Verso un nuovo modello sociale: le Casse fanno scuola

Cambia il mondo del lavoro e s'impone di riflesso la necessità di pensare a un nuovo modello di welfare, che metta al centro di tutto la persona: quali prospettive per le Casse dei liberi professionisti?

Edoardo Zaccardi - @EdoardoZaccardi

Le trasformazioni strutturali, per certi versi epocali, che hanno attraversato, rivoluzionandoli, dapprima le tecnologie e il fare impresa, fino a propagarsi poi al mercato del lavoro e, inevitabilmente, a quello del welfare, hanno imposto una riflessione anche a livello di modello sociale. Le ripetute transizioni affrontate dalla società soltanto negli ultimi anni, dalla globalizzazione alla crisi economica, passando per i profondi mutamenti demografici in atto e soprattutto la Quarta rivoluzione industriale, l’ultima transizione in ordine di tempo, hanno infatti generato nuove aspettative di tutela e di empowerment, a loro volta rispondenti a nuove logiche.

Sono queste le premesse dalle quali è scaturito il “Libro bianco per un welfare della persona, al tempo della quarta rivoluzione industriale”, a cura di ADAPT, e oggetto di un seminario AdEPP che si è svolto nella giornata di ieri presso la sede ENPAPI. Già nel titolo figurano gli elementi chiave del tema, le variabili nuove intorno alle quali organizzare il nuovo modello sociale: al centro vi è la persona, con i suoi lavori (è terminata l’epopea del posto fisso e il lavoro, a sua volta, è in continua e repentina mutazione) e le sue mutevoli sfere (professionale, personale, familiare solo per citarne alcune), che il sistema di welfare deve prefiggersi di tutelare; la variabile nuova è la rivoluzione industriale, la Quarta che, con i suoi impatti, ha mutato radicalmente e irreversibilmente il quadro di riferimento economico e sociale, quindi anche il welfare.

La sostanza è chiara: a fronte di questo contesto profondamente mutato, è con una nuova ratio che bisogna approcciare a un nuovo modello sociale “diversamente protettivo, ma con in sé una capacità protettiva più ambiziosa”, come l’ha definito il Sen. Maurizio Sacconi, in apertura del seminario. Anche sulla forma da dare a questa sostanza vi è un accordo sostanziale: se la linearità e la separazione che contraddistinguevano il modello sociale precedente, con i suoi istituti e le sue istituzioni (l’istruzione, la formazione, il lavoro, la pensione) – come affermato da Emmanuele Massagli, presidente di ADAPT - aderivano a un “fare impresa”, un mercato del lavoro e presidi del welfare baricentrati sul cosiddetto posto fisso, oggi occorre una discontinuità, una nuova direzione da infondere al modello sociale che possa condurlo a superare “quelle separazioni che sono uno dei problemi principali del nostro welfare”.

Un welfare, come analizzato dal Prof. Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, che presenta delle forti anomalie nel nostro Paese, e che ci rendono un unicum tra i Paesi sviluppati: più della metà della spesa pubblica è assorbita dalla spesa per welfare, che a sua volta necessita del gettito prodotto da tutte le imposte dirette per finanziarsi, drenando dunque risorse altrimenti destinabili agli investimenti, alla crescita; il 50% dei pensionati odierni beneficia di prestazioni “assistite”, ed è questo un sistema che si perpetua tal quale a se stesso, come mostrano le  nuove prestazioni liquidate a partire dal 2015, circa la metà delle quali è per l’appunto assistita; il 70% del debito pubblico italiano, del resto, è di tipo previdenziale, e questa è la riprova di come il welfare sia una componente fondamentale, troppo importante non soltanto in chiave passiva, funzionale alla tutela, ma soprattutto in chiave attiva, di sviluppo e crescita per il Paese e per i suoi cittadini.

Come arrivare a un modello sociale che sia inclusivo, protettivo e soprattutto, in linea con la progressiva complessità della società attuale, sempre più personalizzabile, modulabile in base ai bisogni delle singole persone? Superare la separazione è una delle strade sulle quali proseguire: “previdenza, sanità e assistenza sono sempre state intese come aree separate, a se stanti, anche in ragione dei metodi diversi di funzionamento; oggi, tuttavia, è sempre più necessario integrarle, sia creando passerelle tra i vari pilastri di ciascun ambito (verticalmente), sia tra i tre ambiti (orizzontalmente)”, ha affermato il Sen. Sacconi. L’altro percorso, questo già ben presente in ambito AdEPP e sul quale passi importanti sono stati compiuti, concerne il lavoro, dal quale occorre partire: le politiche di welfare delle Casse dei liberi professionisti devono fondarsi sul lavoro, sulla professione, sulla sua tutela e sulla creazione di nuove opportunità, nuovi campi da colonizzare nel mercato, attraverso la predisposizione di politiche attive. “La tutela della professione è la prima sfida del welfare delle Casse - come ha rimarcato Alberto Oliveti, presidente AdEPP – i cui target si declinano oggi, e sempre più domani, in tre parole chiave: inclusione, flessibilità e supporto (non il mero sostegno) alla professione”.

Proprio l’esperienza delle Casse, che da sempre rappresentano un propulsore di innovazione nel mondo del welfare, perché alle prese con le dinamiche proprie di un mercato fisiologicamente vitale, sono state prese a modello da Concetta Ferrari - Direttore Generale per le politiche previdenziali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – nel costruire un sistema di welfare flessibile e adattabile alle singole specificità della varie anime delle libere professioni: “L’esperienza delle Casse – ha affermato - è la prova plastica di come la flessibilità nel welfare funzioni eccome, e come sia vitale oggi rifuggire da quelle istanze omologatrici, da quelle pretese di voler creare un contenitore unico valido per tutti, che rappresenterebbe un impoverimento del sistema e un’opportunità in meno per i professionisti, e per il Paese”. 

29/5/2017

 
 
 

Ti potrebbe interessare anche