Anticipo pensionistico ai blocchi di partenza

Pensioni, facciamo il punto sul “pacchetto previdenza” inserito nella prima bozza della Legge di Bilancio 2017. Rimane però l'incognita risorse 

Domenico Comegna

L'anticipo pensionistico agevolato si tradurrà in un assegno di importo non superiore a 1.500 euro mensili. Questo, insieme all’intervento sulla quattordicesima mensilità, l'estensione della no tax area, le agevolazioni per i lavori usuranti, il riconoscimento del lavoro precoce con l'introduzione della “quota 41”  per alcune categorie di lavoratori in condizioni meritevoli di tutela, costituisce il “pacchetto previdenza” inserito nella prima bozza della Legge di Bilancio 2017 (tra pochi giorni alla Camera). Pacchetto che reca inoltre la presenza di una ennesima salvaguardia (ottava) a favore dei famosi esodati e l’abbassamento di due punti dell’aliquota contributiva dei co.co.co. Ma resta l’incognita delle risorse.  Andiamo con ordine.

L’Ape si fa in tre. E’ dunque confermato che l'anno prossimo si potrà andare prima in pensione con l'Ape (il famoso anticipo pensionistico), a 63 anni d'età se nei successivi 3 anni e 7 mesi se ne matura il diritto.  Partirà il 1° maggio 2017 e  sarà operativa in via sperimentale per due anni (sino al 31 dicembre 2018), poi si vedrà se prorogarla sulla base dei risultati. L’Ape consentirà di lasciare il lavoro prima con un finanziamento di una banca che serve da provvista finanziaria per l'erogazione della pensione dall'accesso (anticipato),  fino alla maturazione dei requisiti effettivi (quelli ordinari). Tre le condizioni richieste: avere un'età non inferiore a 63 anni;  maturare il diritto alla pensione entro tre anni e sette mesi; un trattamento non inferiore a 703 euro mensili (1,4 volte il minimo). La scelta dell'Ape richiederà, inoltre, una polizza assicurativa per il caso di premorienza, al fine di non incidere sulla pensione di reversibilità e sugli eredi. Una volta ottenuta, sarà erogata per 12 mesi (non c'è tredicesima), esentasse. La restituzione del prestito, che include interessi e premio assicurativo, è diluita su 20 anni a rate costanti. Se il pensionato passa a miglior vita, il prestito è rimborsato dall'assicurazione.  Le somme erogate in quote mensili  non concorrono a formare il reddito ai fini dell’IRPEF. A fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza corrisposti al soggetto erogatore, è riconosciuto tn credito di imposta annuo nella misura massima del 50% dell’importo pari a 1/20simo degli interessi e dei premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti. Tale credito d'imposta è riconosciuto dall’INPS per l’intero importo rapportato a mese a partire dal primo pagamento della pensione.

Tre le tipologie previste: volontaria, sociale e aziendale.

L'Ape volontaria. Per avvalersi dell'Ape volontaria sarà richiesta un'anzianità contributiva di almeno 20 anni (ai fini pensionistici), ma nessun requisito reddituale. Il costo stimato, si aggirerà attorno al 4,6/4,7% (costo finanziamento). Per cui, nell’ipotesi di una pensione  di 1.500 euro mensili, con un anticipo di tre anni e sette mesi si avrebbe un prelievo sulla rata mensile di circa il 16% (più o meno 240 euro).

L'Ape sociale. Riservata ad alcune categorie di lavoratori, l'Ape sociale si differenzia dalla “volontaria” per via degli oneri che in questi casi saranno a carico dello Stato.

Ne potranno usufruire:

  • coloro che si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento,  e che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno 3 mesi, cui è richiesta una anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • i lavoratori assistono, e da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità (legge n. 104/1992) e sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • invalidi con una riduzione della capacità lavorativa almeno pari al 74% (anche qui è richiesta un anzianità contributiva di almeno 30 anni);
  • siano lavoratori dipendenti che svolgono da almeno 6 anni in via continuativa, attività per le quali è richiesto un impegno difficoltoso e rischioso, cui è richiesta una anzianità contributiva di almeno 36 anni. 

Per quanto riguarda quest'ultima platea,  la bozza fa un preciso riferimento. Sono infatti compresi: gli operai dell'industria estrattiva, dell'edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e pellicce; conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; conduttori di mezzi pesanti e camion; professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; addetti all'assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza; professori di scuola pre-primaria; facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati; personale non qualificato addetto a servizi di pulizia; operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori rifiuti.

L'Ape sociale consisterà in un trattamento assistenziale di importo non superiore a 1.500 euro al mese (e non è soggetto a rivalutazione) che accompagnerà le quattro categorie sopra individuate al raggiungimento della pensione. L’indennità è compatibile con la percezione dei redditi da lavoro nei limiti di 8mila euro annui.

L'Ape aziendale. L'Ape aziendale funziona con gli stessi meccanismi dell'Ape volontaria, con la differenza che il finanziamento è posto a carico del datore di lavoro. Nei preliminari si era affacciata l'ipotesi di mettere a carico (in tutto o in parte) delle imprese l'Ape riguardante i lavoratori in esubero. Nel testo della bozza,  questa scelta è diventata una possibilità da esercitare nel quadro della contrattazione collettiva in presenza di processi di ristrutturazione, riconversione e riorganizzazione.

