Fondi pensione, obiettivo inclusione previdenziale

La sfida dell'inclusione previdenziale e dell'adeguatezza delle prestazioni complementari tra interruzioni contributive e posizioni multiple: un'analisi degli ultimi dati tratti dalla Relazione Annuale COVIP

Michaela Camilleri

In occasione della presentazione della Relazione COVIP per l’anno 2018, il Presidente Padula ha ricordato come le riforme pensionistiche degli ultimi anni abbiano determinato una più stretta correlazione tra contributi e prestazioni, ponendo il tema dell’adeguatezza del risparmio previdenziale sempre più al centro dell’attenzione. In questo contesto, la previdenza complementare – sottolinea il Presidente – “costituisce una risposta concreta rispetto al rischio di prestazioni insufficienti e può costituire un contributo ad aumentare l’inclusione previdenziale in un sistema pensionistico concepito come unitario ma articolato su più pilastri”.

Analizzando le ultime evidenze rilasciate dalla COVIP, la vera sfida per i fondi pensione sembra essere quella di centrare quest’obiettivo (favorire appunto l’inclusione previdenziale) facendo i conti con due fenomeni che sono all’attenzione dell’Autorità di Vigilanza già da diversi anni e che possono compromettere l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche complementari, ovvero gli iscritti non versanti e le posizioni multiple non tutte coperte da contribuzione.

Il fenomeno delle interruzioni contributive riguarda quella parte di iscritti che, per diverse ragioni, non partecipa con continuità a una forma di previdenza complementare e, di conseguenza, corre il rischio di non poter accedere a una prestazione pensionistica correlata ai propri bisogni. Escludendo dal computo i PIP “vecchi”, per i quali non sono disponibili dati a livello individuale, gli iscritti che nel corso del 2018 non hanno versato contributi sono 1,886 milioni, pari al 24,7% del totale. Di questi, oltre la metà non versa contributi da oltre tre anni.

L’incidenza degli iscritti non versanti è diversa tra le tipologie di forma pensionistica: più elevata nei fondi aperti e nei PIP (rispettivamente 37,5% e 31,3%); minore nei fondi negoziali e preesistenti (17,7% e 13,9%) nei quali confluisce anche il contributo dei datori di lavoro.

Fig. 1 – Iscritti versanti e non per tipologia di forma pensionistica complementare

Fig. 1 – Iscritti versanti e non per tipologia di forma pensionistica complementare

Fonte: elaborazioni su dati COVIP 

Negli ultimi tre anni la quota totale di iscritti non versanti è cresciuta rispetto al 22% del 2016 e al 23,4% del 2017; l’aumento è stato particolarmente rilevante per i fondi negoziali (11,6% nel 2016 e 14,9% nel 2017) a causa della diffusione del meccanismo di adesione automatica: sul totale iscritti automaticamente circa il 57% non ha alimentato la propria posizione (295mila su 520mila).

Al totale iscritti non versanti corrispondono circa 2 milioni di posizioni non alimentate. Alla crescita delle posizioni prive di versamenti ha contribuito anche il fenomeno delle posizioni doppie o multiple in capo allo stesso soggetto e che non sono tutte contemporaneamente alimentate. In totale nel 2018 gli iscritti con posizione multiple sono 728.276 (per la maggior parte doppie), con un’incidenza ancora una volta diversa a seconda della tipologia di forma pensionistica ma anche all’interno dello stesso settore.

Come si vede dalla figura 2, le sovrapposizioni più rilevanti si riscontrano con fondi negoziali-PIP, fondi aperti-PIP, PIP-PIP: nei fondi negoziali 366.000 iscritti con posizioni doppie, 231.000 dei quali hanno aperto contemporaneamente anche una posizione presso un PIP ma quelli che versano su entrambe le forme sono solo circa 143.000; gli iscritti ai fondi pensione aperti con posizioni doppie sono circa 217.000, 89.000 con una posizione aperta anche su un PIP “nuovo” e solo 27.000 con il doppio versamento; nei PIP “nuovi” gli iscritti con posizioni doppie sono circa 455.000, di cui 110.000 interni allo stesso settore (fenomeno particolarmente rilevante in quanto alcune compagnie di assicurazione preferiscono istituire un nuovo prodotto piuttosto che modificare le caratteristiche del prodotto già commercializzato con la contestuale apertura di più posizioni in capo allo stesso individuo).

Fig. 2 – Iscritti con posizioni doppie

Fig. 2 – Iscritti con posizioni doppie

Fonte: COVIP

Entrambi i fenomeni descritti potrebbero dipendere dalla discontinuità delle carriere professionali che caratterizza il mercato del lavoro moderno e che, di conseguenza, si riflette sulla capacità contributiva degli iscritti alla previdenza complementare. Condividendo allora le considerazioni del Presidente COVIP in merito, una delle possibili soluzioni per incentivare la ripresa dei versamenti “potrebbe essere utile valutare l’opportunità di valorizzare schemi di incentivazione fiscale dei contributi che prevedano la possibilità di riportare ad anni di imposta successivi i benefici che non si sono utilizzati in una fase di incapienza fiscale. (…) A tal fine, potrebbe risultare utile rivedere disposizioni già presenti nell’art. 8 del Decreto lgs. 252/2005, estendendone l’ambito di applicazione attualmente limitato soltanto ai lavoratori di prima occupazione”.

In particolare, il riferimento è alla possibilità prevista per i lavoratori di prima occupazione, limitatamente ai primi cinque anni di partecipazione al sistema di previdenza complementare, di dedurre dal reddito, nei venti anni successivi al quinto anno di adesione, i contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro pari alla differenza positiva tra l’importo di 25.822,85 euro (5.164,57 euro x 5 anni) e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro annui.

Michaela Camilleri, Area Previdenza e Finanza Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

11/7/2019

 
 
 

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