Dottori commercialisti, sfide e prospettive della professione

Come abbiamo constatato negli anni più recenti la professione di Dottore Commercialista tende a ritagliarsi all’interno del panorama nazionale un ruolo ben definito e strutturato continuando a mantenere quel tratto anticiclico ...

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Come abbiamo constatato negli anni più recenti la professione di Dottore Commercialista tende a ritagliarsi all’interno del panorama nazionale un ruolo ben definito e strutturato continuando a mantenere quel tratto anticiclico che sta contraddistinguendo la categoria in un momento in cui l’economia – anche quella oltre confine – è logorata da una ripresa che tarda a venire.

Come dimostrano le medie reddituali degli ultimi anni, si intuisce che la professione non ha mai perso il suo appeal, nonostante i continui venti di crisi che hanno soffiato sull’intero comparto delle libere professioni, a cui si vanno ad aggiungere parametri demografici ancora favorevoli con un trend delle iscrizioni alla Cassa che, pur soggetto a lieve contrazione, si mantiene ben al di sopra dei 2000 nuovi ingressi per anno.

Il futuro è uno stimolo per chi dovrà avere a che fare con nuove richieste, essere in grado di usare i nuovi strumenti che la tecnologia impone e sapersi districare tra rivoli normativi, che di volta in volta generano nuovi ostacoli da superare; ma è anche un’incognita che va calcolata, che richiede programmazione e, ove possibile, interventi esogeni capaci di fornire la spinta che occorre alle nuove generazioni per partire.

Sostegno, organizzazione e pianificazione sono le parole chiave per aiutare le nuove leve a costruire una professione solida in grado di reggere l’urto di una crisi economica che ha radici profonde e genera nuovi “mostri” che, in un mercato sempre più flessibile, vestono i panni di agguerriti competitors.

Da qui l’importanza, oggi più di ieri, di uscire fuori dal guscio della conoscenza monodimensionale per aprirsi sempre più alla specializzazione in un’ottica di posizionamento strategico tra l’impresa e il mercato, riconoscendo la sfida della modernità.

Sotto questo aspetto vengono in soccorso di chi cerca un ruolo primario nella professione le Scuole di Alta Formazione (SAF), le uniche che consentono un adeguato aggiornamento continuo e la capacità riconosciuta di fornire nuovi paradigmi di riferimento per poter competere sul mercato.

Le SAF rimangono comunque soltanto il primo livello della pianificazione professionale, perché per andare oltre c’è bisogno di allargare i propri orizzonti, fare rete e condividere un insieme di valori capace di aiutare chi ha meno forza a strutturarsi in una cornice policroma sfruttando diverse competenze e specializzazioni.

La disponibilità a mettere insieme diverse competenze specialistiche trova lo sbocco naturale, prima di tutto, nell’evoluzione delle strutture professionali che individuano nella Società tra Professionisti (STP) un valido strumento per competere su mercati internazionali con i quali, inevitabilmente, i professionisti dovranno confrontarsi.

Il modello societario è in grado di fare da volano per quella che sarà la professione del futuro, poiché le società professionali specializzate consentono di ampliare il ventaglio di servizi professionali anche in termini di innovazione e approccio alla clientela, nonché dare la possibilità a giovani professionisti di contare sui flussi finanziari garantiti dai soci di capitale.

Esiste anche una strada per cosi dire più soft per “fare rete” e condividere le singole specializzazioni ed è quella di operare la professione in co-working, sul modello americano, ritrovandosi così per necessità a lavorare in uno spazio condiviso con altri professionisti. Uno strumento molto economico se si tiene conto dei tanti servizi che la condivisione permette e che altrimenti sarebbero fuori portata per chi si avvia alla professione, tenuto conto che oggi l’importanza della logistica lascia il passo all’utilizzo di strumenti tecnologici sempre più elemento fondamentale della professione.

Per ultimo la questione del sostegno, perché è importante nella fase di start up di riuscire ad accedere a fondi o a finanziamenti agevolati.

In ambito pubblico bisogna studiare le finestre di accesso ai fondi strutturali, a livello nazionale e regionale, che possono dare un valido sostegno ai liberi professionisti; in ambito privato la Cassa può fornire appoggi diretti e indiretti ed agevolare la crescita professionale dei giovani individuando diverse aree tematiche di intervento, attraverso convenzioni, investimenti e, se possibile, quote inutilizzate dei fondi.

 

L'articolo è tratto dal sito AdEPP.

24/05/2016

 

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