Un cambio di mentalità a metà: tra (buone) intenzioni e messa in pratica (effettiva)

Enti di previdenza e fondi pensione, advisor e società di gestione si trovano sempre più di fronte alla necessità di un cambio di mentalità. Quali nuove sfidano si prospettano in tema di gestione dei patrimoni previdenziali?

Centro Studi e Ricerche - @ItPrevidenziali

Il X Itinerario Previdenziale “Tempi mutevoli e nuovi scenari: un cambio di mentalità? che si è appena concluso ha rappresentato una nuova occasione per alimentare il confronto tra rappresentanti degli enti di previdenza e dei fondi pensione, advisor e società di gestione. Lo “scambio” è avvenuto sul terreno degli scenari e delle sfide che si aprono in tema di gestione degli importanti patrimoni previdenziali alla luce della situazione dei mercati finanziari caratterizzati da tassi zero o negativi su quelli che un tempo erano chiamati investimenti risk free e sui passi che restano da compiere per mettere in pratica un vero e proprio cambio di mentalità. Le parole chiave:

La consapevolezza della necessità di un cambio di approccio e di mentalità. Come è emerso dai lavori e dalla VI indagine annuale curata dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, punto di partenza è la consapevolezza di tutti gli attori di far parte di un sistema basato sulla fiducia reciproca e animato da relazioni costruttive. Un sistema che deve farsi carico di una sfida che concerne sia l’universo degli iscritti, il loro sviluppo e il rafforzamento della platea di riferimento, sia tutto il Paese, favorendo imprese, sviluppo e occupazione, fattori indispensabili per far crescere anche il welfare complementare. Gli investitori previdenziali sono consapevoli della necessità di un cambio di mentalità (oltre il 90%, secondo l’indagine di Itinerari Previdenziali, ritiene che l’asset allocation debba essere fortemente rivista) ma ora ci si rende conto delle difficoltà interne ed esterne nell’aprire una nuova fase; ci si rende conto che cambiare l’asset allocation significa un “cambio di mentalità” di tutti gli attori coinvolti. Passare dai “comodi” titoli di stato, dai mandati semplici e investimenti similari in cui si contrattava solo il prezzo in BPS, a interventi più complessi anche per fronteggiare l’era dei tassi zero è certamente più complicato. Ma come mettere in pratica questo cambio di mentalità?

Governance. E' emerso il tema della governance, aspetto sempre più decisivo per il cambio di passo auspicato, ma che spesso si scontra con una normativa secondaria troppo rigida e con problematiche interne agli enti e ai fondi che producono tempi lunghi che mal si conciliano con i tempi brevi della finanza. Su questo versante, il prezioso contributo degli advisor appare oggi imprescindibile per presidiare meccanismi e monitorare evoluzioni che richiedono competenze sempre più raffinate e specialistiche. Perché, ci si chiede, pretendere che per fare investimenti complessi i fondi si dotino di strutture specifiche quando invece basterebbe un buon advisor?

Lungo periodo. Quanto ai tempi, ci si è chiesto, è ancora logico definire fondi pensione e casse, investitori di “lungo periodo” o forse non sarebbe il caso di ri-calibrare questa accezione? Definiti “investitori pazienti”, geneticamente di lungo periodo, siamo davvero sicuri che non si sia accorciato anche per gli investitori previdenziali l’orizzonte temporale di riferimento, di pari passo con quello delle decisioni, degli obiettivi e delle performance? Ed effettivamente la mobilità del lavoro, le anticipazioni e i riscatti dovuti in alcuni casi a poco comprensibili decisioni della vigilanza e in gran parte per gli effetti della crisi, rendono la durata media degli investimenti individuali attorno agli 8 anni. Occorre quindi per una buona parte degli iscritti immaginare in medio termine più che un lungo periodo.

