La rivoluzione industriale 4.0

Come incide il nuovo modo di vivere il lavoro sul nostro modo di intendere il welfare

Centro Studi e Ricerche - @ItPrevidenziali

Il mercato del lavoro di questi ultimi anni ha conosciuto cambiamenti neanche lontanamente preventivabili al tempo della promulgazione dello Statuto dei lavoratori. Un notevole contributo in questo senso è dato dalle nuove frontiere della produzione (sempre più telematizzata), dalla globalizzazione, dai pesanti effetti dati dalla bilancia demografica e, da ultimo, dalla pesantissima crisi post 2008. Se il mercato del lavoro cambia completamente faccia, con nuovi pregi e possibilità, ma anche con pesanti effetti su determinati coorti di prestatori di lavoro, anche le dinamiche del welfare (pubblico e integrativo) non possono che mutar traiettoria, allineandosi alle esigenze del tempo.

Come incide, allora, questo nuovo modo di concepire il mondo del lavoro sul nostro modo di intendere il welfare e sulle conseguenti scelte di risparmio individuali? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Hazan, Componente del Comitato Tecnico Scientifico di Itinerari Previdenziali e Socio dello Studio Legale Taurini&Hazan, il quale ci ha spiegato che “per anni ci siamo battuti per lo sviluppo della previdenza complementare al primo pilastro, considerata come integrazione dei ratei pensionistici futuri; ma le esigenze, di tutta evidenza, si fanno oggi diverse, variegate e, spesso, sempre più pressanti nel contingenti. Lo stesso significato della parola previdenza è qualcosa di più ampio e complesso del mero lemma “pensione”. Secondo il Devoto-Oli, la previdenza è l’abitudine di prendere in considerazione, prudentemente e tempestivamente, le necessità del futuro. Quindi, non solo pensione, ma assistenza sanitaria, sostegno al reddito, LTC e welfare mix a tutto tondo. Il tutto in presenza di carriere lavorative mobili e/o discontinue o di perdita di impiego con anticipo, anche sensibile, rispetto all’età di quiescenza”.

La vera sfida non potrà, quindi, che essere quella di saper ordinare correttamente i propri rischi e i propri bisogni, verificando se e quali siano i migliori strumenti per far fronte alle nostre esigenze. Resta inteso che, ove materialmente possibile, cominciare da subito a accumulare risparmi per pensione e LTC rende meno gravoso l’impegno, così spalmato su molti più anni di attività. Allo stesso tempo, però, è opportuno utilizzare una parte di questi risparmi per garantire i propri beni, la propria salute e la qualità della propria esistenza in ipotesi di non autosufficienza.

A fronte di questa sfida quali possibili soluzioni? Hazan sostiene che di “soluzioni ne esistono, anche se certamente migliorabili. Prima di tutto però si tratta di educare correttamente i singoli (soprattutto i giovani), a conoscere i propri rischi e bisogni. In questo senso, come più volte ho avuto modo di dire, la prima conoscenza passa per l’opera di “educare gli educatori” (genitori, professori ma, anche, consulenti, intermediari e tutti coloro che possono essere veicolo di cultura in materia di welfare)”.

 

5/12/2016 

 
 
 

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