Perché investire nell'agroalimentare "Made in Italy"

Investire in economia reale come soluzione concreta alla necessità di sostenere lo sviluppo del Paese, innescando circoli virtuosi anche per risparmiatori e investitori istituzionali: quali le opportunità offerte dall'agroalimentare "made in Italy"? 

Filippo La Scala - @olif67

Negli ultimi 10 anni in Italia gli investimenti in private equity hanno generato rendimenti positivi, in media doppi rispetto a quelli in imprese quotate: l’adozione di una asset allocation che non consideri solo i mercati finanziari rappresenta una risposta innovativa per chi cerca soluzioni d’investimento che generino rendimenti coerenti con i rischi assunti.

In effetti, l’economia reale italiana non è adeguatamente rappresentata nei mercati finanziari: secondo i dati diffusi dalla Borsa Italiana – Market analysis (2016) oltre la metà delle aziende quotate in Italia (circa il 54%) operano nel settore finanziario o energetico. Il settore agroalimentare italiano ha invece dimostrato di essere tra quelli maggiormente capaci di generare rendimenti coerenti con il rischio, registrando un andamento anticiclico e contribuendo a mantenere stabile il numero degli occupati, nonostante il periodo di recessione (Istat, 2016). Diamo qualche dato ulteriore.

Secondo Agrifood Monitor 2016, la filiera agroalimentare - inclusi contributi, imposte e investimenti - muove circa 274 miliardi di Euro con 3,3 milioni di occupati e, sommando il suo indotto (inteso come beni necessari per lo sviluppo a monte e a valle della filiera), rappresenta, in termini di valore aggiunto, il 14% del PIL con alte potenzialità di sviluppo, specialmente nei mercati esteri. In particolare, i prodotti definiti "Indicazioni Geografiche" - quelli riconosciuti come prodotti tipici locali dal Ministero delle Politiche Agricole - hanno raggiunto quota 814 nel 2016 (ISMEA, 2016), di cui ben 523 nel comparto wine. Con un trend in continua crescita, questi rappresentano un fattore chiave dello sviluppo del Made in Italy nel mondo, incidendo sull’export per 7,8 miliardi di Euro con un trend positivo del 9,6% anno su anno.

L’agroalimentare comprende poi anche la c.d. “meccanica strumentale”, ossia tutta quell’importante produzione di macchinari e attrezzature per l'agricoltura e l'industria del food che hanno generato nel 2015 un fatturato di oltre 20 miliardi di Euro: da solo rappresenta il 18% del comparto della meccanica strumentale italiana (Agrifood Monitor, 2016).

Guardando meglio i numeri dell’export nazionale si comprende che l’Italia potrebbe essere più competitiva rispetto al resto d’Europa. Infatti, i circa 30 miliardi di Euro derivati dalle esportazioni dell’industria alimentare nazionale rappresentano solo il 23% del fatturato di settore, contro il 33% della Germania e il 26% della Francia. In termini numerici, solo il 12% delle imprese italiane che operano in questo comparto – circa 6.500 aziende – esporta e lo fa principalmente verso i Paesi dell’Unione Europea, malgrado la domanda di beni agroalimentari italiani con i maggiori tassi di crescita arrivi da Paesi Extra UE.

Questo accade perché l’agroalimentare in Italia soffre d’inefficienza per l’estrema polverizzazione dell’offerta produttiva, della bassa articolazione delle reti distributive e di una propensione all’esportazione che ci colloca dietro a Belgio, Spagna, Francia, Germania e Olanda.

Dei 1,5 milioni di imprese protagoniste del successo del Made in Italy, solo 9 del settore agroalimentare sono quotate e rappresentano il 2% del fatturato dell’intera industria alimentare (FTSE Italia Alimentare).

Investire direttamente nelle aziende del Made in Italy vuol dire innescare circoli virtuosi che hanno ricadute positive su tutto il Paese e sugli stessi investitori, trasformando i capitali delle famiglie italiane “dormienti” nei depositi bancari in capitali “pazienti” investiti in tempi e modalità che rispettano i cicli produttivi, alla ricerca di performance adeguate e sostenibili nel tempo.

La finanza in questa ottica torna a essere uno strumento e non un fine: un supporto alla creazione di reddito, lavoro e ricchezza.

15/5/2017

 
 

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