Tanta voglia di concorrenza. Flessibilità nell'accesso alle prestazioni previdenziali dei fondi pensione

Presto, abbastanza presto, forse a breve, vedrà la luce la legge sulla concorrenza. Oggetto: farmacie, RC auto, professionisti, comunicazioni e, come già nella prima versione del DDL, anche previdenza complementare. Non cadrò certo nella tentazione di concentrarmi sulla soppressione della portabilità libera del 

Alessandro Bugli - @a_bugli

Presto, abbastanza presto, forse a breve, vedrà la luce la legge sulla concorrenza.

Oggetto: farmacie, RC auto, professionisti, comunicazioni e, come già nella prima versione del DDL, anche previdenza complementare.

Non cadrò certo nella tentazione di concentrarmi sulla soppressione della portabilità libera del contributo maturando del datore di lavoro. Lo hanno fatto altri; lascio ad altri.

Per quel che oggi ci interessa, si viene a introdurre (anche se non si comprende immediatamente quale sia la finalità proconcorrenziale) una disposizione per la quale è possibile ottenere in anticipo le prestazioni pensionistiche complementari (anche per quota) rispetto alla pensione pubblica. Ciò ipotesi di cessazione dell’attività lavorativa alla quale consegua lo stato di disoccupazione per un periodo di almeno 24 mesi.

Così, rispetto al vecchio testo, tra l'altro, si riduce il periodo di disoccupazione per richiedere l’anticipo, che nella versione originaria del d.lgs. 252/2005 era di 48 mesi.

Si legge poi (v. il testo che segue) che il termine di anticipo può essere aumentato discrezionalmente dai fondi pensione fino ad un massimo di 10 anni rispetto al tempo di maturazione dei requisiti per la pensione del regime obbligatorio.

Eccovi, quindi, il possibile nuovo testo dell’art. 11, c. 4, del d.lgs. 252/2005:

Le forme pensionistiche complementari prevedono che, in caso di cessazione dellattività lavorativa che comporti linoccupazione per un periodo di tempo superiore a ventiquattro mesi, le prestazioni pensionistiche o parti di esse siano, su richiesta delladerente, consentite con un anticipo di cinque anni rispetto ai requisiti per lacceso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza e che in tal caso possono essere erogate, su richiesta delladerente, in forma di rendita temporanea, fino al conseguimento dei requisiti di accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio. Gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche complementari possono innalzare lanticipo di cui al periodo precedente fino a un massimo di dieci anni”.

La modalità di anticipo è modulabile: potendosi, pare, utilizzare solo parte del montante e optare tra prestazione pensionistica ordinaria o in forma di rendita temporanea (fino alla maturazione dei requisiti per la pensione pubblica). In questi termini sembra potersi leggere il passo per cui: “le prestazioni pensionistiche [...] possano essere erogate, su richiesta delladerente, in forma di rendita temporanea, fino al conseguimento dei requisiti di accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio”.

Cosa sia e come si calcoli la rendita temporanea non è chiarito dalla legge, con più di qualche dubbio forse si intende anticipare l'utilizzo degli stessi coefficienti validi per la rendita vitalizia immediata e oggetto (per fondi chiusi e aperti) di convenzione con la compagnia erogatrice.

Se quella per la rendita temporanea fosse veramente una opzione, ciò potrebbe significare che tramite l’erogazione della rendita per un quinquennio si potrebbe, forse, come avviene per le anticipazioni, abbattere anche il montante finale per ottenere tutta la prestazione in capitale al tempo della maturazione dei requisiti per la pensione pubblica e dell’accesso alle prestazioni complementari (riuscendo, se possibile, a portarne il livello sotto la soglia della metà dell'assegno sociale, utile per ottenere tutta la prestazione in forma di lump sum).

La nuova disposizione, come avvenuto per la vecchia, necessita di attenzione per essere coordinata con l’art. 14, comma 2, lett. c), del d.lgs. 252/2005 per cui la facoltà di riscatto totale per “invalidità permanente che comporti la capacità di lavoro a meno di un terzo e a seguito di cessazione dellattività lavorativa che comporti linoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi” non è possibile per nel quinquennio precedente la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari, e così anche in questi casi si applica l’anticipo delle prestazioni pensionistiche di cui si è detto.

Due, quindi, tra gli altri, i temi di approfondimento e di necessaria attenzione:

  1. cosa succede in ipotesi di concorso delle due disposizioni? Se un soggetto è disoccupato da 24 mesi e manchino 5 anni per l’accesso alla pensione pubblica e complementare, non pare esservi dubbio che ancor oggi si possa richiedere il riscatto parziale. Più difficile comprendere cosa accade se un soggetto è già disoccupato da 48 mesi e manchino 5 anni per il diritto alle prestazioni pensionistiche pubbliche e complementari: qui l’opzione tra riscatto e prestazioni pensionistiche (anche in forma temporanea) non sembra più nella disponibilità del singolo. La scelta diventa obbligata: niente possibilità di riscatto e necessario accesso anticipato alle prestazioni pensionistiche complementari.
     
  2. Perché la nuova opzione per l'anticipo della pensione complementare non contempla espressamente anche coloro che in corso di rapporto dovessero diventare gravemente invalidi (come, sin qui, hanno fatto i modelli di statuto e regolamento licenziati da COVIP)? Una dimenticanza o una mancata condivisione dell'interpretazione offerta sin qui dall'Autorità di Vigilanza? Per coloro che vengano a versare in stato di grave invalidità, testualmente, se non ci si inganna, sembra restar valida solo la previsione dell'art. 14 del d.lgs. 252/2005: quella per cui l’anticipo delle prestazioni è obbligatorio se l'invalidità viene a sussistere entro i cinque anni precedenti all’accesso al diritto alle prestazioni complementari. Ora, gli invalidati, o attendono di soddisfare il requisito della disoccupazione di minimo 24 mesi, oppure non sembrano poter accedere alle previsioni di cui all'art. 11 in commento.

La futura norma dovrebbe, quindi, contemplare anche l'ipotesi della grave invalidità accanto all'inoccupazione superiore ai 24 mesi, il tutto per non discriminare tra invalidati e disoccupati; tanto più in tempi in cui è necessario non distrarre l'attenzione dal tema della non autosufficienza. L'integrazione, però, richiederebbe un altro giro di giostra parlamentare, con tutte le difficoltà del caso. Per questo, forse, nel licenziare i nuovi modelli di statuto e regolamento, forzando il testo della norma e il principio dello in claris non fit interpretatio di cui alle preleggi, COVIP potrebbe - ancora una volta - offrire una lettura orientata della nuova disposizione in questi termini.

 

20/10/2015

 

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