Jobs Act degli autonomi, quali novità?

Maternità, congedi parentali, deducibilità delle spese per la formazione e non solo: le principali novità introdotte dal cosiddetto "Jobs Act degli autonomi"

Gabriele Fava - @favaeassociati

Lo scorso 10 maggio, dopo un iter particolarmente travagliato, è stato approvato in via definitiva il tanto atteso Disegno di Legge n. 2233, recante “misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”. Il Capo I del DDL è interamente dedicato al lavoro autonomo non imprenditoriale ed introduce delle previsioni di rilievo per il settore giuslavoristico italiano.

Tra le novità di maggior rilievo per i lavoratori e le lavoratrici autonome, vi è la previsione secondo cui debbono considerarsi abusive, nonché prive di effetto, le clausole contrattuali che attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente a oggetto una prestazione continuativa, di recedere da esso senza congruo preavviso. Con specifico riferimento ai termini di pagamento, ossia uno degli aspetti indubbiamente di maggior criticità per tali tipologie di rapporto, si prevede che sono da considerarsi abusive le clausole mediante le quali le parti concordino termini di pagamento superiori a 60 giorni. Con la medesima ratio vengono inoltre considerate abusive, in quanto vessatorie, le clausole contrattuali che determinano un eccessivo squilibrio a favore del committente. A tal proposito, tuttavia, posto che la norma non specifica in maniera analitica quali clausole possano integrare uno squilibrio a favore del committente, potrebbe configurarsi il rischio che venga lasciato un eccessivo margine discrezionale al giudice chiamato a esprimersi in merito alla legittimità di tali clausole.

Sempre nell’ottica di una maggiore tutela in favore dei lavoratori autonomi e delle lavoratrici autonome è stata disposta l’introduzione di una disciplina più favorevole in caso di infortunio, malattia e gravidanza per i lavoratori che svolgono un’attività di tipo continuativo nei confronti dello stesso committente. In tali fattispecie, il rapporto di lavoro potrà essere sospeso fino a un massimo di 150 giorni salvo, tuttavia, che venga meno l’interesse alla prestazione da parte del committente. Con specifico riferimento a quest’ultimo aspetto, sarà fondamentale capire quanto dovrà considerarsi stringente la dimostrazione del “venir meno dell’interesse del committente”.

Anche in tema di maternità, si prevede un importante aspetto innovativo: le lavoratrici autonome iscritte alla gestione separata INPS potranno usufruire dell’indennità di maternità indipendentemente dall'effettiva astensione dal lavoro. Anche per quanto riguarda i congedi parentali, viene estesa la durata degli stessi fino a un massimo di 6 mesi da fruire entro i primi 3 anni di vita del bambino.

Non particolarmente innovative, al contrario, in quanto già di fatto precedentemente esistenti, sono da considerarsi le disposizioni del DDL che stabiliscono che al lavoratore autonomo spettino i diritti di utilizzo economico per le invenzioni e gli apporti originali nell’ambito dell’esecuzione del contratto, salvo che l’apporto innovativo non rappresenti l’oggetto stesso del contratto.

Appare condivisibile l’aumento della deducibilità delle spese sostenute dai lavoratori autonomi e dalle lavoratrici autonome per la formazione. Viene in tal senso modificato l’art. 54 comma 5 del T.U.I.R: le spese per la partecipazione a congressi, master, convegni e corsi di aggiornamento saranno interamente deducibili entro il limite annuo di 10.000 euro. Saranno, altresì, deducibili integralmente le spese sostenute dal lavoratore autonomo, fino a un massimo di 5.000 euro, per servizi personalizzati di certificazione di competenze, orientamento, ricerca, addestramento e sostegno dell’auto-imprenditorialità.

30/5/2017

 
 
 

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