Fondi azionari: dal 2012, le performance superano del 30% quelli obbligazionari

L'investimento in azioni rende davvero più di quello in reddito fisso (obbligazioni)? Una condizione in genere valida sul lungo termine, ma meno scontata su periodi di entità più breve: ecco allora qualche considerazione utile a decifrare quanto accaduto negli ultimi cinque anni 

Leo Campagna

Quando si dice che l’investimento nel capitale di rischio (azioni) rende di più di quello in reddito fisso (obbligazioni) e della liquidità si fa riferimento al mercato azionario americano, che vanta la più lunga serie di dati storici. Tuttavia, tale condizione è dimostrata solo nel lunghissimo termine perché ci sono stati periodi, anche superiori ai 10 anni, in cui non è stato possibile confermare il primato dell’azionario sull’obbligazionario in termini di rendimento.

Precisato questo, negli ultimi 5 anni, la divergenza tra chi ha scelto una linea pensionistica aperta a indirizzo azionario e coloro che invece hanno optato per una linea a vocazione obbligazionaria è stata comunque molto ampia. La media di rendimenti a 5 anni (dal 30/11/2012 al 30/11/2017) delle 46 linee azionarie dei fondi pensione aperti (FPA) si è infatti attestata al 46,3%, mentre nello stesso arco di tempo il rendimento medio delle 55 linee obbligazionarie dei FPA non è andato oltre il 14,3%: a conti fatti, si tratta di una differenza di oltre 30 punti percentuali in cinque anni, cioè più di mezzo punto percentuale di extra rendimento al mese. Non solo, figurano ben 17 linee azionarie FPA con una performance quinquennale superiore al 50%, mentre le migliori linee obbligazionarie, in termini di performance, sono le 10 che hanno reso tra il +20,1% e il +28,4%.

Da segnalare, per completare il quadro, che mentre le 81 linee bilanciate FPA hanno registrato una performance media a 5 anni del 28,4%, le 44 linee garantite evidenziano una performance media quinquennale del +9,4%. Ma, attenzione: come dicevamo sopra, nessuno faccia la scelta della linea per il proprio fondo pensione basandosi per i prossimi 5 anni su quanto accaduto negli ultimi cinque: la decisione deve essere infatti pertinente al numero di anni che ancora restano da lavorare e al personale profilo di rischio, cioè al grado di accettazione delle perdite nel breve e medio termine.

Leo Campagna 

29/12/2017 

 
 

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