Legge di Bilancio, quali orizzonti per welfare e previdenza? Il commento di Busacca e Patriarca

Welfare, lavoro e salute, con particolare riferimento ai provvedimenti previsti dalla prossima Legge di Bilancio: all'Annual Meeting sul Welfare integrato il punto di vista della politica, con Bruno Busacca e Stefano Patriarca

Centro Studi e Ricerche - @ItPrevidenziali

Anche la seconda giornata di lavori dell’Annual Meeting sul Welfare Integrato “Quando le buone pratiche e le eccellenti esperienze migliorano il welfare integrato: bilanci, iscritti e sistema Paese”, organizzato da Itinerari Previdenziali dal 10 al 12 novembre, ha offerto il punto di vista della politica sui temi del welfare, del lavoro e della salute.

Bruno Busacca, Capo della Segreteria Tecnica del Ministro del Lavoro, ha aperto i lavori della mattina, ponendo l’accento sugli interventi che saranno inclusi nella prossima Legge di Bilancio: “la ricongiunzione non onerosa dei contributi presso gestioni previdenziali differenti e l’estensione della no tax area si collocano nel segno dell’equità, mentre i provvedimenti in materia di quattordicesime vanno nel segno della solidarietà”. Se la manutenzione è un'esigenza indifferibile per ogni sistema pensionistico, oggi “sempre più cruciale è diventata la fase di alimentazione, la contribuzione da parte dei lavoratori attuali e futuri pensionati” ha affermato Busacca. In questo senso la ripresa del mercato del lavoro è una priorità, eppure i dati evidenziano “un tasso di attività in calo al Sud e tra le donne, e questi non buoni segnali”. Dopo la riforma del lavoro degli scorsi anni e gli interventi sulle pensioni di quest’anno, il prossimo sarà quello buono per la revisione del sistema delle Casse previdenziali e dei fondi pensione complementari, anche in un’ottica di crescente integrazione funzionale con i fondi di sanità integrativa.

Anche le conclusioni dei lavori, affidate a Stefano Patriarca, Consigliere Economico della Presidenza del Consiglio, hanno tratto spunto dal quadro attuale riferito alla previdenza e dalla misure che saranno introdotte nella Legge di Bilancio. “Un sistema in cui non ci si può permettere il lusso di uscire dal mercato del lavoro prima dei 65 anni e non si possono penalizzare eccessivamente i redditi attuali per incrementare il debito previdenziale futuro” – ha affermato Patriarca – “non può non far ricorso alle risorse private e declinare in maniera diversa il rapporto tra sistema previdenziale pubblico e privato”. È il caso dell’APE, che come ha osservato Patriarca “utilizza il risparmio privato per garantire un reddito ponte verso la pensione, ma è il caso anche della RITA, che concorre alla necessità di finanziare l’uscita flessibile dal mercato del lavoro utilizzando il risparmio della previdenza complementare. Quest’ultima ha, in questa logica, la possibilità di superare il limite congenito di essere uno strumento a immagine e somiglianza della previdenza pubblica”.

 

12/11/2016 

 
 
 

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