Fondi di solidarietà, una soluzione di flessibilità

Di fronte alle rigidità introdotte dalla riforma Monti-Fornero, i fondi di solidarietà rappresentano una soluzione di flessibilità in uscita: il punto su cosa sono, come si finanziano, quali prestazioni erogano e quali novità sono state introdotte dalla Legge di Bilancio 2017 

Michaela Camilleri - @MiCamilleri

La riforma Monti-Fornero ha previsto un graduale aumento dei requisiti di età anagrafica e di anzianità contributiva necessari per maturare il diritto alla pensione, legandoli entrambi all’andamento della speranza di vita. Così, se l’aspettativa di vita aumenta -e il trend conferma una crescita costante, ad eccezione del 2015 in cui si è registrata una battuta d’arresto-  l’uscita dal mondo del lavoro si allontana: si sposta un po’ più avanti nel tempo non solo l’età per accedere alla pensione ma anche l’anzianità contributiva necessaria (nel 2017 66 anni e 7 mesi di età e 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne di contribuzione).

Tali inasprimenti hanno introdotto una serie di rigidità, in particolare per lavoratori precoci, esodati, disoccupati di lungo periodo e donne (si veda a questo proposito l’articolo del Prof. Brambilla), che hanno determinato una progressiva e a volte drastica riduzione della flessibilità in uscita, uno dei pilastri della Legge Dini del 1995.

Una soluzione, anche se parziale, a questo problema si è rivelata l’istituzione dei fondi di solidarietà di settore autofinanziati che, tra le altre finalità, consentono ai lavoratori iscritti di poter maturare il diritto alla pensione anche con 5 anni di anticipo.

Cosa sono i fondi di solidarietà? Nati sul finire degli anni ’90, in via sperimentale e su libera iniziativa delle parti sociali, nell’ottica fronteggiare le sempre più ricorrenti e diversificate crisi produttive dei settori sprovvisti di ammortizzatori sociali (come ad esempio quello del credito), i fondi di solidarietà sono oggi obbligatori (D. Lgs. 148/2015) e si possono suddividere in:

  • Fondi di solidarietà bilaterali: istituiti con decreto ministeriale presso l’INPS, previo accordo tra le parti sociali, riguardano tutti i settori non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria (CIGO o CIGS) in relazione ai datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti;
  • Fondi di solidarietà bilaterali alternativi: si riferiscono ai settori dell’artigianato e della somministrazione di lavoro;
  • Fondo di integrazione salariale (FIS): dal 1° gennaio 2016, è il fondo residuale che opera nei riguardi dei datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti che non rientrano nell’ambito di applicazione della CIG e che non sono iscritti a fondi di solidarietà di settore.

Le prestazioni erogate. I fondi di solidarietà assicurano un assegno ordinario nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale. In particolare, i fondi bilaterali, oltre alla possibilità di erogare prestazioni integrative di CIG e di disoccupazione e di contribuire al finanziamento di programmi formativi, possono prevedere anche assegni straordinari di sostegno al reddito ai lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per pensionamento di vecchiaia o anticipato al massimo entro 5 anni (in altre parole prepensionamenti fino a 5 anni).

Ma quanto costa allo Stato questa forma di flessibilità in uscita e quanto incide sul reddito dei lavoratori questa soluzione? Come vedremo di seguito, la risposta è poco o nulla!

Come si finanziano. Tutti gli oneri di finanziamento dei fondi di solidarietà sono coperti dal versamento di una contribuzione ordinaria, di regola lo 0,5% della retribuzione dei lavoratori, di cui 2/3 a carico del datore di lavoro e 1/3 a carico dei lavoratori, e da più contribuzioni addizionali a totale carico del datore di lavoro.

Occorre specificare che i fondi, per espressa disposizione di legge, possono erogare prestazioni solo nei limiti delle disponibilità del proprio bilancio (che per obbligo deve essere in pareggio). In aggiunta, anche gli oneri per il funzionamento di questi fondi, compresi quelli che l’INPS deve sostenere per la loro gestione, sono a totale carico di ciascun fondo.

In sintesi, i fondi di solidarietà rappresentano una valida soluzione di flessibilità in uscita con penalizzazioni di reddito poco rilevanti per i lavoratori e a costo (quasi) zero per lo Stato.

Solo in via transitoria per il periodo 2017-2019, la Legge di Bilancio 2017 ha previsto un concorso dello Stato agli oneri sostenuti dai fondi di solidarietà, che si sostanzia che si sostanzia in una riduzione del contributo straordinario a carico del datore di lavoro, con riferimento alle imprese o gruppi di imprese coinvolti in processi di ristrutturazione o fusione, interessati da provvedimenti legislativi relativi a processi di adeguamento o riforma per aumentarne la stabilità e rafforzarne la patrimonializzazione. In particolare per il fondo del credito, al fine di agevolare il prepensionamento dei bancari in esubero coinvolti in piani di ristrutturazione e/o riqualificazione aziendale, è stato previsto un anticipo fino a 7 anni, anziché 5 (art. 1 c. 234-237).

Nei prossimi mesi resterà dunque da valutare la convenienza di questa soluzione rispetto alle altre forme di flessibilità previste dall’ultima Legge di Bilancio, come ad esempio l’APE.

22/03/2017

 
 

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