Sanità pubblica, integrativa (complementare), LEA e spesa out of pocket

Come da tradizione, lo scorso 13 aprile si è tenuto presso la sede dell’Enpapi un incontro di Itinerari Previdenziali per fare il punto sullo stato della sanità integrativa italiana e su alcune buone pratiche poste in essere dai protagonisti ...

Alessandro Bugli - @a_bugli

Come da tradizione, lo scorso 13 aprile si è tenuto presso la sede dell’Enpapi un incontro di Itinerari Previdenziali per fare il punto sullo stato della sanità integrativa italiana e su alcune buone pratiche poste in essere dai protagonisti per la materia nell’interesse dei propri soci e aderenti.
Vari e diversi tra loro i momenti di approfondimento e confronto che sono seguiti.

In questo primo intervento ci concentriamo su quanto rappresentato in quella sede dal dott. Renato Botti, Direzione generale programmazione sanitaria Ministero della Salute, per svolgere alcune considerazioni sullo stato della materia sanitaria e, in dettaglio, su quella integrativa.
Nella sua relazione, il dott. Botti ha presentato i dati sulla sanità pubblica italiana e quelli aggiornati relativi all’Anagrafe dei fondi sanitari.

Spesa per sanità pubblica
La spesa pubblica in materia sanitaria ammonta a circa 111 miliardi di euro e crescerà di un paio di miliardi l’anno nel prossimo biennio.

Nuovi LEA e Commissione Nazionale
Interessante lo scoop sulla prossima pubblicazione dei nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che, secondo lo stesso Botti, daranno risposta alle criticità sin qui registrate, al fine di correttamente comprendere sino a che limite si debba spingere la prestazione pubblica e in che termini questa debba essere uniformemente prestata sull’intero territorio nazionale. Ciò, sempre secondo Botti, servirà anche a favorire un miglior sviluppo della sanità integrativa, chiarendo e marcando bene i confini con la sanità pubblica. Altra indiscrezione è quella relativa all’istituzione di una Commissione Nazionale LEA con il compito di rivedere e aggiornare i LEA su base annua, senza continuo ricorso alla necessità di un intervento della politica e dell’esecutivo, con l’intento di evitare che si ripeta quanto già si è verificato in merito al mancato aggiornamento degli stessi LEA, fermi al 2001.

Spesa privata
A fronte di una spesa pubblica per sanità stabile, cresce la spesa privata per sanità [più di 30 miliardi di euro secondo le stime di Itinerari Previdenziali] e, ancora allo stato, gli italiani risultano poco propensi a rivolgersi a intermediari di spesa (quali fondi, enti, casse e società di mutuo soccorso nonché compagnie di assicurazione).

Anagrafe dei Fondi sanitari
Le forme sanitarie integrative attestate all’anagrafe per il 2015 sono 300.
La stragrande maggioranza è costituita dai c.d. enti, casse e società di mutuo soccorso di cui all’art. 51, c. 2, lett. a, del TUIR (i non doc). Questi da soli contano circa 7,4 milioni di iscritti.
I fondi ex art. 9 del d.lgs. 502/92 (i doc) sono solo 7 e contano poco più di 600 iscritti.
Guardando ai rimborsi è interessante notare come i fondi doc abbiano impiegato il 93% delle proprie risorse per il rimborso delle sole prestazioni odontoiatriche (assumendo, a parere di chi scrive, di fatto, la funzione di intermediare la sola spesa odontoiatrica nei confronti dei propri aderenti).
Allargando lo spettro di analisi ai fondi non doc, il 71% delle “risorse vincolate” è anch’esso destinato alle prestazioni odontoiatriche, con evidente prevalenza rispetto a quelle destinate alla non autosufficienza.

Conclusioni: verso una normativa quadro della materia chiara e completa
Pur a fronte di un interessante bacino di iscritti, la sanità integrativa continua a registrare l’assenza di un testo di legge unitario e chiaro che riporti in modo compiuto le regole di funzionamento delle forme sanitarie integrative.

Ancora a parere di chi scrive, l’intero settore risente di tale assenza (una delle riprove, è anche il continuo proliferare di nuove realtà che si iscrivono all’Anagrafe e anche di quelle che operano senza iscrivervisi, senza stringenti regole minime di costituzione e limiti prudenziali marcati). La mancanza di regolamentazione potrebbe condurre a distorsioni a danno dell’utenza e delle tante forme sanitarie che operano in modo sano, prudente e attento all’esigenza dei propri iscritti. Va da sé che qualsiasi regolamentazione dovesse essere promulgata dovrà essere rispettosa delle tradizioni e delle particolarità e diversità delle diverse realtà coinvolte nella materia, pena il rischio di danneggiare e ingessare l’intero settore, con effetto riflesso nei confronti della collettività.

 

 

20/04/2016 

 

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