Alternativi. L’altro punto di approdo cui hanno condotto i lavori è il forte interesse mostrato verso il mondo degli investimenti alternativi: il costante richiamo a questi strumenti ha rappresentato il vero e proprio leitmotiv degli incontri. Che il futuro parli “alternativo” è un dato di fatto: ma come declinare il carattere di questi strumenti con le finalità e le peculiarità del sistema previdenziale italiano? Un necessario allineamento al contesto italiano, agli obiettivi degli investitori previdenziali italiani e alla loro governance è un passo obbligato, ma ormai non più procrastinabile se vi vogliono cogliere le opportunità di quel “mondo che ancora cresce”. Si è cercato di quantificare la percentuale di investimenti alternativi che però in realtà sono ormai “opportunità quasi normali” di investimento; comprendendo gli immobiliari una cifra attorno al 30% è apparsa congrua. Occorre tuttavia risolvere il problema della illiquidità di molti di questi strumenti nonché la loro valorizzazione almeno con cadenza semestrale. Ma si è anche palesato il fatto che non sono poi così tante le opportunità di investimento con le caratteristiche citate, offerte dal mercato.

Economia reale nazionale. Gli investimenti alternativi hanno chiamato in causa il tema della economia reale, altro grande protagonista di tutte le sessioni di lavoro: se la “mission” principale resta l’erogazione delle prestazioni e il mantenimento delle promesse previdenziali, certamente il contributo di questi investitori istituzionali è fondamentale per ridare linfa al mondo del lavoro e delle imprese, senza la quale non c’è previdenza che tenga; limiti da osservare e modalità di investimento da seguire rappresentano il tema all’ordine del giorno ma, come è stato più volte affermato: ”se non lo fanno gli investitori previdenziali e sociali chi lo dovrebbe fare?” “Non è più tempo di rinvii; lo si deve fare ora!”

L’altro welfare. Ma anche quest’ultimo punto ha poi condotto a stimoli ulteriori: la previdenza, nei tempi mutevoli e nei nuovi scenari odierni, non coincide più solo e soltanto con l’erogazione delle pensioni, ma nel suo corso alimenta altri rivoli. Prestazioni “altre” che riguardano sia l’universo dei fondi pensione che quello delle Casse di previdenza privatizzate: erogazioni/anticipazioni che hanno rappresentato un prezioso polmone durante la recessione devono essere affiancate da prestazioni a sostegno della persona, della famiglia e della professione che specialmente per le libere professioni hanno rappresentato dei veri e propri ponti per attraversare fasi complicate in questi anni.

Anche in questo caso, quella di allineare strumenti (finanziari e non) e normative alle nuove e mutevoli esigenze degli iscritti si configura forse come la vera sfida da superare per mettere in pratica quel cambio di mentalità ormai maturo. Un welfare che si allarga e si amplia, integra salute e previdenza, ma anche primo e secondo pilastro, pone nuove sfide e interrogativi: non è forse il momento di introdurre misure come il plafond unico di deducibilità per fornire risposte concrete al progressivo e, allo stato attuale, irrimediabile invecchiamento della popolazione, creando sinergie tra sanità integrativa e welfare complementare?

Sullo sfondo emerge il tema del lavoro, i cui cambiamenti stanno impattando in maniera forte sull’universo di riferimento e sulle prospettive della previdenza complementare. Anche in questo caso, la riflessione ha evidenziato l’esigenza di porre al vaglio della politica e delle parti sociali nuove forme di protezione per promuovere il welfare integrativo: modalità di sostegno a brevi periodi di inoccupazione mixando i “fondi di solidarietà” con prestazioni temporanee offerte dai datori di lavori aderenti ai fondi pensione; oppure forme di anticipazione delle prestazioni (sul modello RITA) che potrebbero incentivare i giovani, migliorando  l’appealing dei potenziali iscritti per irrobustire un pilastro che trova non poche difficoltà a rinnovare la sua linfa.

Il mondo della previdenza e tutti i suoi attori, nessuno escluso, sono chiamati a confrontarsi con un mondo che è profondamente cambiato nella sua anima, dal mercato del lavoro a quello finanziario, passando per la stessa governance degli operatori coinvolti. Il tempo per assimilare i nuovi strumenti finanziari, per dare risposta alle nuove aspettative createsi, porsi obiettivi coerenti con le più ampie funzioni della previdenza, facendosi pienamente carico della responsabilità di cui gli enti previdenziali sono investiti sta per scadere. È ora di dare sbocco al cambio di mentalità maturato.

 

07/10/2016

 
 
 

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