Opzione Donna, ripescate le nate in autunno

Legge di Bilancio 2017 e pensioni: le ultime novità riguardano l'estensione delle potenziali beneficiarie dell'opzione donna 

Leonardo Comegna

Si continua a lavorare sulla Stabilità e, in particolare, sulle nuove misure previdenziali in arrivo con il 2017: tra le ultime novità, la proroga dell’opzione donna, con rettifica per le lavoratrici precedentemente escluse. Il nuovo provvedimento, introdotto da un emendamento apportato al disegno di Legge di Bilancio 2017, coinvolge le donne che avevano compiuto i 57-58 anni nell'ultimo trimestre del 2015, dunque quelle lavoratrici che hanno maturato i requisiti anagrafici entro il 2015, ma di fatto rimaste escluse dalla proroga varata lo scorso anno. Le stime raccontano di almeno 4mila donne interessate. 

Attenzione però, perché lo slittamento del temine non cancella invece l’adeguamento dell’età alle speranze di vita, né tantomeno la cosiddetta “finestra mobile”. Di cosa si tratta? Di quel meccanismo che fa decorrere la prestazione dal 13° mese successivo (19° mese per le autonome) a quello in cui sono statti maturati i requisiti.

Come è nata e come funziona. Tornata in auge – i numeri parlano di 90 mila donne – a seguito della riforma Fornero, dopo essere stata introdotta dalla riforma Maroni (legge 243/2004), l’opzione donna consente in via sperimentale, alle donne per l’appunto, di anticipare i termini della propria uscita dal mondo del lavoro di diversi anni rispetto ai “regolari” termini di pensionamento. Ricordiamo che tali termini richiedono, in alternativa:

  • il raggiungimento di un'età anagrafica di 66 anni e 7 mesi per le impiegate nella PA, 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici subordinate del settore privato,  66 anni e 1 mese le autonome, congiutamente a 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia)
  • l’accumulo di almeno 41 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica raggiunta al momento del pensionamento (pensione anticipata).

L'opzione donna implica però una una condizione fondamentale: che le interessate scelgano di veder liquidato il proprio trattamento pensionistico con il meno vantaggioso metodo di calcolo contributivo. Scelta che, all'atto pratico, si traduce in una riduzione dell’assegno mediamente pari al 25-30%. Non solo, per questa tipologia di prestazione resta poi in vigore la famosa “finestra mobile”, in virtù della quale l'assegno Inps viene pagato dopo 12 mesi per le dipendenti e 18 mesi per le autonome, dopo la maturazione dei requisiti. 

La proroga.  A ogni modo, grazie alla legge di Bilancio 2017, ora anche le lavoratrici nate nell'ultimo trimestre 1957-1958 potranno scegliere se ricorrere o meno all'opzione, purché abbiano maturato almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015. Semplificando, questo significa che le nate dall’1 ottobre al 31 dicembre del 1958 (o del 1957 se autonome), maturano il diritto all'opzione entro il 31 luglio 2016 (entro il 31 gennaio 2017, se autonome). Ciò in quanto bisogna tener conto degli effetti di un adeguamento demografico di 7 mesi complessivi (tre nel 2013 e quattro dal 2016). 

 

Così l'opzione donna dopo la proroga

26/11/2016

 
 

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