Reddito di cittadinanza, le "non" politiche attive del lavoro

Su un totale di 700mila beneficiari coinvolti, solo 50mila hanno firmato il Patto per il lavoro. Cosa emerge dall'analisi congiunta delle domande finora pervenute all'INPS per il reddito di cittadinanza e del numero di percettori che, sulla base dei primi dati rilasciati dalle Regioni, hanno sottoscritto il Patto per il lavoro

Michaela Camilleri

Sin dall’origine e ancor prima della sua introduzione, le maggiori perplessità circa l’efficacia di una misura come il reddito di cittadinanza hanno riguardato la sua natura. L’intento dei proponenti è sempre stato quello realizzare una grande politica attiva del lavoro, marcando la differenza qualitativa dell’intervento rispetto al reddito di inclusione promosso nella precedente legislatura. Ma politiche attive del lavoro e politiche di contrasto alla povertà possono convivere in un unico strumento in maniera efficace? 

 

L'analisi delle domande pervenute

Gli ultimi dati diffusi dall’INPS nell’Osservatorio sul Reddito di Cittadinanza indicano che all’8 ottobre 2019 sono 1,5 milioni i nuclei che hanno presentato una domanda di reddito (o pensione) di cittadinanza: di queste, 982mila sono state accolte (il 65% del totale), 126mila sono in lavorazione (l’8%) e 415mila sono state respinte o cancellate (il 27%). Come già avvenuto anche per l’altra misura di bandiera del precedente Governo (Quota 100), l’analisi dell’andamento delle richieste rivela che, una volta superato il forte boom iniziale, si assiste a un progressivo assestamento del numero di domande anche se, in parte, le motivazioni sono di carattere fisiologico (figura 1).

Venendo alla distribuzione territoriale, la ripartizione si conferma simile a quelle precedentemente rilevata, con le regioni del Sud e delle Isole che detengono il primato delle domande pervenute (849mila nuclei, per un’incidenza pari al 56% del totale), seguite dalle regioni del Nord (425mila nuclei, pari al 28%), e da quelle del Centro (249mila nuclei, 16%).

Figura 1 – Numero nuclei richiedenti PdC/RdC per area geografica (dati cumulati)

Figura 1 – Numero nuclei richiedenti PdC/RdC per area geografica (dati cumulati)

Fonte: Osservatorio Statistico INPS, dati provvisori aggiornati all’8 ottobre 2019​

Nel dettaglio, dei 982mila nuclei le cui domande sono state accolte, al netto dei 39 mila che nel frattempo sono decaduti dal diritto, 825mila sono costituiti da percettori di reddito di cittadinanza, per un totale di 2,2 milioni di persone coinvolte, e per 118mila da percettori di pensione di cittadinanza, con 134mila persone coinvolte. La percentuale di composizione tra le due prestazioni erogate varia a seconda dell’area geografica: i nuclei percettori di reddito di cittadinanza si riducono dal 90% nelle regioni del Sud e delle Isole, all’85% nelle regioni del Centro per poi diminuire ulteriormente di due punti percentuali nelle regioni del Nord (si veda la figura 2 per il dettaglio per singola Regione).

Figura 2 - Nuclei percettori di reddito o pensione di cittadinanza al netto dei decaduti dal diritto per regione e tipologia della prestazione

Nuclei percettori di reddito o pensione di cittadinanza al netto dei decaduti dal diritto per regione e tipologia della prestazione

Fonte: Elaborazioni Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati INPS

L’importo medio mensile erogato nei primi tre mesi dall’istituzione della prestazione è stato pari a 482 euro, superiore del 7% rispetto a quello nazionale nelle regioni del Sud e delle Isole e inferiore rispettivamente del 7% e del 14% nelle regioni del Centro e del Nord. L’importo medio mensile varia anche in funzione della prestazione percepita: mediamente vengono erogati 520 euro per il reddito di cittadinanza e 215 euro per la pensione di cittadinanza. Al confronto con il ReI, il reddito di cittadinanza (escludendo la pensione di cittadinanza) ha comportato l’erogazione di prestazioni di importo più elevato: l’importo medio erogato a settembre 2019 è più elevato del 73% rispetto all’importo medio del Reddito di Inclusione (509 euro vs 294 euro).

 

Le prospettive occupazionali 

Come si diceva in apertura, l’obiettivo dichiarato dagli estensori del provvedimento è sempre stato quello di coniugare la necessità di contrastare la povertà e l’esigenza di realizzare una politica attiva del lavoro efficace. Proprio per questa ragione, è stato previsto che entro 30 giorni dal riconoscimento della prestazione il beneficiario venga convocato dai Centri per l’Impiego per stipulare il Patto per il lavoro, se nella famiglia almeno uno tra i componenti sia considerato “occupabile”, ossia rispetti almeno uno dei seguenti requisiti: 

  • assenza di occupazione da non più di due anni;
  • beneficiario della NASpI o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria o che ne abbia terminato la fruizione da non più di un anno;
  • sottoscrizione negli ultimi due anni di un Patto di servizio in corso di validità presso i Centri per l’Impiego;
  • a condizione che non abbiano sottoscritto un progetto personalizzato per il REI. 

Sono, a ogni modo, esclusi i beneficiari della pensione di cittadinanza, i beneficiari del reddito di cittadinanza pensionati o comunque di età pari o superiore a 65 anni, nonché i componenti con disabilità. Possono, inoltre, essere esonerati anche i componenti con carichi di cura legati alla presenza di soggetti minori di tre anni di età o di componenti del nucleo familiare con disabilità grave o non autosufficienti ovvero i frequentanti corsi di formazione e gli occupati a basso reddito.

Ebbene, secondo quanto recentemente dichiarato dalla Coordinatrice della Commissione Lavoro e Istruzione della Conferenza delle Regioni, su un totale di circa 700mila percettori considerati “occupabili”, i beneficiari del reddito di cittadinanza convocati dai Centri per l’Impiego per essere inseriti nel mercato del lavoro sono circa 200mila, i colloqui effettuati sono poco meno di 70mila e i patti per il lavoro sottoscritti (la cosiddetta “fase 2” della misura che permette di identificare le competenze delle persone, vincolandole così ad accettare almeno una delle tre offerte “congrue” che verranno loro sottoposte) ammontano a meno di 50 mila.

Si dirà che si tratta di “prime verifiche parziali” e che la “fase 2” è ancora un cantiere aperto, così come definita dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo che, negli scorsi giorni, ha firmato il decreto ministeriale che definisce l'attivazione dei lavori di pubblica utilità che i beneficiari del reddito di cittadinanza dovranno effettuare presso il proprio Comune di residenza. 

Ciononostante, alla luce di questi dati inziali, le perplessità circa l’efficacia dei percorsi di inserimento lavorativo argomentate nell’Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate “Il reddito di cittadinanza dopo la conversione in legge”, a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, paiono quantomeno fondate.

Michaela Camilleri, Area Previdenza e Finanza Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

28/10/2019

 

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