Le Casse di Previdenza nell'anno della pandemia

L'XI Rapporto AdEPP traccia un bilancio dei risultati ottenuti dalle Casse di Previdenza nell'anno dell'emergenza sanitaria provocata da COVID-19: aumentano gli iscritti, soprattutto donne e pensionati, e le prestazioni a sostegno del reddito

Michaela Camilleri

Le 20 Casse privatizzate aderenti all’AdEPP rappresentano 1,68 milioni di iscritti (+28% in 16 anni) e gestiscono un patrimonio di 100 miliardi di euro (+53% rispetto al 2013). Nel 2020 tali Enti hanno erogato prestazioni per 7,4 miliardi di euro (di cui 600 milioni sotto forma di welfare), a fronte di entrate contributive pari a 11,1 miliardi. Sono questi i numeri che delineano il quadro di sintesi delle Casse dei liberi professionisti, così come risulta dall’XI Rapporto AdEPP sulla previdenza privata presentato lo scorso 21 dicembre.

 

L’analisi demografica degli iscritti: in aumento le donne e i pensionati che lavorano 

Nell’anno della pandemia il numero degli iscritti alle Casse previdenziali private è cresciuto dello 0,5%, passando da 1.672.254 del 2019 a 1.680.150 del 2020. Come rilevato nei precedenti rapporti, tale crescita è dovuta in parte ai nuovi ingressi, in parte all’aumento dell’età di pensionamento e del numero di pensionati che continuano a svolgere l’attività lavorativa anche dopo il pensionamento. 

Oltre la metà degli iscritti AdEPP rientra nella fascia d’età 40-60 anni, anche se la percentuale di iscritti in ogni classe evidenzia una distribuzione molto ampia: se consideriamo la classe 30-40 anni si osserva che il minimo è 3% degli iscritti, mentre il massimo è circa il 37%. Ciò evidenzia come le Casse siano molto eterogenee in relazione all’età degli iscritti, con un’età media degli iscritti che va da un minimo di 42 a un massimo di 56 anni. La composizione degli iscritti per età è andata modificandosi negli anni, complici, da un lato, l’innalzamento dell’età pensionabile e, dall’altro, la sempre maggiore propensione a proseguire l’attività lavorativa anche dopo il pensionamento, oltre a fattori più generali come l’invecchiamento della popolazione e la diminuzione di iscritti alle università. Il numero degli iscritti “under 40” è infatti diminuito dal 41% del 2005 all’attuale 28%, mentre quello degli “over 60” che è cresciuto dal 10% al 20%. 

Figura 1 – Peso degli iscritti under 40 e over 60 sul totale

Figura 1 – Peso degli iscritti under 40 e over 60 sul totale

Fonte: XI Rapporto AdEPP sulla previdenza privata

In particolare, tra il 2005 e il 2020, il numero di pensionati che continuano a esercitare l’attività professionale è più che raddoppiato e la relativa crescita è risultata nettamente superiore a quella degli iscritti attivi (130% rispetto al 23%). 

Un altro fenomeno che ha assunto sempre più importanza nel tempo per il mondo delle Casse privatizzate è la cosiddetta femminilizzazione della professione, un trend che peraltro non si riscontra nelle altre categorie lavorative in cui la componente femminile è rimasta pressoché costante. Negli ultimi 14 anni la percentuale di iscritte donne è cresciuta notevolmente, passando dal 30% del 2007 al 41% del 2020, seppure con importanti differenze per fasce d’età. La figura che segue mostra come per i professionisti sotto i 40 anni vi sia una prevalenza della componente femminile (circa il 54% del totale) ma le proporzioni si invertono con l’aumentare dell’età degli iscritti. Infatti, le donne tra i 50 e 60 anni rappresentano solo il 34% degli iscritti e la quota si riduce ulteriormente all’aumentare dell’età anagrafica. 

Figura 2 – Percentuali di donne e uomini per fasce d’età

Figura 2 – Percentuali di donne e uomini per fasce d’età

Fonte: XI Rapporto AdEPP sulla previdenza privata

Le donne rappresentano anche il 51% del totale nuovi iscritti che, nonostante la pandemia in atto, è cresciuto, seppur di poco, rispetto all’anno precedente; considerando poi solo gli under 40, le nuove iscritte superano i colleghi uomini di quasi il 20%.

