COVID-19, contagi e tutele infortunistiche: dai trend passati a quelli futuri

Dopo il rallentamento registrato nei mesi estivi, tornano a salire insieme ai contagi da nuovo coronavirus anche le denunce di infezioni di origine professionale: dati e linee di tendenza sulle categorie di assicurati più colpiti per genere, età, territorio e professione a partire dal nono report Inail sugli infortuni legati a COVID-19

Mara Guarino

Al 30 settembre 2020, le denunce di infortunio sul lavoro a seguito di COVID-19 segnalate all’Inail sono 54.128: il 15% delle denunce pervenute dall’Istituto da inizio anno e il 17,2% dei contagiati nazionali totali comunicati dall’ISS da inizio anno. Rispetto al monitoraggio precedente, effettuato al 31 agosto, le denunce salgono quindi di 1.919 unità, di cui 1.127 relative a infezioni avvenute in settembre e 792 imputabili invece ai mesi precedenti (per effetto del consolidamento dei dati). 

Come precisato dalla stessa Inail in occasione del rilascio del nono report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, i dati sulle denunce così messi a disposizione sono da ritenersi provvisori e da maneggiare con assoluta cautela nel confronto con quelli diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, anche in virtù della platea di riferimento decisamente più ristretta, ma comunque di grande utilità nell’individuare trend quantitativi e qualitativi sulla diffusione del nuovo coronavirus,con particolare riferimento alla segnalazioni prodotte da datori di lavoro. 

 

COVID-19 e tutela infortunistica 

Per comprendere meglio le evidenze statistiche, vale innanzitutto la pena di ricordare che, a partire dallo scorso marzo, l’articolo 42 del cosiddetto decreto “Cura Italia” stabilisce che nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS-CoV-2) in occasione di lavoro l’Inail, dopo opportuna comunicazione, deve assicurare la relativa tutela dell’infortunato: l’infezione provocata dal coronavirus – periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria, con conseguente astensione dal lavoro, compreso - è trattata a tutti gli effetti, sotto il profilo assicurativo, come un infortunio sul lavoro.

Come per un qualsiasi infortunio dovuto a incidente o altra causa violenta, la tutela si estende quindi a lavoratori dipendenti e assimilati, in presenza dei requisiti soggettivi previsti dal decreto 1124/1965 del Presidente della Repubblica, nonché gli altri soggetti previsti dal decreto legislativo 38/2000 (lavoratori parasubordinati, sportivi professionisti dipendenti e lavoratori appartenenti all’area dirigenziale) e dalle altre norme speciali in tema di obbligo e tutela assicurativa Inail.

 

L’evoluzione dei contagi da COVID-19 nel tempo

Fatte le doverose premesse sulla platea “indagata”, i dati aggiornati allo scorso 30 settembre aiutano comunque a tracciare l’evoluzione dei contagi: il 51,2% delle oltre 54mila denunce di infortunio sul lavoro a seguito di COVID-19 segnalate all’Inail si concentra nel mese di marzo; segue per numerosità aprile con il 33,8%. Il 7,1% sono denunce afferenti al mese di maggio, l’1,8% a febbraio, l’1,7% a giugno, lo 0,9% a luglio, l’1,4% ad agosto e il 2,1% a settembre.  Come ricorda il report, pur nella provvisorietà dei dati, l’analisi delle denunce di infortunio per mese di accadimento rileva dunque che al picco dei contagi di marzo e aprile ha fatto seguito un ridimensionamento a maggio e, ancora di più, nei mesi estivi di giugno-agosto, che scendono addirittura al di sotto dei mille casi mensili, verosimilmente per effetto sia delle ferie godute da molte categorie di lavoratori sia del generale rallentamento della diffusione del virus su tutto il territorio nazionale. La tendenza si inverte proprio a settembre, quando i casi tornano a superare quota mille, cifra che peraltro le recenti notizie di cronaca spingono a ipotizzare in ulteriore aumento nei mesi a venire. 

Ripartendo invece l’intero periodo di osservazione in due intervalli in funzione del lockdown – fase di lockdown, fino a maggio compreso, e fase post lockdown, da giugno a settembre - è possibile riscontrare, come forse piuttosto prevedibile, significativi scostamenti in termini di incidenza del fenomeno tra le diverse categorie di lavoratori. L’insieme dei settori della sanità, assistenza sociale e amministrazione pubblica (con particolare riferimento alle attività degli organismi preposti alla sanità e amministratori regionali, provinciali e comunali) sembra ad esempio confermare il trend generale sull’incidenza delle denunce, passata dall’80,6% dei casi codificati fino a maggio al 54,2% del quadrimestre successivo, con successiva risalita a settembre; tendenza opposta per quei settori che, bloccati dalle misure di contenimento, hanno invece visto crescere le denunce di contagio nei mesi estivi, alla ripresa della proprie attività. È il caso ad esempio dei servizi di alloggio e ristorazione, passati dal 2,5% del primo periodo al 6,4% del quadrimestre successivo, del commercio la cui incidenza è cresciuta dall’1,4% al 3,4% o, ancora dei trasporti, “cresciuti” dall’1,1% al 4,9%. 

