A che punto siamo con il reddito di cittadinanza?

L’analisi a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali sulle domande per il reddito di cittadinanza finora pervenute: la distribuzione territoriale e per fascia di età dei richiedenti, gli importi medi erogati, il confronto con il ReI e le prime valutazioni sulla potenziale efficacia della misura

Alberto Brambilla e Natale Forlani - elaborazioni a cura di Giovanni Gazzoli

La comunicazione rilasciata dall’INPS lo scorso 24 aprile evidenzia il superamento delle 947mila domande presentate, senza però fornire il numero delle domande esaminate; i dati messi a disposizione sono ancora approssimativi e non consentono di pervenire a una valutazione dell’efficacia dell’intervento rispetto agli obiettivi perseguiti dal legislatore. Peraltro, la macchina organizzativa è stata predisposta essenzialmente per erogare i sussidi in tempi accelerati in vista del voto per il Parlamento europeo, tant’è che nessuno dei 16 provvedimenti attuativi previsti dalla legge istitutiva (selezione dei beneficiari, controlli preventivi e successivi alla erogazione dei sussidi, e per attivare i servizi rivolti alla inclusione sociale e nel mercato del lavoro) ha trovato a oggi attuazione.

Per stessa ammissione dell’Istituto, la verifica e l’accettazione (o il diniego) delle domande sono essenzialmente avvenute sulla base delle autocertificazioni rilasciate dai richiedenti, nell’impossibilità da parte dell’INPS – in mancanza dell’Anagrafe Generale dell’Assistenza di cui da tempo si chiede la realizzazione – di accedere a una parte rilevante delle informazioni detenute da altre amministrazioni, al fine di verificare la congruità delle affermazioni rilasciate dai richiedenti. È quindi altamente probabile che si formi un contenzioso di massa, dagli esiti incerti, a seguito delle verifiche successive sui beneficiari autorizzati.

La percentuale delle domande respinte, circa il 28% del totale di quelle esaminate, si mantiene abbondantemente al di sotto di quella statisticamente registrata per il reddito di inclusione. Giova evidenziare in prima istanza che nella buona parte delle regioni del Nord e Centro Italia, dove storicamente le verifiche dei requisiti per l’accesso alle prestazioni sono più rigorose, le domande respinte sono oltre il 33% di quelle presentate, mentre si scende al di sotto del 25% nelle regioni del Sud e nelle Isole.

Tuttavia, pur tenendo conto dei limiti sopra evidenziati, è possibile esprimere alcune ragionevoli valutazioni sui dati di monitoraggio rilasciati dall’INPS. 

In prima istanza, il numero delle domande presentate si mantiene abbondantemente al di sotto rispetto sia alle previsioni rilasciate dai proponenti, i famosi 5 milioni di poveri assoluti di cui alle statistiche Istat, che già in altri articoli giudichiamo inattendibili, nonché un “assist” formidabile per i politici sempre a caccia di consensi, sia alle previsioni riportate nella relazione tecnica che ha accompagnato il provvedimento. Solo un ulteriore significativo incremento delle domande e una sostanziale assenza di turn over interno ai beneficiari potranno consentire di raggiungere il numero di 1,3 milioni di nuclei richiedenti stimati dall’Istat nel corso delle audizioni parlamentari. Di conseguenza, si ridimensionano sia le statistiche dell’Istat su povertà relativa e assoluta sia quelle inizialmente avanzate dal Governo sui potenziali beneficiari delle prestazioni.

A incidere su questo ridimensionamento possono aver contribuito, soprattutto per le regioni del Nord e del Centro, le restrizioni previste per l’accesso dei cittadini extracomunitari, molto presenti in queste regioni, ma anche la paura che lo Stato scopra quelli che fanno lavoro irregolare o che percepiscono da Stato, regioni e comuni delle provvidenze che potrebbero essere tolte in caso di verifiche; al Sud e nelle Isole si è comunque riscontrato circa il 10%  in più sul totale delle domande rispetto alle previsioni del Governo. L’incidenza delle domande avanzate dai cittadini di origine straniera o neo-comunitari viene stimata da INPS nel 12% del totale di quelle presentate. Per l’approvazione di queste domande, soprattutto per i cittadini extra-comunitari, sono destinate a pesare le incognite delle verifiche della congruità dei requisiti di residenza e della documentazione relativa ai patrimoni mobiliari e immobiliari detenuti dai richiedenti nei Paesi d’origine, verifica che potrà avvenire solo a valle delle procedure previste dal decreto interministeriale attuativo, non ancora emanato.