 

Il reddito dei professionisti: gender pay-gap e age pay-gap

A partire dal 2010 la decrescita dei redditi ha pesantemente inciso sul sistema professionale italiano (-12% tra il 2010 e il 2016). La variazione è poi tornata positiva nel 2017, nel 2018 e nel 2020 portando a crescere, per tutti e tre gli anni, il reddito del 3% circa. Va comunque evidenziato che l’andamento del reddito medio risente delle riforme a cui gli Enti sono soggetti e che ne modificano la platea di riferimento. In particolare, la grossa variazione di redditi tra il 2012 e il 2013 è, almeno in parte, dovuta alla Riforma Forense del 2012, che ha previsto il passaggio di un gran numero di avvocati, il cui reddito era inferiore a 10.300 euro, dalla Gestione Separata dell’INPS alla Cassa Forense. Tale passaggio, di concerto con gli effetti della crisi del settore professionale, ha comportato il decremento del 5,5% fatto registrare tra il 2012 e il 2013. Se includiamo gli effetti dell’inflazione sui redditi, si rileva una riduzione, in termini reali, del 12% dal 2005. 

Figura 3 – Variazione dei redditi reali e nominali a confronto con il PIL italiano

Figura 3 – Variazione dei redditi reali e nominali a confronto con il PIL italiano

Fonte: XI Rapporto AdEPP sulla previdenza privata

Oltre alla citata crisi del settore e all’effetto riforme, la diminuzione dei redditi è anche dovuta alla crescente quota di donne nelle professioni che hanno mediamente redditi inferiori a quelli dei colleghi uomini (circa il 45% nel 2020). A questo proposito, il gender pay-gap persiste in tutte le fasce d’età, ma con delle differenze importanti: il gap è infatti poco rilevante per i redditi molto bassi e per le professioniste under 30 (circa il 4%), ma, ancora una volta, diventa più evidente per i professionisti silver.

Con riguardo all’age pay-gapi professionisti sotto i 30 anni dichiarano circa un quarto dei loro colleghi con età compresa tra i 50 e i 60 anni. Tale differenza decresce con l’età del professionista, com’è naturale immaginare per effetto dell’esperienza via via maturata sul campo, ma resta comunque marcata fino ai 50 anni. 

 

La dinamicità delle Casse di Previdenza nell’anno della pandemia e lo sguardo al futuro

Accanto a questi trend consolidati (femminilizzazione della professione, aumento dell’età media dei professionisti, gender pay-gap, etc.), una delle principali tendenze che emerge dall’analisi dell’attività delle Casse di Previdenza nell’anno della pandemia è la dinamicità di azione e la capacità di adeguarsi ai mutevoli bisogni della platea degli iscritti con politiche di sostegno alla professione, anche alla luce delle conseguenze economico-occupazionali create dalla crisi pandemica. 

Venendo ai numeri che lo dimostrano, innanzitutto le prestazioni previdenziali e assistenziali sono aumentate sia nel numero sia negli importi erogati tra il 2005 e il 2020, rispettivamente dell’85% e del 105%. Le prestazioni sono passate da 339mila per un importo complessivo di 3,5 miliardi di euro nel 2005 a 626mila per un valore di 7,4 miliardi nel 2020. Nel 2020 poi, in piena emergenza COVID-19, il sostegno da parte dell’intero sistema delle Casse a favore dei professionisti è stato solo che confermatosupera infatti il miliardo di euro l’anticipo degli enti di previdenza privati per pagare il reddito di ultima istanza al 47% dei propri iscritti, che va ad aggiungersi ai 370 milioni spesi per offrire presidi di prevenzione e servizi diagnostici, ampliando i servizi sanitari già disponibili – o creandone di nuovi – estendendo, ad esempio, le coperture assicurative oppure offrendo prestazioni sanitarie a distanza come i servizi di consulto medico o psicologico.

“Terminata la fase emergenziale si porrà la questione chiave di come far ripartire il Paese affrontando il rischio e le sfide che derivano dall’incremento delle disparità reddituali, generazionali e di genere e proprio per questo la creazione di nuove opportunità lavorative richiederà uno sforzo “armonizzato” e comune da parte delle Casse che dovranno essenzialmente investire nello sviluppo delle competenze degli iscritti per aumentare la propria professionalità in un mondo che è in continua trasformazione”, spiega la responsabile welfare AdEPP, Tiziana Stallone, in occasione della presentazione del Secondo Rapporto sul welfare tenutasi lo scorso ottobre. Il futuro del sistema delle Casse professionali potrebbe allora essere riassunto con le parole dinamicità e rilancio. Attraverso un coraggioso percorso di cambiamento, pur avendo sempre presente la mission principale (garantire prestazioni pensionistiche adeguate e sostenibili nel tempo), questi enti potranno indubbiamente ricoprire un ruolo fondamentale nella ripresa del nostro Paese. 

Michaela Camilleri, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

17/1/2022

 
 

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