Brexit

E’ notizia di questi giorni il botta e risposta avvenuto tra Obama, Presidente degli Stati Uniti d’America, ed il sindaco di Londra, Boris Johnson. Pomo della discordia: Brexit. E’ ormai parecchio tempo che sentiamo nominare questo ...

Francesco Pietro Foppa Pedretti

E’ notizia di questi giorni il botta e risposta avvenuto tra Obama, Presidente degli Stati Uniti d’America, ed il sindaco di Londra, Boris Johnson. Pomo della discordia: Brexit.

E’ ormai parecchio tempo che sentiamo nominare questo nuovo inglesismo e probabilmente lo stesso avverrà anche nei prossimi mesi. Capirne il significato e le conseguenze è forse il tassello mancante alla marea di informazioni che in questi giorni ci sono state comunicate dai vari media nazionali.

Il termine Brexit sta semplicemente ad indicare la possibilità che la Gran Bretagna esca dall’Unione Europea (Britain Exit da cui Br-exit). I cittadini del Regno Unito sono infatti chiamati, attraverso un referendum che avverrà il 23 giugno 2016, ad indicare la propria volontà in merito alla permanenza o meno all’interno dell’Europa Unita.

Perché tutto questo ha scatenato la presa di posizione dei vari leader mondiali?

Le motivazioni sono fondamentalmente due. La prima, quella forse più lampante agli occhi di tutti è legata alla perdita di credibilità dell’Unione Europea (non nascondiamoci dietro ad un dito, se la Gran Bretagna dovesse decidere di uscire dall’UE sarebbe un chiaro segnale di un progetto incompiuto, di un unione che di “unione” ha solamente il significato letterario). La seconda, conseguenza diretta del punto precedente, sono le ripercussioni sui mercati finanziari. Secondo il Fondo Monetario Europeo infatti, l’uscita della Gran Bretagna potrebbe comportare “gravi danni regionali e globali” derivanti dalla possibile interruzione delle attività commerciali con il Regno Unito e, più in generale, con il mercato Europeo. Da uno studio effettuato da Bertelsmann Stiftung in collaborazione con l’Ifo Institute di Monaco è emersa una situazione drammatica per i contribuenti britannici: la Brexit potrebbe infatti costargli circa 313 miliardi di Euro con una riduzione del PIL attesa di circa 14% nei prossimi 12 anni.

Saranno affari loro, potremmo pensare in un’ottica egoistica. Così, però, non è. In caso infatti di Brexit, tutta l’economia Europea ne risentirebbe gli effetti, anche se con un’incidenza minore (almeno per i Paesi che in questi anni stanno trainando l’Area Euro). Sempre dalla stessa analisi sopra citata emerge infatti come l’impatto della Brexit sulla Germania potrebbe comportare una riduzione del PIL compresa tra i 9 (circa) miliardi di euro, nello scenario migliore, fino a raggiungere la quota di 58 miliardi di Euro nello scenario più sfavorevole.

Ed in Italia? Quali potrebbero essere le dirette ripercussioni sul nostro Paese?

Considerando i buoni rapporti economici tra l’Italia e la Gran Bretagna gli effetti sull’export / import saranno verosimilmente significativi. Non dimentichiamoci infatti che noi abbiamo la famosa etichetta del “made in Italy” e dunque forniamo al Regno Unito, come al resto del mondo, prodotti quali cibo, vestiario, mobili. D’altro canto, dal “made in UK”, importiamo hi-tech, farmaci, servizi finanziari. Gli scambi dunque sono continui ma soprattutto consolidati tra i due Paesi. A questo fattore si aggiungono poi tutti quegli italiani che in Gran Bretagna ci vivono. Se le stime sono corrette (e si spera che anche la statistica e la probabilità ogni tanto sbaglino) molti di loro, purtroppo, potrebbero perdere il posto di lavoro e forse saranno costretti ad abbandonare i loro sogni e trovarsi una sistemazione altrove (guardando il bicchiere mezzo pieno potremmo sperare che dopo la “fuga di cervelli” ci sia un “rimpatrio di cervelli”).

Alla luce delle considerazioni fatte la situazione è allarmante. Lo è ancora di più se guardiamo ai possibili investimenti “da fare” sui mercati finanziari. European Select Strategies Fund ha infatti a tal proposito scelto di ridurre le esposizione che potrebbero essere influenzate negativamente dalla Brexit. In un’ottica di gestore di un fondo probabilmente, la scelta migliore da fare sarebbe quella di diversificare il più possibile gli investimenti, alla luca anche del periodo di alta volatilità che ci aspetta osservare sui mercati.

Ad oggi, purtroppo, sono ancora tanti, troppi i parametri di incertezza intorno alla questione Britannica. La speranza comune è che il tutto sia solamente un fuoco di paglia tale però da essere un campanello d’allarme per tutti i nostri politici, italiani ed europei, affinché gli stessi prendano decisioni mirate a risollevare la nostra economia.

 

26/04/2016

 

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