Bilancio Inps 2015: 42 miliardi di disavanzo, quasi la metà al Sud

Malgrado un incremento delle entrate contributive, il saldo complessivo INPS riferito al 2015 resta negativo, in particolare nelle 8 regioni del Sud, su cui pesano 21 miliardi di euro di disavanzo, circa la metà del deficit complessivo 

Mara Guarino - @MaraGuarino

Nel 2015, il totale delle entrate contributive Inps è ammontato a 134,823 miliardi, con un aumento del 2,10% rispetto al 2014 (132,046 miliardi) e del 3,64% rispetto al 2013 (132,082 miliardi). Crescono però anche le uscite per prestazioni, pari a 176,947 miliardi, con un aumento dello 0,52% rispetto al 2014 (176,03 miliardi) e dello 0,42% rispetto al 2013 (176,2 miliardi). Il risultato? Un miglioramento rispetto agli anni precedenti del saldo complessivo 2015, che resta tuttavia negativo per un deficit complessivo pari a 42,124 miliardi, gran parte del quale si concentra nelle regioni del Sud. È quanto emerge dal Sesto Rapporto sulla Regionalizzazione del Bilancio Previdenziale, presentato lo scorso maggio alla Camera dei Deputati dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali che, attraverso la tecnica dei flussi di cassa, vale a dire contabilizzando, diversamente rispetto a quanto non accada per i bilanci, le entrate contributive per luogo di lavoro e le uscite per prestazioni per luogo di residenza del beneficiario, mira a presentare un quadro del sistema pensionistico italiano investigandone i fenomeni non solo a livello nazionale, ma anche regionale, come oltretutto prevedrebbe anche la procedura di comunicazione europea.

Cosa emerge dunque dalla regionalizzazione del Bilancio Inps 2015? Scomposto per macro-aree, il disavanzo conferma l’esistenza di un forte gap tra Nord e Sud, che da solo assorbe del resto il 49,89% del disavanzo complessivo (per un totale di 21 miliardi), contro il 18,86% del Centro (7,9 miliardi) e il 31,25% del Nord (13,16 miliardi). Il divario è presto spiegato mettendo a confronto entrate e uscite per il periodo in esame: il 63,54% delle entrate 2015 (85,67 miliardi) proviene di fatto dalle sole 8 regioni del Nord; contribuiscono per il 20% le 4 regioni del Centro e per il solo 16,44% (22,16 miliardi di euro) le 8 regioni del Sud. Dove però le uscite – 43, 17 miliardi (il 24,40% del totale) - sono quasi doppie rispetto alle entrate.

      Entrate, uscite e saldi per gli anni 2013, 2014, 2015 con ripartizione regionale

Fonte: Sesto Rapporto sulla Regionalizzazione del bilancio previdenziale a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

Venendo al dettaglio regionale, proprio al Nord, si trova la Regione più virtuosa dell’intero sistema, il Trentino-Alto Adige, unica regione italiana “in positivo”, vale a dire con uscite per prestazioni inferiori alle entrate contributive. Si distinguono invece “in negativo”, al Sud, la Calabria, che riceve oltre 3 volte in più di quello che versa (4,19 miliardi di uscite vs 1,53 di entrate), e la Sicilia, che riceve oltre il doppio di ciò che paga (4,49 miliardi di entrate vs 9,84 miliardi di uscite). Tra le regioni del Nord vanno peggio il Piemonte, che assorbe 5,65 miliardi in più di quanto non versi e la Liguria, con 2,5 miliardi di disavanzo.  

“Bisogna in effetti precisare – sottolinea al riguardo Michaela Camilleri, componente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali – che il risultato complessivo del Nord, per quanto da valutare positivamente nel suo complesso, è trascinata al ribasso in particolare da alcune Regioni di questa macro-area, le cui situazioni sono tuttavia da interpretare in una prospettiva di più lungo periodo. Si tratta, ad esempio, di Piemonte e Liguria che, storicamente, hanno contribuito in maniera rilevante ma che, a partire dagli anni Novanta, sono state colpite dagli effetti della deindustrializzazione e, di conseguenza, hanno subito una  flessione della capacità contributiva”.

Altrettanto significativo per inquadrare i termini della questione, il calcolo del dato pro-capite in rapporto alla popolazione residente nelle singole Regioni a gennaio 2016 sulla base dei dati Istat. Rapportando il saldo tra entrate e uscite relative al 2015 alla popolazione, emerge infatti che lo Stato, per il solo sistema pensionistico, trasferisce a ogni abitante del Sud oltre 1.000 euro l’anno, contro i 658 del Centro e i 474 del Nord: qui, i “trasferimenti” più rilevanti vedono come beneficiari proprio liguri (1.591 euro per abitante) e piemontesi (1.283 euro); al Centro gli umbri (1.334 euro) e al Sud i calabresi (1.350 euro), i molisani e i pugliesi. A cominciare dalle entrate, trova dunque conferma anche da questo indicatore la situazione di forte disequilibrio tra Nord e Sud: mentre le regioni settentrionali versano pro-capite 3.086,8 euro l’anno, il Centro ne versa 2.236,55 euro e il Sud si ferma a 1.063,21 euro, vale a dire circa un terzo di quanto versato dal Nord e la metà delle entrate in arrivo dal Centro.