 

Le domande pervenute

I dati del primo monitoraggio, che ancora non consentono di effettuare un’analisi compiuta sulle caratteristiche dei nuclei familiari richiedenti e sulle tipologie dei sussidi erogati (tra reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza con o senza contributo per l’affitto), indicano che al 12 aprile sono pervenute 806mila domande: di queste, ne sono state elaborate circa 640mila, con un tasso di accoglimento del 72%. Quindi, dovrebbero essere già 480mila le carte del reddito di cittadinanza caricate tra il 23 e il 29 aprile e distribuite alle Poste.

Il ministero del Lavoro ha inoltre specificato che delle 806.878 domande pervenute al 12 aprile, “433.270 sono giunte da donne (54%) e 373.608 da uomini (46%). Con riferimento all’età dei richiedenti, la percentuale maggiore si annida nella fascia d’età tra 45 e 67 anni con poco più del 61% (494.213 domande), seguiti con coloro che hanno un’età compresa tra i 25 e i 40 anni, con 182.100 domande (di poco inferiore al 23%). Il resto è distribuito tra gli ultra 67enni (105.699 domande, leggermente superiore al 13%) e poco più del 3% tra i minori di 25 anni”.

Tabella 1 - La distribuzione delle domande su base territoriale

Reddito di cittadinanza - La distribuzione delle domande su base territoriale

Fonte: Elaborazione Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati INPS

Il significativo scostamento delle domande a vantaggio del Sud e delle Isole viene confermato anche dall’analisi dell’incidenza dei richiedenti sul totale della popolazione regionale, che si mantiene al di sotto del 9 per mille nella stragrande parte delle regioni del Nord, intorno al 10 nel Centro Italia e ben oltre il 20 per mille in Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna.

Del resto, tale distribuzione geografica rispecchia quanto già visto con il ReI, di cui nel 2018 hanno beneficiato 462.170 nuclei familiari (per circa un milione e 300mila persone raggiunte): ben il 68% delle prestazioni erogate è stato rivolto al Sud Italia, con addirittura il 47% del totale concentrato nelle sole Campania e Sicilia. Se percentualmente il dato è simile, sarà interessante confrontare i dati assoluti (bisogna tenere in conto, infatti, che il reddito di cittadinanza è stato introdotto da pochi mesi, mentre i dati del ReI qui citati si rifanno a tutto il 2018): ogni mille abitanti, infatti, il ReI era richiesto in media da 22 persone, con i valori massimi in Sicilia, Campania e Calabria (63,4, 60,3 e 44,7), e minimi in Friuli e Trentino (3,7 e 2,8). Numeri che comunque testimoniano un risultato tutt’altro che negativo del ReI, considerando anche che disponeva di meno risorse del reddito di cittadinanza e che fu oggetto di una comunicazione “pubblicitaria” infinitamente minore.

 

Fasce di età dei richiedenti

Il riscontro sulle fasce di età dei richiedenti fa presupporre, calcolando il numero degli ultra 67enni, che ipercettori della pensione di cittadinanza si attesteranno intorno al 15%delle domande presentate, il che creerà un disastroso squilibrio tra i trattamenti in essere (pensioni e assegni sociali, integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali, quattordicesima mensilità e così via) nonché una grave confusione nelle future modalità di calcolo ed erogazione delle stesse; se tutte le prestazioni che abbiamo elencato fossero corrette dal punto di vista dei requisiti di accesso, dovrebbero essere tutte aumentate con un pesantissimo aggravio per i conti pubblici e di INPS. Sul versante opposto appare residuale l’incidenza dei richiedenti under 25 anni, poco più del 3%, che raggiunge il 25% del totale sommando la fascia degli under 40.

