Trasformazione sociale e nuovi bisogni: la risposta del welfare aziendale punta sulla sanità integrativa

Secondo il Rapporto “Welfare Index PMI”, imprese e welfare aziendale rispondono ai nuovi bisogni sociali incrementando soprattutto le iniziative nel campo del sanità integrativa

Michaela Camilleri - @MiCamilleri

Se negli ultimi anni il dibattito sul funzionamento del nostro sistema di welfare (in particolare pensioni e sanità) si è focalizzato principalmente sullo squilibrio finanziario delle istituzioni pubbliche, oggi la questione dirompente è la necessità di tutelare i nuovi bisogni sociali che stanno via via emergendo. La definizione stessa di welfare state è da considerarsi infatti dinamica: le forme di intervento dello Stato in ambito sociale devono mutare nel tempo al variare della struttura sociale, demografica, economica e del mercato del lavoro, che evidenziando nuovi “rischi” comporta la nascita di nuovi “bisogni”.

Volendo fare l’esempio più semplice, fino a qualche decennio fa era la famiglia (nel senso allargato del termine, come insieme di più generazioni) che si faceva carico di gran parte dei rischi soprattutto nell’ambito della salute e dell’assistenza, curando i malati, gli infortunati, gli anziani, etc. Oggi, la risposta che il nucleo familiare è in grado di fornire non è più sufficiente, soprattutto a causa delle modifiche strutturali che sono intervenute: secondo gli ultimi dati ISTAT, quasi un terzo delle famiglie italiane è ormai costituito da un solo componente (una quota simile è costituita da anziani che vivono soli), il numero medio di componenti è sceso dai 3,35 degli anni Settanta ai 2,33 del 2015, il tasso di separazione è raddoppiato rispetto agli anni ’90 (circa il 30% dei matrimoni) e nel 2016 il 28% dei figli sono nati fuori dal matrimonio.

Ma sono molti altri i fattori che nel corso del tempo hanno portato alla luce nuovi bisogni sociali. Senza volerci dilungare troppo sulle cause e senza avere la pretesa di essere esaustivi, pensiamo soprattutto al progressivo invecchiamento della popolazione e al conseguente aumento del numero di anziani non autosufficienti o colpiti da malattie croniche, al basso tasso di natalità, ai livelli di disoccupazione (soprattutto giovanile) che appaiono ancora più elevati se confrontati con i nostri competitors europei, allo scarso ricambio generazionale all'interno delle aziende e al ritardo nell’accesso dei giovani al mercato del lavoro, etc.

In questo contesto di profondi mutamenti il welfare integrato si confronta dunque con un duplice sfida: accelerare l’integrazione delle prestazioni pubbliche da un lato e offrire soluzioni ai nuovi bisogni dall’altro.

Ma quali sono i trend di questo comparto, soprattutto a livello di iniziative aziendali? E verso quali aree specifiche di intervento si sta muovendo?

Secondo il Rapporto 2017 “Welfare Index PMI”, che analizza oltre 3.400 imprese indagando quali progetti di welfare integrato hanno avviato, il 47% delle aziende ha intrapreso almeno un’iniziativa nell’ambito della sanità integrativa, con una crescita dell’8% rispetto all’anno scorso. Sono in aumento anche le iniziative legate alla conciliazione vita-lavoro (dal 22% al 31%) e il welfare allargato al territorio (dal 15% al 23%). Pur aumentando di poco rispetto al 2016, l’area del sostegno economico ai lavoratori (inteso come ristorazione, convenzioni con negozi, alloggi, prestiti agevolati e trasporti) resta una delle più sviluppate (46%).

Sempre stando ai risultati ottenuti dalla ricerca, a differenza delle altre aree in crescita che rispondono invece ai bisogni sociali emergenti e alla scarsità dell’offerta dei servizi, la crescita delle iniziative nell’ambito della sanità integrativa è dovuta alla forte domanda da parte dei lavoratori. Un'acquisizione di consapevolezza circa la possibilità di integrare le prestazioni sanitarie offerte dal SSN ottenendo benefici soprattutto in termini di costi? Il grado di attenzione verso questo settore è indubbiamente in aumento, ma non dimentichiamoci che nel 2015 gli italiani hanno speso ben 32,3 miliardi di euro di tasca propria per prestazioni sanitarie, quindi senza l’intervento di un intermediario come può essere un fondo sanitario, una mutua o una compagnia di assicurazione (dati tratti dal Quarto Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale Italiano di Itinerari Previdenziali). Eppure, per la via dell’intermediazione, passerebbe sicuramente la possibilità di risparmiare (tempo e denaro).

                                                                   Fig. 1 – Variazione dell’attività per welfare aziendale, 2016 e 2017, valori %

                                                                   Fonte: Rapporto 2017 “Welfare Index PMI”

Dal rapporto emergono poi alcune caratteristiche peculiari dell’attuale sistema di welfare aziendale:

  • La crescita è dovuta essenzialmente all’aumento delle iniziative nelle imprese già attive nel comparto, che prima delle altre sperimentano l’efficacia delle iniziative adottate per i propri collaboratori
  • La tipologia delle iniziative si differenzia a seconda del settore produttivo, ma c’è omogeneità sul territorio nazionale
  • La dimensione delle imprese conta: si registrano maggiori iniziative nelle imprese più grandi (soprattutto nelle aree della sanità integrativa, previdenza complementare e sostegno economico), da cui deriva il problema della massa critica

Senza dimenticare le ultime agevolazioni introdotte dalla legge di stabilità 2017 in tema di welfare aziendale, l’auspicio è che le iniziative già intraprese dalle aziende più grandi e più attive possano essere di stimolo e di esempio anche per tutte le altre. Avanti così ci verrebbe da dire, si può fare!


5/4/2017

 

 
 

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