanziamento da corrispondere all’istituto che eroga il prestito ed il premio assicurativo per la copertura in caso di premorienza. Trattandosi a tutti gli effetti di un prestito, l’APE non concorre a formare il reddito ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche; inoltre è previsto un credito d’imposta riconosciuto al pensionato nella misura del 50% dell’importo degli interessi e del premio versato. Per l’accesso all’APE Volontaria non è tassativa la cessazione del rapporto di lavoro, requisito che è invece necessario per la richiesta dell’APE Aziendale e dell’APE Sociale.

APE Aziendale

Tale forma di anticipo pensionistico prevede che i datori di lavoro del settore privato, con il consenso del richiedente, provvedano ad integrare il montante dei contributi individuali maturati da quest’ultimo. Ciò avviene tramite il versamento all’INPS in un’unica soluzione, al momento della richiesta dell’APE, di un contributo tale da non dover “intaccare” la pensione futura di vecchiaia. In tal caso sembra presumibile che anche i costi relativi agli interessi sul finanziamento e al premio assicurativo siano da considerarsi a carico del datore di lavoro. Questa tipologia di APE potrebbe essere assimilata all’esodo incentivato.

APE Sociale

Si tratta di una forma di anticipazione pensionistica rivolta a lavoratori che si trovino in particolari situazioni (disoccupati, soggetti colpiti da invalidità, o che svolgano attività lavorative considerate particolarmente pesanti, ecc.) e rappresenta un’indennità a carico dello Stato corrisposta in anticipo rispetto alla pensione.

Possono accedere all’APE Sociale tutti coloro i quali siano in possesso di determinati requisiti, tra cui:

  • età anagrafica non inferiore a 63 anni;
  • disoccupazione, con anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • assistenza da almeno sei mesi di un coniuge o parente di primo grado convivente con handicap, con anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • presenza di una riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale a 74%, con anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • lavoratori che svolgano da almeno 6 anni attività lavorativa usurante, con almeno 36 anni di contribuzione.

Nel caso dell’APE Sociale la rata percepita corrisponderà all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione, con un tetto mensile massimo pari a 1.500 euro.

RITA

Attraverso RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) il lavoratore potrebbe costruire una “soluzione soggettiva su misura” per rendere meno onerosa l’uscita dal lavoro in attesa della pensione “pleno iure”.

Possono accedervi tutti coloro i quali siano in possesso dei requisiti previsti per l’APE Volontaria, tra cui:

  • età anagrafica non inferiore a 63 anni;
  • diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi;
  • almeno 20 anni di contribuzione;
  • possesso della certificazione di diritto.

A seguito della cessazione del rapporto di lavoro, le prestazioni pensionistiche complementari di cui al D.Lgs. 252/2005, escluse quelle in regime di prestazione definita, possono essere erogate in tutto (l’intero montante viene erogato sotto forma di “rendita” con conseguente tassazione agevolata) o in parte in forma di rendita temporanea. In tal caso all’aderente a una forma di previdenza complementare è consentita la possibilità di usufruire di una rendita prima di aver maturato il diritto alla pensione di vecchiaia e non dover attendere il raggiungimento della pensione pubblica. Le somme erogate a titolo di rendita integrativa temporanea anticipata (RITA) sono imputate ai fini del calcolo dell’imponibile "prioritariamente agli importi della prestazione medesima maturati fino al 31 dicembre 2000 e, per la parte eccedente, prima a quelli maturati dal 1º gennaio 2001 al 31 dicembre 2006 e successivamente a quelli maturati dal 1º gennaio 2007”. Per quanto concerne l’aliquota da applicare è prevista l’applicazione del 15%, ridotto dello 0,30% per ogni anno eccedente il quindicesimo fino ad un massimo di riduzione di 6 punti percentuali.

La “lettura” della rendita temporanea va effettuata anche in una visione soggettiva complessiva con l’APE in una prospettiva di raffronto tra i costi e i benefici potenziali.  Occorre quantificarne la durata del prestito, gli oneri finanziari, la copertura assicurativa caso morte e il beneficio soggettivo dell’uscita anticipata. La previdenza complementare, infatti, è strutturata finanziariamente sul meccanismo della capitalizzazione per cui l’accesso anticipato alla rendita comporta l’interruzione di un percorso di accrescimento volto verso aspettative di crescita della prestazione finale attesa. In questa prospettiva, con riferimento all’APE aziendale, si intende definire interventi di agevolazione fiscale per favorire quote di contribuzione aggiuntiva da parte del datore di lavoro alla previdenza complementare al fine di potenziarne la rendita temporanea erogata dalla previdenza complementare per compensare gli oneri dell’APE. Oggetto di ulteriore valutazione è anche il coefficiente applicato per la conversione in rendita in via anticipata: accedendo più giovani aumenta il rischio-longevità per il soggetto erogatore.

 


[1] L’art. 1, comma 182 infatti ora dispone quanto segue: “(…) sono soggetti a una imposta sostitutiva dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari al 10 per cento, entro il limite di importo complessivo di 3.000 euro lordi”, ai premi di risultato di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, (…) nonché le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell'impresa

[2] Ai sensi dall’art. 1, comma n. 189 della Legge n. 208 del 28/12/2015

[4] L’articolo infatti a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2017, dispone  che: “Le somme e i valori di cui al comma 2 e all'ultimo periodo del comma 3 dell'articolo 51 del TUIR, non concorrono, nel rispetto dei limiti ivi indicati, a formare il reddito di lavoro dipendente, né sono soggetti all'imposta sostitutiva disciplinata dai commi da 182 a 191, anche nell'eventualità in cui gli stessi siano fruiti, per scelta del lavoratore, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme di cui al comma 182. Le somme e i valori di cui al comma 4 del medesimo articolo 51 concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente secondo le regole ivi previste e non sono soggetti all'imposta sostitutiva disciplinata dai commi da 182 a 191 del presente articolo, anche nell'eventualità in cui gli stessi siano fruiti, per scelta del lavoratore, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme di cui al comma 182“

[5] Ai fini dell’applicazione del comma 184, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, né sono soggetti all’imposta sostitutiva disciplinata dai commi da 182 a 191:

  1. i contributi alle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, versati, per scelta del lavoratore, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme di cui al comma 182 del presente articolo, anche se eccedenti i limiti indicati all’articolo 8, commi 4 e 6, del medesimo decreto legislativo n. 252 del 2005. Tali contributi non concorrono a formare la parte imponibile delle prestazioni pensionistiche complementari ai fini dell’applicazione delle previsioni di cui all’articolo 11, comma 6, del medesimo decreto legislativo n. 252 del 2005 (...) 

Il contributo è stato realizzato da Luca Laurini e Lucia De Carolis, Presidente e Amministratore Delegato di Parametrica Pension Fund, Service Amministrativo con la collaborazione di Stefano Colao (www.parametrica.net)

8/2/2017

 
 
 

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