Fondi pensione aperti, i comparti azionari ringraziano Draghi

In che modo la presa di posizione della Bce a salvaguardia dell'euro (risalente ormai a 5 anni fa) ha influenzato l'andamento dei fondi pensione aperti a vocazione azionaria? 

Leo Campagna

Il 21 luglio di cinque anni fa il presidente della Bce, Mario Draghi, puntualizzò senza mezzi termini che “l''euro è irreversibile e che la Bce è pronta a fare tutto il necessario per salvare la moneta unica”. Da allora, la speculazione finanziaria internazionale si è rapidamente allontanata dalle posizioni ribassiste sull’euro e sui titoli di stato della zona euro (che avevano fatto balzare lo spread tra btp e bund decennale oltre i 500 punti base), determinando le condizioni per un contesto favorevole sia per le obbligazioni che per le azioni della zona euro (e, a cascata, per quelle del resto del mondo).

Basti pensare che l’indice JPM Morgan EMU dei titoli di stato della zona euro ha messo a segno un rialzo quinquennale del +27,69% (e quello relativo ai titoli di stato italiani addirittura del +48,05%), mentre l’indice MSCI world delle Borse mondiali ha registrato un rialzo dell’81 per cento in euro. Un contesto che ha favorito anche i fondi pensione aperti, in particolare quelli a vocazione azionaria.

Infatti, se il rendimento medio dei fondi pensione aperti nei 5 anni che vanno dal 31 luglio 2012 al 31 luglio scorso si è attestato a +26,7%, quello relativo alle linee azionarie si è impennato fino al +48,5%. Dietro si sono piazzati, nell’ordine, i fondi bilanciati azionari (+39,8% in media), quindi i fondi bilanciati classici (+33 per cento), e i bilanciati obbligazionari (+21%). Risultati positivi, ma nettamente inferiori a queste categorie, pure per le linee dei fondi pensione aperti obbligazionarie (+13,4%), flessibili (+11,7%) e monetarie (+2,5%).

È la conferma che la propensione al rischio è stata ripagata e che, a cominciare dalle linee azionarie, i fondi pensione aperti (e i loro aderenti) devono in qualche modo ringraziare la ferma presa di posizione di Draghi, che ha fatto capire alla comunità finanziaria internazionale (cinque anni fa piuttosto scettica a riguardo) che la Bce avrebbe fatto di tutto per salvaguardare la moneta unica e gli interessi dei Paesi aderenti.

Leo Campagna 

18/8/2017

 

 

 

 
 

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