Jobs Act degli autonomi, un mini-statuto per le partite Iva

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Via libera al Jobs Act degli autonomi: congedi e sostegno al reddito per i professionisti in difficoltà tra le principali novità

Domenico Comegna

Il cosiddetto Jobs act del lavoro autonomo è finalmente legge (n.81, in Gazzetta Ufficiale del 13 giugno). Una riforma che era partita con l’ambizione di essere una sorta di Statuto dei liberi professionisti, ma che ha visto scemare le proprie ambizioni nel corso dell’esame parlamentare. Ciò non toglie che il testo contenga alcuni aspetti interessanti. Intanto, il riconoscimento del loro ruolo come ausiliari della Pubblica Amministrazione. La nuova normativa prevede infatti l’approvazione entro 12 mesi di uno o più decreti legislativi per disciplinare la devoluzione alle professioni ordinistiche di taluni atti o funzioni attualmente di competenza della Pa. Un’attività ausiliaria che potrebbe essere particolarmente importante in alcune materie, come per esempio la riduzione del contenzioso giudiziario o la certificazione di alcuni atti di rilevanza fiscale. Si tratta del riconoscimento di un ruolo che, per la verità, i professionisti in varie materie già svolgono da tempo, ma che finora era rimasto quasi anonimo. Un passo avanti, che rischia però di essere solo formale, perché la legge prevede esplicitamente che «dall’attuazione dei decreti legislativi … non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». A questo punto, la domanda nasce spontanea: chi pagherà i costi di questi servizi che dalla Pubblica Amministrazione saranno scaricati sulle spalle dei professionisti?  I cittadini che si avvalgono delle prestazioni professionali? Vedremo.

Il nuovo  lavoro autonomo - Negli ultimi vent’anni il sistema produttivo italiano è stato caratterizzato da profonde trasformazioni. La composizione della forza lavoro ha vissuto una radicale mutazione, vedendo crescere in maniera sempre più significativa il peso dei lavoratori che svolgono la loro attività in forma autonoma. Allo stesso tempo, i dati Istat mostrano come in questi anni le forme autonome di lavoro abbiano fortemente subito le conseguenze della crisi economica, costituendo il corpo sociale che più consistentemente è scivolato verso il rischio dell'esclusione sociale. Anche sotto il profilo della precarietà, nel contesto occupazionale del Paese generalmente negativo, i lavoratori autonomi hanno mostrato una condizione di ulteriore fragilità, attribuibile non tanto alla natura della prestazione autonoma, quanto alla mancanza di un'architettura complessiva di sostegno e di tutele. L'obiettivo della nuova normativa, quindi, è quello di costruire anche per i lavoratori autonomi un sistema di diritti e di welfare moderno capace di sostenere il loro presente e di tutelare il loro futuro.

Soggetti interessati - Le nuove norme, contenute in un pacchetto che può definirsi “Statuto delle Partite Iva”, si applicano a tutti i rapporti di lavoro autonomo, fatta eccezione delle imprese e piccoli imprenditori artigiani e commercianti iscritti alla camera di commercio. Gli interessati, nello specifico, sono :

Malattia - La novità riguarda in particolare la possibilità di sospendere il pagamento dei contributi Inps in caso di malattia grave per tutta la durata dell’evento morboso, e comunque fino ad un massimo di 2 anni. Terminato il periodo di malattia, il lavoratore ripagherà il debito contributivo, ossia i contributi previdenziali sospesi per la malattia, in rate mensili per una durata massima pari a 3 volte il periodo di sospensione. Inoltre, la malattia e l'infortunio dei lavoratori autonomi che prestano la loro attività in via continuativa per il committente non comportano l'estinzione del rapporto di lavoro, la cui esecuzione, su richiesta del lavoratore, rimane sospesa, senza diritto al corrispettivo, per un periodo non superiore a 150 giorni per anno solare, fatto salvo il venir meno dell'interesse del committente.  In proposito, va ricordato che la precedente normativa prevedeva che la malattia o l'infortunio del collaboratore a progetto comportassero il diritto alla sospensione del rapporto contrattuale per un periodo non superiore ad un 1/6 della durata stabilita, qualora essa fosse determinata, ovvero non superiore a 30 giorni per i contratti di durata determinabile; tali sospensioni non davano diritto a proroghe della durata del rapporto. Per la gravidanza, il diritto alla sospensione (sempre senza erogazione del corrispettivo) poteva comportare una proroga della durata del rapporto per un periodo di centottanta giorni (salva più favorevole disposizione del contratto individuale).

