Pensioni tra Nord, Centro e Sud Italia

Un tour del nostro Paese alla scoperta delle zone d’Italia con il maggior numero di pensioni per tipologia, con i migliori e peggiori saldi tra entrate e uscite e tassi di copertura

Michaela Camilleri - @MiCamilleri

A fine anno l’INPS ha reso noti i dati definitivi sui trattamenti pensionistici in pagamento nel 2015 (ultimo anno disponibile) tratti dal Casellario Centrale dei Pensionati e delle Pensioni, al quale confluiscono le informazioni che obbligatoriamente tutti gli enti previdenziali devono trasmettere.

In questo articolo, ci concentreremo in particolare sulla distribuzione territoriale di questi trattamenti per tipologia (anzianità, vecchiaia, invalidità e superstiti) e sui saldi regionalizzati tra entrate contributive e uscite per prestazioni. Ma prima partiamo da qualche dato di carattere generale per inquadrare il sistema nel suo complesso e passiamo poi al dettaglio della ripartizione regionale.

I pensionati – Nel 2015 il numero dei pensionati beneficiari dei trattamenti pensionistici del sistema Italia è pari a 16.179.377 (80.144 soggetti in meno rispetto al 2014, con una riduzione percentuale del -0,49%), dei quali il 52,8% è donna. Il tasso di pensionamento grezzo evidenzia il numero di pensionati sul totale della popolazione e risulta pari al 26,67% degli abitanti, il che significa che su 3,74 abitanti uno è pensionato.

Le pensioni – Le prestazioni pensionistiche (sono quindi escluse le pensioni assistenziali come l’invalidità civile, le pensioni guerra, le pensioni sociali e le prestazioni indennitarie) che risultano in pagamento a fine 2015 sono 23.095.567, in diminuzione dello 0,45% rispetto all’anno precedente, per un ammontare pari a 280.282 milioni di euro.

La distribuzione territoriale delle pensioni – Sempre stando ai dati del Casellario, le regioni con la percentuale di pensioni di anzianità erogate sul totale più elevata sono quelle del Nord Italia: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto che occupano i primi posti della classifica. Gli ultimi posti sono invece per le regioni del Centro Sud e quelle a statuto speciale, ad eccezione della Sicilia che si trova a metà classifica. Le regioni del Centro-Nord come la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Lazio, il Piemonte, il Veneto e la Toscana erogano il maggior numero di pensioni di vecchiaia rispetto al totale (tra il 17,3% e il 7,15%) e le regioni del Sud come la Campania, il Lazio, la Sicilia e la Puglia occupano i primi posti della classifica per numero di pensioni di invalidità, con un rapporto tra il 10,78% e il 9,19%. Guardando al numero di pensioni ai superstiti, i rapporti più elevati si distribuiscono tra Nord e Centro Italia. La Lombardia e il Lazio hanno il più alto rapporto, rispettivamente pari al 15,8% e all’8,06%.

I tassi di copertura – Per completare l’analisi vediamo ora i tassi di copertura, cioè quanto i contributi versati da ogni regione riescono a coprire le uscite per prestazioni. Il Nord registra una copertura media dell’86,68%, trascinato al ribasso da Piemonte e Liguria colpite dagli effetti della deindustrializzazione iniziata negli anni ‘90 e dal Friuli Venezia Giulia sempre modesto; il Centro segna un 77,25% medio mentre il Sud si attesta sul 51,33%.

I saldi regionalizzati – Il saldo tra entrate contributive e uscite per prestazioni è più marcato al Sud (-21 mld), seguono il Nord (-13,6 mld) e il Centro (-7,9 mld). Vale la pena chiedersi a questo punto se esiste una correlazione diretta tra i saldi regionalizzati e la tipologia delle prestazioni in erogazione (anzianità, vecchiaia, invalidità, superstiti e assistenziali)? In altre parole, è vero che nelle aree in cui si verificano saldi positivi e tassi di copertura elevati prevalgono prestazioni di tipo previdenziale e viceversa nelle zone in cui saldi e tassi di copertura sono più bassi c’è un maggior numero di prestazioni assistenziali?

L’analisi dettagliata di questi dati regionalizzati, oltre alla risposta a questi dubbi, sarà approfondita nel Quarto Rapporto su “Il Bilancio del Sistema Previdenziale Italiano. Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2015” curato dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, la cui presentazione è in programma per il 15 febbraio prossimo alla Camera dei Deputati a Roma.

La regionalizzazione del bilancio previdenziale è una delle principali novità contenute nell’ultima edizione del Rapporto e rappresenta un tema di fondamentale importanza per valutare la sostenibilità del sistema italiano. Proprio per questo motivo sul tema sarà realizzata una pubblicazione ad hoc, il Sesto Rapporto su “La Regionalizzazione del bilancio previdenziale: modalità di finanziamento e prestazioni. Andamenti, entrate, uscite e saldi dal 1980 al 2015”, che sarà presentata a maggio. L’analisi è basata sulla tecnica dei flussi di cassa, contabilizzando le entrate contributive per luogo di lavoro e le uscite per prestazioni per luogo di residenza del beneficiario, e prende in esame non solo il mondo Inps ma anche quello delle Casse privatizzate dei liberi professionisti e della Pubblica amministrazione.

25/1/2017

 
 

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