Iter farraginoso. Chi intende aderire all’anticipo pensionistico deve presentare all’INPS (in via telematica) una richiesta  di certificazione del diritto all’Ape. L’ente, verificato il possesso dei requisiti, certifica il diritto e comunica al soggetto richiedente l’importo minimo e l’importo massimo dell’Ape ottenibile. Il soggetto in possesso della certificazione deve presentare (sempre in via telematica) la richiesta di Ape  e contemporaneamente  la domanda di pensione di vecchiaia da liquidarsi al raggiungimento dei requisiti di legge. Sia l’una che l’altra domanda  non sono revocabili. Nella domanda il lavoratore indica il finanziatore cui richiedere l’Ape, nonché l’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza. I finanziatori e le imprese assicurative saranno scelti tra quelli che aderiscono agli accordi-quadro da stipularsi tra il Ministro dell’Economia e  il Ministro del Lavoro e, rispettivamente, l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) e l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici (Ania). La facoltà di estinzione anticipata dell’Ape,  sarà regolata da un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Quattordicesima. Attualmente la quattordicesima, che rappresenta un importo aggiuntivo (esente fiscalmente) pagato insieme alla rata di pensione di luglio, viene riconosciuta ai pensionati con più di 64 anni che hanno un reddito lordo annuale fino a 9.787 euro, 1,5 volte il trattamento minimo Inps (502 euro mensili). L'importo della somma aggiuntiva non è fisso, ma dipende dagli anni di contributi versati dal pensionato che ne beneficia: 336 euro per coloro  che hanno fino a 15 anni di contributi versati; 420 euro per quelli che hanno accumulato più di 15 e fino a 25 anni e 504 euro per quelli che sono andati in pensione con oltre 25 anni di contribuzione. La somma è corrisposta in misura parziale ai soggetti che hanno un reddito superiore a 9.787 euro, ma comunque inferiore al reddito incrementato dell’importo degli aumenti. L’intervento che verrà attuato con la Legge di Bilancio prevede (dal 2017) la distinzione di due tipologie di quattordicesima. La prima sarà riconosciuta ai pensionati che hanno un reddito lordo annuale fino a 9.786,86 euro come oggi, con importi maggiorati del 30% e cioè: 436,80 euro per quelli che hanno fino a 15 anni di contributi; 546 euro per quelli che hanno più di 15 e fino a 25 anni; 655,20 euro per quelli che hanno oltre 25 à anni di contributi. La seconda interesserà ai pensionati con le stesse caratteristiche, ma con un  reddito lordo annuale superiore a 9.787 euro. Infatti, l’asticella si alzerà fino a 13.050 euro (ossia 2 volte, anziché 1,5 volte il minimo Inps). Per  costoro l'importo della quattordicesima resta quello vigente: 336 euro fino a 15 anni di contributi; 420 euro per quelli che hanno più di 15 e fino a 25 anni e 504 euro per quelli che hanno oltre 25 anni di contributi versati.

No tax area. Nel pacchetto d'interventi c'è spazio anche per l'estensione della no tax area ai pensionati con età non superiore a 75 anni, nonché per l'elevazione per tutti i pensionati a 8.125 euro.

Precoci. I lavoratori precoci sono color che possono vantare 12 mesi di contributi legati a lavoro effettivo, anche non continuativo, entro il 19° anno di età. Per tali lavoratori è prevista l’abolizione della penalità introdotte dalla riforma Monti-Fornero per pensionamenti con età inferiori a 62 anni: il taglio è dell’1% per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 ed è elevato al 2% per ogni ulteriore anno rispetto ai 60. Tali decurtazioni, ad oggi, sono state sospese fino al 31 dicembre 2017, dopodiché saranno nuovamente applicabili. Inoltre, i lavoratori precoci potranno  aver accesso alla pensione con 41 anni di contributi, solo però se disoccupati senza ammortizzatori sociali, oppure se hanno condizioni di salute che determinano una disabilità o se occupati da almeno 6 anni  in attività particolarmente gravose ( si veda sopra).   Al requisito dei 41 anni   continuano ad applicarsi gli adeguamenti alla speranza di vita.

Co.co.co. I collaboratori coordinati e contributivi titolari di partita Iva (noti anche come free-lance), iscritti alla Gestione separata INPS e non titolari di pensione o già titolari di diversa copertura previdenziale oggi pagano un contributo pari al 27% dei compensi. Dal 1° gennaio 2017 l’aliquota scenderà al 25%.

Lavori usuranti. Gli addetti ad attività usuranti continueranno ad accedere alla pensione vera e propria, beneficiando di requisiti meno stringenti rispetto a quelli ordinari, mentre chi svolge attività “pesanti” potrà anticipare la data di uscita dal mondo del lavoro con l’Ape social. Infatti, gli attuali requisiti , almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi non saranno più adeguati alla speranza di vita. In altre parole si cristallizzano di fatto i requisiti previsti per il triennio 2016/2018.

Cumulo periodi contributivi. Tutti gli iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria avranno diritto al cumulo gratuito dei propri contributi ai fini della maturazione del diritto alla pensione anticipata e/o a quella di vecchiaia. Si allarga così  il raggio d’azione del cumulo, che  insieme alla totalizzazione e alla ricongiunzione rappresenta una delle tre soluzioni per sommare i contributi versati in diverse gestioni. Il criterio di calcolo dell’assegno non seguirà la regola del sistema contributivo, come nella totalizzazione, ma sarà applicato il pro-rata con le regole in vigore in ciascuna gestione. Con il cumulo gratuito si potrà dunque sfruttare l’intero patrimonio contributivo, senza sborsare somme (a volte notevoli) per la ricongiunzione, o attende l’apertura della finestra di 22 per la pensione anticipata prevista per la totalizzazione.

Legge di Bilancio e pacchetto previdenza: il Punto su Ape e quattordicesima mensilità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

27/10/2016

 
 
 

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