 

L’identikit delle denunce da COVID-19 

Le rilevazioni Inail consentono in effetti anche di “profilare” i contagiati per genere, età, provenienza e settore produttivo, offrendo ulteriori spunti di interesse – per quanto parziali – sulla diffusione dei contagi, in particolar modo sul luogo di lavoro. Rilevante innanzitutto rimarcare che per il 70,7% i contagiati sono donne, “solo” il 29,3% uomini. La prospettiva tuttavia si ribalta guardando alle denunce con esito mortale, 319 in tutto (circa un terzo dei decessi denunciati da inizio anno e circa lo 0,9% in termini di incidenza rispetto al complesso dei deceduti nazionali da COVID-19 comunicati dall’ISS alla stessa data): l’84% dei decessi ha infatti interessato lavoratori uomini, il 16% assicurate donne. 

L’età media dei contagiati risulta invece analoga per entrambi i sessi, 47 anni; si sale invece a 48 guardando all’età mediana, che ripartisce la platea in due gruppi egualmente numerosi (56 anni quella dell’ISS per la platea nazionale). In ogni caso, venendo al dettaglio per classe di età, quella più rappresentata per entrambi i sessi è la fascia 50-64, con il 43,9% del totale di denunce complessive; fanno seguito le fasce 35-49 con il 36,6%, la classe 18-34 anni con 17,4% e gli over 64 con il 2,1%. Cambiano invece le proporzioni guardando ai casi mortali: l’età media dei deceduti è 59 anni (82 quella calcolata dall’ISS per i deceduti nazionali), con il 69,9% del totale delle denunce riguardanti la classe 50-64 anni. Seguono dunque le fasce over 64 anni (19,4%), 35-49 anni (9,4%) e under 34 anni (1,3%). 

Figura 1 - Denunce di infortunio da COVID-19 pervenute all’Inail per classe di età e genere
(periodo accadimento gennaio - 30 settembre 2020)

Figura 1 - Denunce di infortunio da COVID-19 pervenute all’Inail per classe di età e genere (periodo accadimento gennaio - 30 settembre 2020)

Fonte: nono report Inail sulle denunce da infortunio sul lavoro a seguito di COVID-19

L’analisi territoriale dei contagi evidenzia invece una distribuzione delle denunce del 55,1% nel Nord-Ovest (Lombardia 35,2%), del 24,4% nel Nord-Est (Emilia-Romagna 10,4%), dell’11,9% al Centro (Toscana 5,6%), del 6,2% al Sud (Puglia 2,6%) e del 2,4% nelle Isole (Sicilia 1,2%).  Sempre nel Nord Italia si contrano anche le province con il maggiore numero di contagi - Milano (10,8%), Torino (7,8%), Brescia (5,4%) e Bergamo (4,6%) – e il più elevato numero di casi con evoluzione mortale. Primato che vede tristemente in testa proprio il Nord-Ovest (56,7%) e, in particolar modo, la Lombardia. 

Figura 2 - Denunce di infortunio da COVID-19 pervenute all’Inail per ripartizione territoriale
(periodo accadimento gennaio - 30 settembre 2020)

Figura 2 - Denunce di infortunio da COVID-19 pervenute all’Inail per ripartizione territoriale (periodo accadimento gennaio - 30 settembre 2020)

Fonte: nono report Inail sulle denunce da infortunio sul lavoro a seguito di COVID-19

Un’ultima doverosa riflessione spetta infine all’analisi per ambito di attività degli infortunati che, come ampiamente prevedibile vede nelle professioni sanitarie e socio-sanitarie le più colpite dai contagi: la più coinvolta in assoluto è categoria dei tecnici della salute, con il 39,2% delle denunce (più di 3 casi su 4 riguardano donne, l’83% delle denunce coinvolge infermieri e infermiere); a scalare Inail registra quindi il 20,6% delle denunce da parte di operatori socio-sanitari (anche in questo caso netta la prevalenza femminile), il 10,1% per i medici, l’8,9% in arrivo da operatori socio-assistenziali e, infine, il 4,7% di denunce da parte di personale non qualificato nei servizi sanitari, come ad esempio ausiliari, portantini o barellieri. 

La maggiore incidenza di contagi trova oltretutto triste conferma anche nelle statistiche gli esiti mortali dell’infezione causata da SARS-CoV-2: circa un terzo dei decessi riguarda proprio personale sanitario e socio-assistenziale. Più precisamente, le categorie maggiormente colpite dai decessi sono quelle dei tecnici della salute (il 58% sono infermieri, di cui metà donne) con il 9,5% dei casi codificati e dei medici con il 6,9%; a seguire vengono quindi gli operatori socio-sanitari con il 5,1%, il personale non qualificato nei servizi sanitari con il 3,6%, gli operatori socio-assistenziali (3,3%) e gli specialisti nelle scienze della vita come tossicologi e farmacologi con il 2,2%. Comunque coinvolte in maniera significativa anche altre categorie professionali, tra cui impiegati amministrativi (11,6%), addetti all’autotrasporto (6,2%) e addetti alle vendite (2,9%). 

Mara Guarino, Itinerari Previdenziali 

16/11/2020

 
 

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