Tabella 2 - La distribuzione delle domande per fascia di età

Reddito di cittadinanza - La distribuzione delle domande per fascia di età

Fonte: Elaborazione Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati INPS

L’esame delle domande per fasce di età dei richiedenti, pur non essendo esaustiva,prefigura un significativo ridimensionamento delle persone potenzialmente coinvolgibili nelle politiche attive finalizzate all’inserimento lavorativo (il famoso milione di disoccupati e inattivi annunciato dal Presidente dell’INPS Tridico, principale estensore del provvedimento), ridimensionamento in linea con le riserve espresse dall’Istat e dall’ufficio parlamentare di bilancio riguardo gli obiettivi e le platee potenzialmente coinvolgibili nell’intervento. La sopravvalutazione delle platee dei beneficiari e degli interventi da destinare alle politiche attive del lavoro per lo specifico dei beneficiari del reddito di cittadinanza hanno comportato sul piano macroeconomico una sopravvalutazione della spesa. Sul piano gestionale, una criticità è la predisposizione di un numero abnorme di provvedimenti attuativi non coerenti con i tempi di erogazione dei sussidi: questo comporterà un sovraccarico per gli interventi di verifica della congruità delle erogazioni successivi all’accettazione delle domande, con il rischio di un elevato potenziale di contenziosi scaricati essenzialmente sull’INPS, onerosi dal punto di vista economico e di difficile gestione per quello ambientale.

 

Importi medi erogati

Le stime rilasciate sugli importi di erogazione dei sussidi evidenziano che circa il 57,92% dei nuclei beneficiari percepirà meno di 500 euro mensili, ivi compreso il 25% che percepirà importi inferiori ai 300 euro. Il rimanente 42,08% dei nucleidestinato a percepire compensi superiori ai 500 euro, assorbirà circa i 2/3 delle risorse che verranno erogate. L’esiguità delle erogazioni mensili per una parte consistente dei nuclei, oltre che evidenziare un’inefficace dispersione delle risorse, ha scatenato un’ingente mole di reazioni dei percettori che hanno visto deluse le loro aspettative, del resto sollecitate da una scorretta comunicazione istituzionale. Giova comunque ricordare che, per quanto riguarda il ReI, l’importo medio mensile erogato nel 2018 si è assestato sui 295,88 euro, oltre 200 euro in meno di quello del reddito di cittadinanza, consistente in ben 502,14 euro.

Tabella 3 – Fasce di importo del reddito di cittadinanza*

                                       Reddito di cittadinanza - Fasce di importo

Fonte: Elaborazione Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati INPS 

L’insistenza nel far coincidere le politiche di contrasto alla povertà con quelle attive del lavoro ha prodotto una distorsione nell’uso delle risorse dedicate alle politiche nazionali e regionali del lavoro, lasciando scoperte le aree più significative degli interventi di politiche attive, a partire da quelle dedicate all’alternanza tra scuola e lavoro e all’inserimento lavorativo delle persone in cerca di lavoro, che comporteranno un aumento dei ritardi nazionali sulla materia. Inoltre, come evidenziato anche dall’Ocse, l’entità dei sussidi, troppo elevati rispetto ai salari effettivamente percepiti dalle fasce basse dei lavoratori occupati, e la possibilità di rifiutare lavori a termine ed al di sotto della soglia massima dei sussidi, rischia di produrre una disincentivazione per la ricerca di nuovo lavoro. Nel medio periodo, se non verranno introdotti nel frattempo degli adeguati correttivi, si potrebbe persino prefigurare un’anomala attrazione verso i sussidi del reddito di cittadinanza per i lavoratori attualmente occupati a termine e con basse remunerazioni. In poche parole, la politica attiva del lavoro così concepita, anziché favorire l’incontro tra la domanda e offerta rischia di trasformarsi in una trappola permanente della condizione di disoccupazione.

Natale Forlani e Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

elaborazioni a cura di Giovanni Gazzoli, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

4/5/2019

 
 

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