Conguaglio, se le nuove pensioni ci rimettono più di quel che sembra

L’INPS ha calcolato il nuovo ammontare delle pensioni alla luce delle direttive della legge 145/2018 del Governo Conte. I nuovi importi erogati a partire da aprile, dopo maggio invece verranno conguagliati i primi tre mesi

Giovanni Gazzoli e Mara Guarino

Nello scorso mese di dicembre, come risulta dalla circolare 122/2018, l’INPS ha predisposto i mandati di pagamento delle pensioni per l’anno 2019, considerando una rivalutazione all’inflazione (che è stata definita in via provvisoria per il 2018 all’1,1%) sulla base della legge 388/2000. Questo perché la precedente normativa, particolarmente penalizzante per le pensioni di importo superiore a 5 volte il trattamento minimo (TM) prevista dal Governo Renzi nel 2015, e prorogata di un anno, era  in scadenza al 31 dicembre 2018 e dopo tale data era  appunto previsto, il ritorno alla citata 388/2000, molto più favorevole per tutti i pensionati. 

Il Governo Conte, con la Legge di Bilancio, ha invece previsto una rivalutazione delle pensioni penalizzante e simile a quello precedente del governo Renzi: in particolare, considera minore (tranne che per le prime tre classi di importo) il peso dell’inflazione (si veda la tabella 1). Pertanto, l'INPS ha ricalcolato tutte le pensioni secondo il nuovo schema di indicizzazione, schema che ovviamente produrrà un conguaglio nullo per le prime due classi di importo, positivo (di poco) per la terza, e negativo per tutte le altre. I pensionati penalizzati dal provvedimento Conte sono poco più di 3 milioni su 16 milioni in totale; e i più penalizzati saranno proprio quelli che hanno versato in maggior misura contributi e imposte, segnatamente l’Irpef, a differenza degli oltre 8 milioni di pensionati totalmente o parzialmente assistiti dallo Stato.

Il calcolo dell’IINPS ai fini del conguaglio riguarda il periodo gennaio-marzo del 2019, visto che dall'1 aprile sono state erogate le pensioni già calcolate secondo i nuovi criteri. Inoltre, il conguaglio verrà effettuato nei prossimi mesi, probabilmente da giugno.

                        

Tabella 1 - Indicizzazione delle pensioni. Fonte: Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Facendo un esempio, chi riceve 2.565,05 euro lordi di pensione dovrà “rimborsare” lo Stato di 5,36 euro ogni mese. Questo dato deriva dal fatto che, oltre al peso dell’inflazione, la nuova legge Conte ha modificato anche il metodo di calcolo dell’intera pensione mensile: se, infatti, la legge 388 prevedeva un’indicizzazione per fasce (per cui la pensione mensile era la somma delle varie fasce indicizzate), la 145-Conte prevede un’indicizzazione totale, per cui l'importo mensile dell'assegno pensionistico viene interamente indicizzato secondo la percentuale prevista dalla fascia contenente l’importo della pensione stessa. Nell’esempio precedentemente citato, ciò si traduce nel fatto che, con la 388, l’indicizzazione avrebbe generato 27,09 euro, somma delle varie fasce indicizzate con percentuali diverse (tre a 5,64 euro e due a 5,08), mentre con la 145 solo 21,73 euro, poiché tutta la pensione (ossia 2565,05 euro) viene rivalutata con 0,847% come parametro.

Insomma, il pensionato preso a riferimento vedrà, nella pensione che subirà il conguaglio, una cifra ridotta di 16,08 euro, il che comporta una perdita annuale di circa 70 euro rispetto alle regole precedenti. Euro he diventano quasi 85, nel caso la pensione fosse calcolata al 100% dell’inflazione, ossia con lo stesso criterio che lo Stato ha usato quando i soldi sono stati "incassati" sotto forma di contributi. Considerando che la speranza di vita ai 65 anni è di circa una ventina d’anni, possiamo concludere che questa silenziosa riforma scuce 1.700 euro da chi prende circa 2.500 euro lordi di pensione, che diventano oltre 4.000 euro salendo solo di una categoria di classe di importo. Non una cifra esorbitante, ma sicuramente non i pochi spiccioli a cui ha fatto ironicamente riferimento il premier Conte, asserendo che nemmeno l’Avaro di Molière si sarebbe accorto di questo cambiamento.

Giovanni Gazzoli e Mara Guarino, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

25/3/2019

 
 
 

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