Fondi pensione, se la costanza conta di più del rendimento

Malgrado l'imprevedibilità dei mercati finanziari, gli aderenti alla previdenza complementare hanno dalla loro parte un'arma importante per dotarsi di una posizione solida: la costanza dei versamenti sul lungo periodo 

Leo Campagna

Vent’anni costituiscono un buon banco di prova per verificare i risultati ottenuti dai versamenti in un fondo pensione. Abbiamo provato a calcolare quanto ha fruttato un versamento da 200 euro fissi al mese dal giugno 1999 al giugno 2019. Per farlo abbiamo elaborato le performance medie semplici mensili delle 108 linee di fondi pensione negoziali censite nel "Comparatore dei Fondi" di Itinerari Previdenziali in modo da disporre di un rendimento medio al quale rivalutare i 200 euro versati mese dopo mese. Ebbene dopo 20 anni, a fronte di controvalore di versamenti per complessivi 48mila euro, le quote accumulate varrebbero 68.371 euro con un guadagno del 42,4%.

Ma l’aspetto forse di maggior rilievo è constatare che il montante finale (68.371 euro) sarebbe stato frutto soprattutto dei versamenti effettuati negli anni. Infatti, i 48mila euro complessivamente versati con costanza nel fondo pensione costituirebbero il 70,5% circa del montante finale. Certo, se si spezzano in due decenni il ventennio esaminato, tale percentuale cambia: nei primi 10 anni, dal giugno 1999 al giugno 2009, a fronte di 24mila euro versati, le quote accumulate avrebbero avuto un controvalore di mercato di 27.254 euro e, quindi, il capitale versato (24 mila euro) avrebbe rappresentato l’88,8% del montante finale; nei successivi 10 anni, dal giugno 2009 al giugno 2019, invece, a fronte sempre di 24mila euro versati, le quote accumulate avrebbe raggiunto un controvalore di mercato di 41.116 euro e, pertanto, il capitale versato (24mila euro), in questo secondo caso avrebbe rappresentato il 58,8% del montante finale. 

Le percentuali dei due decenni sono molto divergenti in quanto anche le performance dei mercati finanziari lo sono state. Basti pensare che l’indice MSCI World rappresentativo delle Borse mondiali ha registrato, nel decennio dal giugno 1999 al giugno 2009, una perdita del 42,87% in euro, pari al -5,45% annuo composto. Lo stesso indice, nel decennio successivo (dal giugno 2009 al giugno 2019), ha invece messo a segno una rivalutazione del 178,31%, pari al +10,78% annuo composto. 

Tuttavia, nonostante questa significativa divergenza di rendimento delle Borse nei due decenni esaminati, il capitale versato rappresenta sempre alla fine dei 10 anni – in entrambe le situazioni - la maggioranza assoluta del montante e dopo un ventennio costituisce, come abbiamo letto sopra, il 70% del montante: una concreta dimostrazione di come, nella costruzione della pensione di scorta, contino la costanza e l’importo dei versamenti a lungo termine più che l'imprevedibilità dei rendimenti dei mercati finanziari.

Leo Campagna 

27/9/2019

 
 
 

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