Assistenza ai disabili e pensione anticipata: la legge che manca

Il ruolo dei familiari nell'assistenza ai disabili è determinante in Italia, ma la normativa in materia fatica a garantirne il pieno riconoscimento

Massimiliano Gorgoni

In tema di assistenza alla disabilità, in Italia, svolgono un ruolo molto importante i familiari, cui sono riconosciuti diversi diritti. Tra questi, possiamo ricordare i permessi retribuiti. I familiari che possono usufruire di alcuni riconoscimenti possono essere quelli più prossimi (come genitori o figli) ovvero, in caso di loro mancanza, anche familiari, parenti ed affini fino al terzo grado a condizione che si tratti di una disabilità grave (come stabilito dalla Legge 104/92 art. 3 comma 3) e che genitori o coniuge della persona assistita siano deceduti, anch’essi disabili, abbiano già compiuto i 65 anni ovvero siano mancanti. Sul concetto della “mancanza”, si utilizza una interpretazione assai ampia ricomprendendo tutte quelle situazioni di concreta assenza del soggetto indicato dalla legge.

I familiari, in tal modo, svolgono un ruolo sociale fondamentale. È sicuramente nella natura delle cose che tale funzione sia svolta dai parenti più prossimi, ma lo Stato deve riconoscere e premiare il ruolo effettivamente rivestito. Infatti i soggetti, in considerazione della loro particolare situazione, necessitano di assistenza che spesso va molto oltre i tempi e le modalità in cui vengono riconosciuti i permessi. È da reprimere quell'interpretazione, purtroppo fornita anche da Corti Superiori, che non ritiene gli stessi aventi carattere compensativo. Un genitore presta l’assistenza che un figlio richiede, senza cronometro, andando sicuramente molto al di là delle semplici pause offerte dai permessi, spesso sacrificando non poco la propria persona.

Ma la normativa che interviene sulla tematica è spesso carente, frastagliata e contraddittoria. La normativa sull’anticipo pensionistico (APE), ad esempio, è intervenuta prevedendo la possibilità, solo per il parente entro il primo grado che assista il disabile per un periodo di 18 anni, il diritto ad accedere all’anticipo pensionistico, sempre che concorrano anche requisiti reddituali. Tale intervento normativo, sicuramente atteso, non ha però il pregio di armonizzare tutte quelle discipline di tema di conciliazione tra lavoro e carichi familiari, creando di fatto anche delle disparità di trattamento.

Ad avviso di chi scrive sarebbe quindi molto opportuno un intervento generale ad ampio spettro che finalmente riconoscesse il ruolo sociale svolto dai familiari, specie in un Paese come il nostro, dove la famiglia, sin dal suo riconoscimento costituzionale, surroga spesso alle carenze dello Stato.

31/3/2017

 
 

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