Vent’anni di Casse 103 tra previdenza e welfare integrato

Presentato il Rapporto di ricerca realizzato dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali in occasione del Ventennale degli Enti istituiti con il dgls 103/1996

Edoardo Zaccardi - @EdoardoZaccardi

In occasione del Ventennale degli Enti istituiti con decreto legislativo 10 febbraio 1996, n.103 il Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali ha realizzato un Rapporto di ricerca che ha messo in evidenza la genesi normativa e lo sviluppo operativo che hanno caratterizzato questi enti, affrontando anche quelle questioni “aperte” cui per varie ragioni non si è riusciti a trovare soluzione nel corso di questi anni.

Da una parte, dunque, si sono ripercorse le “regole del gioco” della privatizzazione, che hanno condotto a una sorta di limbo: quello in cui si è enti privatizzati sulla carta, ma non nei fatti. Controlli fin troppo invadenti e ridondanti, un sistema di fiscale tutt’altro che vantaggioso, nonostante ENPAB, ENPAP, ENPAPI, EPAP ed EPPI siano enti previdenziali obbligatori per le libere professioni di riferimento, previsioni normative che stringono, fino a soffocare, quell’autonomia sancita dal legislatore. Su tutte, basti pensare all’inserimento di questi enti nell’elenco delle pubbliche amministrazioni (Istat) che, tra le altre cose, ha comportato la sottoposizione alle norme della spending review per avere idea dell’atteggiamento ondivago mantenuto dal legislatore, “sballottato” tra affermazioni di privatizzazione e tentazioni di ripubblicizzazione. E ancora, l’esclusione da finanziamenti pubblici per ripianare eventuali deficit, come allora sarebbe normale per una pubblica amministrazione e come del resto avviene anche per le gestioni INPS; in tal caso, via al commissariamento dell’ente con gli iscritti che non potrebbero far altro che assistere inermi alla riduzione anche drastica delle prestazioni, senza forma alcuna di solidarietà generale.

Il Rapporto ha analizzato anche le peculiarità che caratterizzano l’universo di riferimento delle “Casse 103” e plasmano il loro operare verso gli iscritti, oltre al ruolo assunto nel campo del welfare dedicato ad una componente particolare del lavoro, quella libero professionale, che proprio in questi anni affronta una fase decisamente complicata, ponendo nuove sfide proprio agli enti di previdenza e assistenza.

Al netto delle tante criticità affrontate, le Casse possono oggi riscuotere la soddisfazione degli iscritti che in questa loro “casa” trovano, in modo personalizzato e familiare, molte delle risposte alle problematiche non solo previdenziali, ma anche professionali e sociali prodotte da una società sempre più complessa e competitiva.

La progressiva entrata a regime del sistema previdenziale, che oggi conta appena 11.383 quiescenti a fronte di oltre 160 mila iscritti, pone il tema dell’adeguatezza delle prestazioni (oggi poco più che “simboliche”), cui le Casse dovranno fornire risposta; la perdurante crisi, insieme occupazionale e reddituale, non aiuta di certo né gli enti - chiamati a fornire prestazioni di assistenza e di sostegno (solo nel 2015 per la sola rateazione dei contributi degli iscritti sono stati impiegati 28,9 milioni di €) – né tanto meno gli iscritti, le cui contribuzioni medie sono ormai ferme ai livelli di dieci anni fa, nonostante l’aumento sensibile delle aliquote di contribuzione che evidentemente sono state applicate su montanti reddituali in generale e patologica contrazione. Queste solo alcune delle sfide che le Casse del 103 hanno raccolto venendo incontro alle mutevoli – e nel corso di appena 20 anni anche mutate – esigenze degli iscritti. In che modo? Non soltanto “previdenza”, ma sempre più convintamente “welfare integrato, personalizzato e flessibile” verso i propri iscritti, secondo una moderna accezione del termine: vale a dire, assistenza all’iscritto e alla famiglia, prestazioni sanitarie e sociali, welfare professionale a supporto e sostegno delle fasi complicate del lavoro, ma anche per rilanciare la sfida al mercato e guardare in avanti.

Senza peraltro trascurare un aspetto “macro”: il ruolo svolto dalle Casse del 103 nei confronti del Paese, cui è destinata una quota importante (quasi il 38%) del patrimonio complessivo investito (4,2 miliardi), e che in misura più che proporzionale di quanto non facciano altri investitori istituzionali è messa a frutto lì dove gli stessi professionisti operano e costruiscono il loro e il nostro futuro.

15/12/2016 

 
 
 

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