Ape sociale e Ape volontaria, il punto della situazione

Giunta ormai alle battute conclusive la discussione sulla Legge di Bilancio: in materia di previdenza, non mancano le novità di rilievo sull'anticipo pensionistico (gratuito e non solo)

Domenico Comegna

L’Ape sociale con requisiti ridotti per le madri di famiglia e accesso alla pensione anticipata anche per i lavoratori la cui disoccupazione deriva dalla scadenza naturale di un contratto a tempo determinato. Sono queste le principali novità in materia contenute nella manovra economica 2018: un bilancio piuttosto magro secondo i sindacati, considerate le aspettative della vigilia e la lunga discussione intavolata con il Governo lo scorso autunno. Ma facciamo il punto sulla questione.

L’Ape sociale - L'Ape, il cosiddetto Anticipo Pensionistico, offre la possibilità del pensionamento anticipato a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età e si trova in situazione di disagio economico. Due le condizioni richieste: far valere un minimo di 30 anni di contributi (36 anni per chi svolge attività difficoltose) e maturare un trattamento almeno pari a 1,4 volte la pensione minima (710 euro circa). 

Queste le categorie interessate:

  1. disoccupati involontari (licenziati) che hanno esaurito integralmente la prestazione per disoccupazione o mobilità da almeno 3 mesi, compresi i lavoratori la cui disoccupazione deriva dalla scadenza naturale di un contratto a tempo determinato, a condizione che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi;   
  2. soggetti che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità (legge n. 104/1992). In proposito occorre sottolineare che la bozza di Legge di Bilancio 2018 aggiunge anche coloro che hanno una parentela di secondo grado, nel caso i genitori o il coniuge siano deceduti o invalidi anch'essi; 
  3. invalidi civili che presentino una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti Commissioni sanitarie, almeno pari al 74%;
  4. lavoratori dipendenti che svolgono da almeno 6 anni, in via continuativa, attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento, e siano in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 36 anni.

Le attività professionali di riferimento sono indicate nell’elenco seguente:  

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; 
  •  conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;  
  • conciatori di pelli e di pellicce;  
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; 
  •  conduttori di mezzi pesanti e camion;   
  • professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  •  addetti all’assistenza di persone in condizioni di non autosufficienza;  
  • professori di scuola pre-primaria;  
  • facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati;  
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;  
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Dal 2018 saranno aggiunti  altri 4 profili professionali, vale a dire operai siderurgici di prima e seconda fusione, braccianti agricoli, lavoratori marittimi imbarcati e pescatori. Il sussidio è compatibile con la percezione dei redditi da lavoro dipendente nel limite di 8 mila euro annui e con attività di lavoro autonomo entro 4.800 euro annui.

L’Ape volontaria – Si tratta di un progetto sperimentale che durerà sino alla fine del 2019, termine prorogato di un anno dalla Legge di Bilancio 2018, che consente il prepensionamento a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età. A differenza della versione sociale, l’Ape volontaria è un vero e proprio prestito oneroso, erogato da una banca in quote mensili per 12 mensilità e garantito dalla pensione di vecchiaia che il beneficiario otterrà alla maturazione dei requisiti richiesti. Per accedere al prestito è necessario avere, al momento della richiesta, i seguenti requisiti: 

  • almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi;  
  • maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi; 
  • importo della futura pensione mensile pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo Inps (710 euro mensili circa, compresa la rata di ammortamento).

Non è richiesta la cessazione dell’attività lavorativa, per cui si può anche continuare a versare contributi. Il prestito viene erogato da un istituto di credito scelto dal lavoratore tra quelli che aderiscono agli accordi-quadro tra i Ministeri del  Lavoro e dell’Economia e Abi (Associazione bancaria italiana), e deve essere restituito in un periodo di 20 anni attraverso una trattenuta sulla pensione.  E’ inoltre prevista una polizza assicurativa che interviene in caso di decesso dell’interessato. In sostanza, la banca pagherà un anticipo della pensione fino ad un massimo di 43 mesi, in attesa che il lavoratore maturi l'assegno pensionistico con la garanzia che, una volta ottenuta la pensione, l'Inps rimborserà, tramite una trattenuta mensile, all'istituto finanziario le somme comprensive dei relativi interessi per i successivi  20 anni. Il prestito durerà da un minimo di 6 mesi a un massimo di 43 mesi e l'importo richiedibile oscillerà tra un minimo di 150 euro mensili e in un massimo compreso tra il 75% e il 90% della pensione netta maturata al momento della richiesta di Ape, a seconda dei mesi di anticipo richiesto. Più precisamente, l’importo massimo  è così articolato:

  • se l’anticipo è superiore a 3 anni si potrà chiedere fino al 75% della pensione;
  • se è compreso tra 24 e 36 mesi, l’80%;
  • tra 12 e 24 mesi,  l’85%;
  • se meno di 12 mesi si arriva al 90%.

Per ottenere l’Ape, il lavoratore deve chiedere innanzitutto all’Inps la certificazione del diritto alla pensione. L’Inps (entro 60 giorni) verificherà dunque i requisiti e comunica al richiedente  la  data  di maturazione dei requisiti anagrafici e l’importo minimo e massimo del prestito ottenibile. Il soggetto interessato, a quel punto, potrà presentata all’Inps la domanda di pensione di vecchiaia e stipulare il contratto di prestito con la banca prescelta. I costi non sono ancora noti, ma è comunque possibile effettuare delle stime (qui, il simulatore a cura di Progetica e del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali). 

Ape sociale donna - Avere un figlio consentirà alle donne di andare in pensione 6 mesi prima, ma solo a patto di rientrare nell’Ape sociale. La Legge di Bilancio 2018 conferma, anche se in modo parziale, le promesse del Governo  per rendere meno pesante l’innalzamento dell’età della pensione previsto nei prossimi anni. Le lavoratrici avranno pertanto uno sconto sugli anni di contributi necessari per utilizzare l’Ape sociale: 6 mesi per ogni figlio, appunto. E fino a un massimo di 2 anni, cioè di quattro figli. Per le disoccupate, gli anni di contributi richiesti scendono quindi da 30 a 28. Mentre per le lavoratrici che svolgono attività ritenute “gravose”, come le infermiere o le maestre della scuola materna o dell’asilo nido, gli anni di contribuzione previsti passeranno da 36 a 34.

Domenico Comegna, Comitato Tecnico Scientifico Itinerari Previdenziali

20/12/2017

 
 

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