Tutte le strade portano all’investimento in healthcare

In costante aumento l'interesse di istituzioni e cittadini verso servizi di assistenza specializzata, che si presentano sempre più, agli occhi degli investitori istituzionali, anche come un interessante ambito d'investimento

Centro Studi e Ricerche - @ItPrevidenziali

L’allungamento dell’aspettativa di vita e il contestuale calo delle nascite che si osservano nel nostro Paese conducono a sensibili trasformazioni all’interno della piramide demografica, dove la quota di anziani sul totale della popolazione è destinata a crescere ancor più di quanto già oggi non si possa osservare. Pur migliorando le condizioni generali di salute, del resto, è evidente che una popolazione sempre più anziana tenderà ad evidenziare un aumento delle cosiddette "malattie della terza età", soprattutto demenze senili e forme più o meno marcate di inabilità, che alla lunga tendono a portare alla non autosufficienza.

In questo contesto, l’interesse delle istituzioni e dei cittadini verso servizi di assistenza specializzata diventa ogni giorno più importante e trova sbocco in una crescente domanda di servizi di cura e strutture attrezzate per far fronte a questi crescenti bisogni di assistenza, che si collocano ai diversi livelli di intensità. Basti pensare che il costo dei servizi di assistenza continuerà a crescere in tutti i Paesi dell'OCSE dall’attuale 1.6% del PIL ad almeno il doppio entro il 2050.

L’investimento in strutture attrezzate per far fronte alle crescenti necessità demografiche rappresentano, dunque, ottime opportunità di investimento: è il caso, ad esempio, delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), strutture non ospedaliere destinate al supporto di persone non autosufficienti che non possono essere assistite in casa e che necessitano di specifiche cure mediche e di una articolata assistenza sanitaria.

Le strutture destinate a un’utenza anziana e non autosufficiente rappresentano, dunque, delle ottime opportunità per gli investitori istituzionali, sui più disparati fronti. Come ha sintetizzato Giovanni Conte, Institutional Sales Manager di Tendercapital, “investire in healthcare significa fondamentalmente tre cose: accettabile redditività; rischio collegato agli accreditamenti regionali, quindi indirettamente possiamo azzardarci a considerarlo “rischio Paese”; investimenti in un settore in continua espansione in considerazione dei fattori demografici, in base ai quali il numero di anziani sopra gli 80 anni che avrà bisogno di cure raddoppierà rispetto ai livelli attuali, costringendo i  governi a lottare per fornire un’assistenza di alta qualità, soprattutto per le persone colpite da ridotte capacità funzionali e cognitive”.

Se si guarda in particolare agli investitori istituzionali, inoltre, l’investimento in healthcare può attivare meccanismi virtuosi che si autoalimentano e generano ricadute ad ampio spettro: oltre al fattore “rendimenti”, non possono passare in secondo piano il supporto sanitario-assistenziale offerto ai propri iscritti (tramite convenzionamento con le strutture nelle quali si è investito) e le opportunità economiche generate tramite questi investimenti (si pensi al mondo delle libere professioni), che in via indiretta possono offrire un valido sostegno alle contribuzioni.

Se questa è la prospettiva dell’investitore, tuttavia, anche altri impatti, altrettanto rilevanti sotto un’altra ottica, rendono particolarmente appetibile questo comparto: l’investimento in healthcare accresce, infatti, l’offerta di servizi sui territori, può creare nuovi potenziali posti di lavoro in ambito sanitario-assistenziale e viene, infine, incontro agli auspici del legislatore, che da tempo richiede sia a enti pubblici che privati di investire in “Economia Reale”.

 

19/12/2016 

 
 

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