Maternità - L’ indennità di maternità a favore delle collaboratrici coordinate e continuative, durante il periodo di assenza obbligatoria (2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto), spetta indipendente dall’effettiva sospensione dell’attività lavorativa. Di conseguenza, la collaboratrice  potrà continuare a lavorare pur essendo sotto maternità pagata dall’Inps. Anche in questo caso, come per la malattia grave, l’assenza non comporta l'estinzione del rapporto di lavoro, la cui esecuzione, su richiesta del lavoratore, rimane sospesa, senza diritto al corrispettivo, per un periodo non superiore a 150 giorni per anno solare. Infine, il congedo parentale, che viene aumentato sia riguardo alla durata, che passa (periodo di astensione) da 3 a 6 mesi, sia il periodo di fruizione che passa da 1 anno a 3 anni del bambino, equiparandolo a quanto previsto per i  dipendenti.

Dis-Coll - La nuova normativa rende permanente l'istituto, finora transitorio, dell'indennità di disoccupazione (Dis-Coll). L'indennità  spetta ai lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, iscritti (come regime pensionistico) in via esclusiva alla cosiddetta Gestione Separata Inps, non pensionati e privi di partita Iva, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione a partire dal 1° luglio 2017. L’indennizzo, inoltre, è stato esteso  anche agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio, i quali, sempre dalla stessa data, dovranno versare  un'aliquota contributiva aggiuntiva, pari allo 0,51%

Un aiuto alla PA - Al fine di semplificare l'attività delle amministrazioni pubbliche e di ridurne i tempi di produzione, il Governo è delegato ad adottare, entro il 14 giugno 2018, uno o più decreti legislativi in materia di rimessione di atti pubblici alle professioni organizzate in ordini o collegi.  Dall'attuazione dei decreti legislativi non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Cosa vorrà dire? C’è solo da sperare che i costi non vengano alla fine scaricati sui cittadini che si avvalgono delle prestazioni del professionista.

Fisco amico - Viene introdotta la possibilità di poter effettuare la detrazione al 100% delle spese sostenute per l’aggiornamento professionale, come ad esempio i costi sostenuti per partecipare a corsi di formazione obbligatori, master, spese di iscrizione, congressi, convegni fino ad un massimo di spesa di 10 mila euro l’anno. Inoltre, potranno essere dedotte al 100% le spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione di competenze, formazione e orientamento, riqualificazione, sostegno dell’autoimprenditorialità  erogati da organismi accreditati.  Il limite massimo di deduzione sarà di 5 mila euro l’anno.  E, ancora,  professionisti e autonomi dal 2017 potranno detrarre al 100% le polizze assicurative,  contratte  per recuperare l’eventuale mancato pagamento delle proprie fatture (compensi e parcelle). Sempre in tema di Fisco, è previsto un aumento della no tax-area da 4.800 a 8 mila euro e agevolazioni progressive per la fascia di reddito che va dagli 8 mila ai 20 mila euro, con risparmi di imposta stimati tra i 600 e gli 800 euro all'anno.

Tutele contrattuali - Aumentate le  garanzie relativamente alle clausole contrattuali, normalmente meno favorevoli nei confronti del professionista. A tal proposito il nuovo provvedimento  interviene decisamente vietando al committente:

  • la possibilità  di recedere dal contratto in maniera unilaterale e senza preavviso, ma soprattutto senza un adeguato risarcimento nei confronti del lavoratore:
  • di poter variare solo lui, le condizioni del contratto e del patto che prevede che i termini per pagare le fatture sia superiore a 60 giorni. Di conseguenza, le fatture vanno pagate entro 60 giorni.

Incontro domanda e offerta -  Anche per i lavoratori autonomi saranno istituiti Centri per l’impiego e organismi accreditati e autorizzati dal Ministero del Lavoro. In particolare, verranno aperti sportelli dedicati, che dovranno servire come orientamento per la domanda e offerta di lavoro. Nonché funzionare come centri informativi per imprese, aziende e professionisti, al fine di conoscere le procedure per avviare una nuova attività, per partecipare  a gare di appalto pubbliche, e per ottenere finanziamenti e agevolazioni.

Casse previdenziali - Il “Jobs Act degli autonomi” chiama in causa anche le Casse private che dovranno  attivare, anche in forma associata, prestazioni sociali a sostegno degli iscritti che abbiano subìto un drastico calo dei redditi, per motivi non legati alla propria volontà o che siano stati colpiti da gravi patologie. Il rafforzamento delle prestazioni di sicurezza e di protezione sociale dei professionisti, passerà attraverso un decreto legislativo che  dovrà essere varato entro 12 mesi.

Lavoro agile -  La nuova legge regolamenta anche il cosiddetto lo lavoro agile (smart working),  quale modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, allo scopo di incrementarne la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Le caratteristiche "agili" che le prestazioni lavorative vanno assumendo, avvicinano e talora confondono la dimensione della subordinazione con quella della autonomia. Viene, pertanto, introdotta una  regolamentazione che vuole favorire l'evoluzione del lavoro subordinato, senza tuttavia impedire la diffusione di prestazioni "agili" qualificate come autonome.

Il Jobs Act degli Autonomi in pillole

14/6/2017

 
 
 

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