Fondi pensione e linee di investimento: fare la scelta giusta!

Nonostante cresca il numero di iscritti alla previdenza complementare, resta ancora molto spesso inefficiente (soprattutto per i più giovani) la scelta del comparto di investimento, rendendo così meno profittevole il risparmio previdenziale di lungo periodo

Niccolò De Rossi

La buona notizia, nonostante COVID-19, è l’aumento del numero di coloro che decidono di aderire a una delle forme di previdenza complementare. Quella meno buona è che ancora troppi aderenti effettuano una scelta del comparto di investimento inefficiente rispetto alle proprie caratteristiche. Prima di entrare nel merito dell’argomento è utile riportare alcuni dei dati contenuti nell’aggiornamento settembre 2021 COVIP “La previdenza complementare. Principali dati statistici”, dati che consentono di tracciare il quadro di riferimento. 

 

Iscritti, risorse e rendimenti

La COVIP, a settembre 2021, rileva una crescita delle posizioni in essere presso le forme di previdenza complementare, in aumento rispetto a fine 2020 del +2,5% (9,57 milioni). Se l'incremento viene depurato da coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, la stima sul numero degli iscritti si attesta a 8,6 milioni. I fondi pensione negoziali registrano una crescita di nuove posizioni pari al +2,8%, in gran parte dovuto a quei fondi che prevedono l’adesione contrattuale (quasi la metà delle 91.000 nuove iscrizioni afferiscono al fondo rivolto ai lavoratori del settore edile). I fondi pensione aperti segnano un +4,3% e i PIP nuovi un +2%, arrivando a fine settembre 2021 a contare rispettivamente 1,7 milioni e 3,6 milioni di posizioni in essere. 

Crescono anche le risorse destinate alle prestazioni: rispetto alla fine dello scorso anno, si registra un aumento complessivo di circa 10 miliardi di euro, arrivando così a superare quota 208 miliardi. I fondi pensione negoziali, nei primi 9 mesi del 2021, segnano un +5,8%, i fondi aperti +8,9% e i PIP nuovi un +8,1%. Buoni anche i rendimenti che, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, si sono attestati, rispettivamente, al 3,1% e al 4,1% per fondi negoziali e fondi aperti; per i PIP di ramo III i rendimenti sono invece stati pari al 7,3%.  Allungando però l’orizzonte di riferimento su un arco di temporale più consono per valutare le performance di un investimento previdenziale di lungo periodo, nel periodo da inizio 2011 a fine settembre 2021, il rendimento medio annuo composto è stato pari al 3,7% per i fondi negoziali, al 3,8% per i fondi aperti, al 3,8% per i PIP di ramo III e al 2,3% per le gestioni di ramo I. Si sottolinea che nello stesso periodo la rivalutazione del TFR si è fermata all’1,9% annuo.

 

 

L’importanza di scegliere congruo comparto di investimento

Quando si decide di aderire a una forma di previdenza completare c’è un aspetto che è fondamentale non trascurare: scegliere il comparto di investimento in cui far confluire i propri contributi. Dal punto di vista della strutturazione delle linee di investimento, le possibilità sono più o meno le stesse per tutti i fondi che presentano, in via generale, un profilo garantito, uno obbligazionario, un bilanciato e un azionario. Naturalmente la differenza risiede nella percentuale di esposizione al mercato azionario di cui ciascun comparto è composto e, di conseguenza, dal livello di rischio che lo caratterizza.

Premesso questo, e ricordando che si sta considerando la casistica di un investimento previdenziale di lungo periodo, la decisione di aderire a un comparto più o meno rischioso può essere ricondotta sostanzialmente all’orizzonte temporale di riferimento. O, per meglio dire, al tempo che manca all’aderente per maturare i requisiti pensionistici e richiedere dunque la prestazione pensionistica integrativa. Molto semplicemente, più si è lontani dalla pensione, più potrebbe risultare preferibile dirigere la propria attenzione verso comparti a maggiore componente azionaria e quindi più rischiosi.

Ma davvero gli aderenti propendono per la soluzione di investimento maggiormente efficiente? Se prendiamo in considerazione il grafico tratto dalla "Relazione COVIP per l’anno 2020" che rappresenta gli iscritti alla previdenza integrativa per profilo di investimento e classi di età, si nota   come non sempre avvenga.

Figura 1 - Iscritti per profilo di investimento e classi di età

Figura 1 - Iscritti per profilo di investimento e classi di età

Fonte: Relazione COVIP per l’anno 2020

Sebbene balzi all’occhio l’aumento dell’investimento nei comparti garantito e obbligazionario al crescere dell’età dell’iscritto, viceversa, soprattutto tra i più giovani, sono ancora molti coloro che destinano la propria contribuzione a comparti con un profilo di rischio troppo contenuto. Il che può significare, in termini di obiettivi di investimento, allocare in modo inefficiente la propria contribuzione. Un giovane aderente a un fondo pensione (ma il discorso può essere esteso a qualsiasi altro strumento di risparmio/investimento) dovrebbe infatti prediligere profili di investimento caratterizzati da una composizione azionaria elevata. Questo perché, avendo davanti a sé un periodo molto lungo di contribuzione, può beneficiare del maggiore rendimento atteso nel lungo periodo del mercato azionario, beneficiando peraltro del lungo tempo davanti a sé per colmare eventuali perdite accumulate nel breve termine. Al contrario, per un iscritto che è prossimo all’età della pensione potrebbe risultare più utile rimodulare la propria esposizione al rischio propendendo verso linee poco rischiose o garantite per preservare il capitale accumulato nel tempo, mantenerne il valore e non correre il pericolo di vanificare il percorso compiuto. 

Se a una prima veloce riflessione potrebbe sembrare un dettaglio da poco, in realtà, la scelta di una linea di investimento non efficiente può incidere, e molto, sull’entità della prestazione che si riceverà una volta maturati i requisiti pensionistici. Che si tratti di una contenuta educazione finanziaria, mancanza di informazione o scarso interesse da parte dell’aderente stesso, è importante che vi sia una seria attività di sensibilizzazione in particolare nei confronti dei potenziali aderenti più giovani affinché scelgano il profilo di rischio più coerente con l’orizzonte temporale che hanno davanti a sé. 

Niccolò De Rossi, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

6/12/2021

 
 

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