Fondi pensione aperti, a sorpresa sui 3 anni vincono gli obbligazionari

Trascinati verso il basso soprattutto dai comparti azionari e bilanciati, i fondi pensione aperti censiti dal Comparatore dei Fondi Itinerari Previdenziali hanno chiuso il mese di ottobre in territorio negativo: una performance che pesa molto non solo sui rendimenti a 12 mesi ma persino su quelli a 3 anni

Leo Campagna

Il vento contrario sulle Borse ha reso ottobre un altro mese con performance negative per i fondi pensione aperti: quella media dei 321 comparti censiti dal Comparatore dei Fondi Itinerari Previdenziali si è infatti attestata al -0,6%. Un risultato trainato al ribasso dalla linee a indirizzo azionario (-2,2% nel mese) e da quelle bilanciate (-0,8%), mentre i comparti a vocazione obbligazionaria sono riusciti a chiudere in territori positivo (+0,2%).

In virtù di queste prestazioni mensili, il saldo da inizio anno per tutti i comparti dei fondi pensione aperti è in rosso per 1,4 punti percentuali. Anche in questo caso, a fronte di una performance da inizio anno positiva per le linee obbligazionarie (+1,1%), si osserva un risultato medio negativo sia per i comparti bilanciati (-2,2%) e sia, soprattutto, per quelli a vocazione azionaria (-6,4%).

L’aspetto tuttavia più rilevante è che le performance di questo mese di ottobre hanno scompaginato anche quelle a 3 anni. Negli ultimi 36 mesi, infatti, a sorpresa sono le linee obbligazionarie dei fondi pensione aperti a vantare il miglior risultato medio (+3,7%), precedendo i comparti bilanciati (+2,3%) e quelli azionari (-0,3%). Performance che, tuttavia, vanno contestualizzate. Tra il 31 ottobre 2017 e il 31 ottobre scorso, l’indice Stoxx 600 delle Borse europee ha messo a segno una perdita del 13,37%, l’indice MSCI world delle Borse mondiali un rialzo del +12,58%. Nello stesso arco di tempo, l’indice JPMorgan EMU dei titoli di Stato della zona euro è salito del 12,63%, mentre quello dei governativi di tutto il mondo del 14,26% in euro.

I risultati negativi dei fondi pensione aperti azionari si spiegano dunque anche con il fatto che la loro esposizione tende a privilegiare l’Europa. Una caratteristica che tuttavia potrebbe rivelarsi incoraggiante se, nei prossimi anni, la sottovalutazione delle Borse del Vecchio Continente rispetto a quelle di Wall Street si riducesse permettendo alle quotazioni dell’azionario europeo di registrare un extra-rendimento rispetto alla media mondiale.  

Leo Campagna 

27/11/2020

 

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