Fondi pensione aperti, l’esposizione al rischio ha ripagato

L'inizio anno si apre in recupero per la previdenza complementare e anche il bilancio provvisorio delle performance di gennaio 2019 dei fondi pensione aperti lo conferma. Sul lungo periodo, premiati in particolare quanti hanno azzardato scelte più rischiose...

Leo Campagna

Dopo l’anteprima sui PIP illustrata nell’articolo "PIP, l’esuberante recupero di gennaio e le prudenti prospettive per l’intero anno", anche il bilancio provvisorio delle performance di gennaio 2019 dei fondi pensione aperti conferma il buon recupero di inizio anno delle soluzioni di previdenza integrativa.

Sulla scia delle performance messe a segno sia dalle principali Borse internazionali che dai mercati obbligazionari societari e del debito emergente, la performance media delle oltre 300 linee dei fondi pensione aperti censite nel database di Itinerari Previdenziali si è attestata a un +2,1% consentendo di limitare la perdita media annuale (da gennaio 2018 a gennaio 2019) al -2,3%. La performance media a tre anni, invece, si posiziona al 4,4%, mentre quella quinquennale si colloca a un +14,3 per cento.

Questo, a livello di media generale. Se però andiamo a verificare le principali sottocategorie di investimento, si scopre che le 56 linee a indirizzo azionario dei fondi pensione aperti evidenziano una performance media a tre anni dell’11,2% e a cinque anni del 25,2% mentre le 84 linee bilanciate hanno messo a segno un guadagno medio del 5,5% a tre anni e del 17,2% a cinque. Le 72 linee a vocazione obbligazionaria invece non sono andate oltre un +0,7% medio a tre anni e a un +8,5% a cinque. Per contro, i possessori di linee di fondi pensione aperti più esposti alle asset class rischiose (ovvero quelle azionarie e bilanciate) hanno dovuto tollerare perdite piuttosto severe nel terzo trimestre del 2018. In particolare, tra il primo ottobre e il 31 dicembre 2018, le linee azionarie hanno accusato perdite medie trimestrali dell’8,8%, mentre le linee bilanciate hanno contabilizzato cali medi del 4,4%: le linee obbligazionaria hanno limitato la contrazione del valore della quota al -0,4%.

Insomma, alla luce di questi risultati, l’esposizione al rischio ha ripagato coloro che hanno scelto le linee azionarie e bilanciate a quelle obbligazionarie negli ultimi 5 anni. Non è tuttavia certo che lo sia anche per i prossimi cinque anni, ma una considerazione resta comunque sempre valida: a mano a mano che ci si avvicina l’età pensionabile è solitamente opportuno ridimensionare l’esposizione alle asset class più rischiose, "scalando" da una linea azionaria o bilanciata a una obbligazionaria o garantita.

Leo Campagna 

8/3/2019

 
 

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