Va detto però che questi dati non rispecchiano necessariamente in modo fedele la situazione economica e sociale italiana e, come precisa la dottoressa Camilleri, “impongono semmai indagini più approfondite da parte delle istituzioni pubbliche”. Una delle correlazioni dimostrata nel Rapporto sulla regionalizzazione del bilancio previdenziale è ad esempio proprio quella che lega le entrate contributive ai livelli di evasione fiscale: “Il sommerso prevale nelle Regioni caratterizzate da disavanzi previdenziali e complessivi, verosimilmente dovuti proprio anche alla carenza di versamenti contributivi. D’altra parte, la quota legata al lavoro sommerso non produce infatti contributi, ma tende comunque ad assorbire prestazioni in larga misura”.

Entrate, uscite e saldo pro-capite per l'anno 2015

Fonte: Sesto Rapporto sulla Regionalizzazione del bilancio previdenziale a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

In particolare, con 3.558 euro, è la Lombardia la regione con le entrate più alte per singolo abitante, seguite dall’Emilia-Romagna e dal Trentino-Alto Adige (province autonome di Trento e Bolzano), rispettivamente con 3.111 e 3.053 euro. Contribuzione più elevata al Sud, in rapporto al numero di abitanti, è quella dell’Abruzzo, seguito da Sardegna e Basilicata; fanalini di coda proprio Sicilia e Calabria, rispettivamente con 884 e 777 euro. I dati pro-capite confermano dunque quanto già rilevato dalla ripartizione regionale del saldo 2015: interessante tra l’altro notare come, con l’eccezione delle province autonome di Trento e Bolzano, le altre regioni a statuto speciale presentino pesanti squilibri, particolarmente accentuati Sicilia.

Utili spunti di riflessione per l’analisi 2015 sono infine offerti dai tassi di copertura, misura percentuale di quanto i contributi versati da ciascuna regione riescono a coprire le uscite sostenute per le prestazioni. Attestato al 76,19% il tasso nazionale 2015, comunque in miglioramento rispetto al 75% del 2014 e al 73,83% del 2013, evidenzia ancora una volta in particolar modo le difficoltà del Mezzogiorno: se al Nord la copertura media sale infatti dell’88,68% e al Centro si conferma in linea, se non di poco superiore, con la media nazionale (77,25%), al Sud non va oltre al 51,33%. Il che significa che, a fronte di 100 euro di prestazioni, le otto regioni del Sud versano solo 51,33 euro di contributi.

Rapporto tra entrate contributive e uscite per prestazioni 2015

Fonte: Sesto Rapporto sulla Regionalizzazione del bilancio previdenziale a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Malgrado un trend positivo generalizzato rispetto allo scorso anno, unica regione in positivo anche per quel che riguarda i tassi di copertura, è il Trentino-Alto Adige con il 106,6% e seguito dalla Lombardia con il 97,11% e il Veneto con il 95,33%. Se Lazio ed Emilia-Romagna si attestano intorno all’87%, importante rimarcare come tutte le altre regioni restino al di sotto del 75%, sino ad arrivare alla punta negativa del 36,54% fatta registrare nel 2015 dalla Calabria.

Tutti gli indicatori vanno dunque nella direzione di una situazione di evidente squilibrio tra Nord e Sud. “Come in parte già accennato, oltre a un oggettivo minore sviluppo delle Regioni meridionali – commenta Michaela Camilleri – “le possibili cause possono essere individuate per il tramite di due correlazioni: dal lato delle entrate contributive, c’è indubbiamente da considerare il tema del sommerso, mentre da quello delle uscite per prestazioni, andrebbe innanzitutto indagata, come del resto fatto anche dal Rapporto, l’esistenza di un legame diretto tra deficit e tipologia delle prestazioni. Particolarmente elevato nelle regioni ad alto disavanzo è infatti il numero di prestazioni assistenziali, che tendono a prevalere su quelle previdenziali in senso stretto, vale a dire erogate a fronte di effettiva contribuzione”.  Se chiedersi fino a quando il sistema sarà dunque sostenibile, dato che, al momento, i surplus delle regioni del Nord si riducono ben più rapidamente di quanto il Sud riesca a migliorare la propria situazione, interrogarsi sulle cause è del resto altrettanto d’obbligo, nonché una delle ragioni che sta alla base delle indagini condotte dal Rapporto. “E’ già accaduto in passato – spiega Camilleri - che a fronte di squilibri del sistema si agisse attraverso politiche nazionali valide su tutto il territorio, ma il rischio (da evitare) è quello di essere poco efficaci nel contrastare eventuali criticità locali”.

21/6/2017 

 
 

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