Un anno di COVID-19

È ormai trascorso un anno da quando l'OMS ha decretato l'inizio della pandemia di COVID-19: dodici mesi che, per l'Italia, sono stati all'insegna di molte ombre e pochissime luci. Mentre il piano vaccinale fatica a ingranare e i dati sanitari condannano il nostro Paese a nuove chiusure, sul fronte economico l'unica risposta alla crisi sembrano essere i ristori (a debito!)

Alberto Brambilla

È passato un anno dal fatidico 11 marzo del 2020, quando l’OMS - dopo settimane di contraddizioni (le mascherine non servono a nulla) - ha dichiarato lo stato di pandemia e il governo Conte, con il primo DPCM, ha decretato il lockdown per tutto il territorio nazionale. Qual è stata la reazione dell'esecutivo (degli esecutivi) a questi 12 mesi e qual è la situazione attuale? La risposta più tranchant è che siamo in vista di un nuovo lockdown totale e che la scienza sa ancora poco del virus né sa quanto possano durare gli anticorpi sviluppati da infezione naturale o vaccini. 

L’inizio della pandemia non è stato dei migliori. Riavvolgendo il nastro dei ricordi partiamo dal Ministero della Salute e dagli scienziati nostrani che, fino al 21 febbraio, data in cui la giovane dottoressa Annalisa Malara di Codogno ha identificato COVID-19 nel "paziente 1" (Mattia) e del primo decesso in Italia a Vo’ Euganeo, non si accorgono di nulla. Nemmeno del fatto che in Italia non esiste, come invece dovrebbe, un “piano pandemico”. Non si accorgono neppure che qualche virus è già in circolazione; eppure l’Istat aveva già segnalato un aumento dei decessi per malattie respiratorie, tant’è che a dicembre vengono rinvenute tracce dell'RNA del virus nelle acque reflue di Torino e Milano, il che sembrebbe significare che SARS-Cov-2 forse circolava già da novembre, o prima. E questo dato verrà poi confermato dalle tracce rilevate in alcuni campioni istologici di novembre, retrodatando di fatto la presenza di COVID-19. Addirittura a fine dicembre negli ospedali di Milano (Niguarda e S. Paolo), Como e Piacenza si registra un afflusso quasi doppio di "polmoniti anomale".

Eppure il 5 gennaio 2020, il Ministero della Salute dirama una circolare in cui riporta che «l’OMS raccomanda di evitare qualsiasi restrizione ai viaggi». I Presidenti delle Regioni Veneto e Lombardia (di area Lega) chiedono che almeno coloro che arrivano dalla Cina vengano sottoposti a test ma sono tacciati di razzismo. Scoppiano così le solite polemiche all’italiana, poi il 31 gennaio il Ministro della Salute vieta i voli dalla Cina ma lascia liberi gli arrivi da tutti gli scali intermedi, accelerando così la propagazione del virus. Se Roberto Speranza brancola nel buio e dice bugie sul piano pandemico che non c’è e il suo consigliere Walter Ricciardi afferma il 25 febbraio 2020 che “le mascherine alle persone sane - vai a capire chi è sano e chi è asintomatico - non servono a niente”, il premier Conte batte tutti e il 27 gennaio dichiara che l’Italia è “prontissima” a fronteggiare l’emergenza avendo adottato “misure cautelative all’avanguardia”. Scopriremo poi che non esisteva appunto alcun piano pandemico: c’era solo quello del 2006, neppure aggiornato all'epidemia di SARS del 2002/2004.

E così fino a maggio inoltrato siamo stati senza mascherine, DPI, gel, e così via. Tutto, mentre le TV mostravano dai primi di gennaio 2020 le tragiche immagini di Wuhan, senza che nessuno si ponesse la semplice domanda: "Se capitasse anche a noi, saremmo pronti?”. Quanti morti avremmo evitato con una classe politica e di virologi più competente e onesta? E non si dica che è successo così in tutti i Paesi, assolutamente no! L’Italia è tra i peggiori Paesi tra i 30 principali per numero di decessi ogni 100mila abitanti (161,36, ci battono solo Belgio e UK ma li stiamo raggiungendo), per numero di morti sul totale dei contagiati, per numero di nuovi disoccupati, per perdita di PIL e per debito pubblico, battuti di poco dal Giappone che però, con una popolazione più vecchia della nostra, ha avuto solo 6,21 decessi ogni 100mila abitanti.

Che dire poi dei 7 mesi persi tra marzo e ottobre nei quali non sono stati fatti progressi nei trasporti, nelle scuole, nei servizi. L’unica risposta è stata: difesa e ristori (tutti a debito), vale a dire chiudere il più possibile ristoranti, bar attività, magari com'è successo a San Valentino addirittura la sera prima, mandando alla malora alimentari e non acquistati per la festa. Si è riusciti a creare quasi un milione di nuovi disoccupati e un aumento del debito pubblico del 27%. Si è fatto poco nelle terapie, se non quelle praticate dal personale sanitario degli ospedali, in prima linea a morire mentre i virologi sedevano e siedono nei talk show. Nessuno, salvo Arcuri, è stato sacrificato: tutti sono rimasti ai loro posti. E pure Conte se si presentasse come capo politico del Movimento 5 Stelle verrebbe premiato come primo o secondo partito. Quando si dice la memoria degli italiani! In Olanda per molto meno il premier Mark Rutte si è dimesso. Mi rendo conto che questo pezzo è duro, ma se i media fossero stati duri sin dall’inizio, anziché ospitare ad esempio ex ministre/i della Salute succedutisi dal 2007 in poi, che di piano pandemico non sapevano neppure l’esistenza e hanno consentito ampi tagli alla sanità, forse anche la popolazione avrebbe sviluppato maggiore consapevolezza, avrebbe più memoria e più elementi su cui ragionare. La cosa più sconvolgente è che nessuno sa quanto durano gli anticorpi perché il Ministero non ha fatto nulla, se non commissionare all’Istat una ricerca campionaria di 160mila persone su 3 milioni di contagiati, o forse anche il triplo secondo gli studi dell'Imperial College

Come si fa a programmare un piano vaccinale se non si conoscono queste elementari informazioni? A noi poveri cittadini - e soprattutto a quelli più anziani, che verranno vaccinati dopo i medici e infermieri (giusto), forze dell’ordine, docenti e chissà chi altri (poveri vecchi) - resta solo la speranza, quella vera, del governo Draghi e della sua nuova squadra di tecnici.  

Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

15/3/2021

L'articolo è stato pubblicato su Il Messaggero del 10/3/2021
 
 

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