Dieci anni dalla crisi dei mutui subprime, fondi pensione meglio dei fondi comuni

Sono trascorsi dieci anni dalla crisi dei mutui subprime: se le conseguenze sull'economia reale si fanno ancora sentire, diverso è lo scenario in ambito finanziario. Quali scenari per i fondi pensione? 

Leo Campagna

Nei primi di luglio 2007 cominciarono a diffondersi i primi scricchiolii sui mutui subprime americani e, in pochi mesi, la situazione fu subito drammaticamente chiara. Da allora, iniziò la più grave crisi del dopoguerra le cui ferite, sull’economia reale, ancora oggi sono tutte da rimarginare.

Diverso invece il discorso in ambito finanziario. Grazie all’abbondante liquidità che le grandi banche centrali di tutto il mondo hanno garantito, si è potuto evitare il collasso del sistema agevolando una forte rivalutazione degli asset più rischiosi (azioni, mercati emergenti, obbligazioni societarie) con i rendimenti dei Titoli di Stato dei Paesi più solidi che sono finiti ai minimi storici o, addirittura, in territorio negativo.

Ma cosa è successo ai fondi pensione? Il bilancio che si può tracciare a fine settembre 2017 (rispetto al 30 giugno 2007) è sostanzialmente positivo per le linee bilanciate dei fondi pensione negoziali, quelle cioè più esposte al rischio. Infatti delle 37 linee esaminate, non solo nessuna è in negativo, ma quella con la performance inferiore mostra un +32,1%: il TFR lordo nello stesso arco di tempo si è rivalutato del 28,8%.

La media semplice si attesta a +43,6%, mentre figurano 5 linee con performance al di sopra dei 50 punti percentuali: Astri bilanciato (+58,1%, per i lavoratori di autostrade, strade, trasporti e infrastrutture), Cooperlavoro dinamico (+51,4%, per le cooperative di produzione e lavoro), Foncer bilanciato (+51,0%, per gli addetti all’industria delle piastrelle di ceramica), Laborfonds bilanciato (+50,8%, per le aziende del Trentino Alto Adige) e Cooperlavoro bilanciato (+50,0%, per le cooperative di produzione e lavoro).

Da notare che, a differenza delle linee bilanciate dei fondi pensione negoziali, che mostrano performance abbastanza prossime alla media (da un massimo del +58,1% a un minimo del +32,1% rispetto ad una media del +43,6%), nello stesso arco di tempo i 27 fondi comuni bilanciati, a fronte di un rendimento medio nettamente inferiore (+28,4%), evidenziano una forte dispersione delle performance. Infatti, se il fondo comune bilanciato segna un +78,98%, il secondo non va oltre un +44,98% e il terzo si ferma a +41,48%. Inoltre, in fondo alla graduatoria, si piazzano ben cinque fondi comuni bilanciati con performance inferiori ai 10 punti percentuali.

Leo Campagna

8/11/2017

 
 
 

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