Industria 4.0: il punto sulla nuova rivoluzione industriale tra occupazione e responsabilità manageriale

Andare incontro al nuovo futuro rappresentato dall’Industria 4.0 attraverso un diverso approccio alla managerialità, nuove competenze, alta professionalità e capacità di confrontarsi in modo creativo con la realtà del mondo del lavoro: la risposta alle sfide poste da automazione e digitalizzazione

Mara Guarino - @MaraGuarino

L’uomo presto rimpiazzato dalle macchine? È questa l’immagine che, tra luoghi comuni e pessimismo sugli sviluppi futuri del comparto industriale, ricorre spesso alla mente quando si parla di Industria 4.0, un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, come del resto inevitabile dati i cambiamenti in corso del mondo dell’industria e del lavoro, ma a proposito del quale restano forse ancora molti nodi da sciogliere, non ultime le paure e i dubbi di quanti temono gli effetti di una tecnologizzazione sin troppo dirompente. Di Industry 4.0 e del ruolo cruciale del manager in questo periodo di transizione epocale si è quindi parlato nel corso del convegno di apertura dell’ultima assemblea annuale di ALDAI-Federmanager, occasione per mettere a confronto il punto di vista di massimi esperti di vari ambiti sul tema della responsabilità manageriale.

E responsabilità è anche la parola chiave dell’intervento di Romano Ambrogi, Presidente ALDAI-Federmanager, che ha aperto la discussione ricordando, da un lato, la centralità di Milano e della Lombardia tutta nell’economia d’impresa italiana e, focalizzandosi, dall’altro su una delle chiavi di questo successo, l’elevato tasso di managerializzazione dell’area. L’alta professionalità è del resto secondo Ambrogi l’unico modo per affrontare in chiave vincente e proattiva il futuro, tanto che da oggi al 2025 la richiesta di alte qualifiche da parte del mondo del lavoro crescerà tra il 6% e l'8%.

Non c’è però responsabilità senza educazione e, quindi, senza formazione: questo il messaggio lanciato invece dal Direttore del Dipartimento di Ingegneria gestionale MIP Alessandro Perego che, alla platea, si è detto ottimista nei confronti della rivoluzione in atto, pur temendone alcune criticità, in particolare per quel che concerne l’incremento della diseguaglianza tra quanti sanno gestire le nuove tecnologie e quanti, viceversa, rischiano di “subirle”. Per comprendere però come orientarsi nel nuovo scenario, occorre innanzitutto comprenderlo pienamente ed ecco allora che Perego ha voluto innanzitutto ricordare l’importanza di non limitare il concetto di Industria 4.0 alle mura delle fabbriche e ai processi di produzione: Industria 4.0 non significa infatti semplicemente automazione, vuol dire piuttosto sviluppare un approccio alla realtà industriale che si concentri sull’interconnessione in ogni sua fase, non ultima la relazione con il consumatore. Indubbiamente, se in questo momento storico si parla tanto spesso di quarta rivoluzione industriale è anche perché è aumentata la disponibilità di tecnologia, ma non bisogna comunque fare l’errore – ha ricordato Perego – di pensare all’Industry 4.0 come a una serie di progetti disarticolati, laddove è proprio la rete tra tutte queste tecnologie la vera possibile fonte di valore.

E da dove proviene invece la percezione di possibili minacce? Se è vero che sono ormai secoli che l’uomo va incontro agli effetti dell’automazione del lavoro, lo è altrettanto che forse per la prima volta deve confrontarsi con l’eventualità che le macchine non lo sostituiscano in attività manuali e/o ripetitive, bensì in quelle attività cognitive in cui riconosce la propria unicità. Il risvolto della medaglia è però anche qui duplice, come ha voluto sottolineare nel corso del proprio intervento Cristina Spagna, Managing Director Kilpatrick, ricordando che se, da una parte, la digitalizzazione erode (alcune) mansioni, dall’altra offre molteplici opportunità a chi è disposto a coglierle, leggendo in modo accorto e anche creativo le informazioni in arrivo dal mercato del lavoro. Basti pensare che una recente ricerca condotta dall’Università di Stanford ha ipotizzato che nel 2030 ci saranno più posti di lavoro che persone in grado di svolgerli. Ancora una volta, dunque, è la formazione a proporsi come unica strada da percorrere per non “subire” la tecnologia, ma al contrario per “dominarla” e orientarla nel modo più corretto.

Quella offerta dall’Industria 4.0 si può sintetizzare allora, come efficacemente fatto dal Vicepresidente Assolombarda Mattia Macellari nel corso del convegno promosso da ALDAI, come “un’opportunità crudele”. Un’opportunità dunque, ma anche un’arma di a doppio taglio, che rischia di veder soccombere quanti non sono disposti ad adattarsi o non lo faranno abbastanza velocemente. Una sfida che, in ultima analisi, potrà risultare vittoriosa se e solo se impresa e manager accetteranno di correre insieme with the Machine

6/6/2017

 
 
 

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